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Migliaia di fedeli a Viggiano per la discesa della Madonna Nera del Sacro Monte. Nell’omelia monsignor Savino richiama la Basilicata contro caporalato, criminalità e disumanizzazione
È un tipico sole di fine estate quello che batte su Viggiano, nel momento in cui la Madonna del Sacro Monte attraversa le ali di folla per raggiungere il luogo della Santa Messa. Caldo, forse più del dovuto, ma clemente nell’illuminare, come da tradizione secolare, il passaggio della Sacra Effige. Ad attenderla, la città che la custodisce ma anche persone provenienti da ogni parte della Basilicata.
Perché la Vergine Bruna è lei stessa custode di questa terra, di quella Lucania che papa Leone XIII le affidò incoronandola Patrona e Regina. Ed è la Storia stessa che abbraccia i ritmi cadenzati della processione che discende “dall’augusta reggia” del Santuario, sorto nel luogo in cui, secondo la tradizione, la devozione dei primi cristiani riuscì a salvare l’effige dall’invasione saracena. E, come avviene da secoli laddove la fede ha messo radici profonde, il culto si è fatto popolo. Devoto, commosso e fraterno nel rinnovare, di generazione in generazione, la propria preghiera.
MADONNA NERA DI VIGGIANO, LA FESTA CHE NON ESCLUDE NESSUNO
È una festa, sì, ma che non può escludere nessuno, proprio perché l’abbraccio della Madonna del Sacro Monte è un abbraccio collettivo, materno. Lo ha ricordato, nella sua omelia, il vescovo di Cassano all’Ionio, monsignor Francesco Savino, appellando il popolo di Dio affinché la celebrazione della Vergine guardasse nella direzione da lei stessa indicata. Quella degli ultimi, dei dimenticati, dei fragili.
VIGGIANO, LA MADONNA NERA TRA LA FOLLA
I pellegrini in cammino scandiscono tempi e rituali, osservandoli come figli devoti. Ma l’invito del vescovo è ad allargare lo sguardo degli occhi e quello del cuore, ripercorrendo un passaggio dell’Apocalisse come monito ed esercizio di coscienza insieme. Perché il male, ha ricordato monsignor Savino, «ha già perso». Persino quando il drago, citato nel libro dell’apostolo Giovanni, insidia a tal punto da far vacillare i discepoli di Cristo. La Madonna «ci invita a rafforzare il nostro legame con Gesù» e a porci di fronte alle sofferenze del mondo, imparando prima di tutto a riconoscerle: «Il drago è lo stesso diabolico sistema di potere che da sempre schiaccia la dignità di troppi e resta pronto a divorare il futuro di tanti».
IL SOLE DI VIGGIANO
Ed ecco che, sotto il sole di Viggiano, il linguaggio simbolico dell’Apocalisse diventa lo specchio dei tempi, nostri e passati. Perché il drago è «il caporale che stipa dodici braccianti in un furgone omologato per nove» ma anche «chi paga in nero diciotto ore di lavoro sotto il sole» e «il clan che tiene sotto scacco interi paesi». È il «fiume di disumanizzazione vomitato ogni giorno sulle nostre terre». Una bestia dalle molte facce che, tuttavia, riconducono a un male unico, feroce, che rivela le sue vere sembianze quando l’ingiustizia miete le sue vittime: «Ho nel mio cuore di pastore i nomi di Waseem, Amin, Ullah e Safi, i quattro braccianti afghani e pakistani arsi vivi ad Amendolara, mentre si mettevano in viaggio per venire a lavorare nei campi di questa regione: davanti a quei corpi, il drago perde ogni carattere mitologico e rivela il volto che ha davvero».
L’OMELIA DI MONSIGNOR SAVINO
Comprendere l’operato del male nel quotidiano significa averne coscienza anche quando si ascolta, innanzitutto con il cuore, l’eco delle sofferenze lontane. Perché, come ricordato dal vescovo, «il drago è anche quel sistema geopolitico che consente lo sterminio a Gaza, ormai silenziato dalla gran parte dell’informazione. È quello che mette a rischio le nostre democrazie e consente il sacrificio di vite umane». Come diceva sovente Papa Francesco, esiste «un’economia che uccide, che genera scarti, che vuole privatizzare l’acqua». Eppure, nonostante le sue multiformi declinazioni, nessun peccato è immune dalla forza divina che, in ogni momento, ci indica la strada da seguire attraverso l’esempio di Cristo e di sua Madre: «Nella comunità cristiana, tutti possano sentirsi cercati e voluti: tra noi si percepisca che le diversità di vedute sono legittime ma non saranno mai strumentalizzate per dividerci o schierarci l’uno contro l’altro. Siamo i discepoli di Colui che ci vuole tutti uno».
E nella consapevolezza della nostra unione come figli, Gesù ci affida al contempo sua madre, per esserne custodi, e a sua madre, per essere degni della sua grazia: «È a ciascuno di noi che il Crocifisso dice oggi: “Prendi con te tua madre, prendi con te la Chiesa e prendi conte questa terra che ti ha generato e che oggi cammina stanca, con le rughe e il passo incerto, svuotata dalle partenze dei suoi figli e, a volte, deturpata dall’arroganza di pochi prepotenti».
FESTA DELLA MADONNA NERA DI VIGGIANO, TRADIZIONE, FEDE E SPECCHIO DELL’AGIRE DI DIO
La Festa della Madonna di Viggiano è, insieme, momento di tradizione e fede ma anche lo specchio dell’agire di Dio, che «bussò al cuore di una donna per entrare nella storia da umano». La grande dignità che Maria riveste «nella storia della salvezza e in quella del popolo lucano» riflette, ancora una volta, la necessità di riconoscere e interpretare i segni dei tempi: «Quale creatività lasciamo esprimere alle donne nella nostra comunità cristiana? Come ci impegniamo a difenderne e tutelarne la dignità all’interno di dinamiche sociali non sempre favorevoli?».
GLI INTERROGATIVI DI MONSIGNOR SAVINO
Interrogativi che richiedono, oggi più che mai, lo sforzo di una vita plasmata sul messaggio del Vangelo. Come i portatori dell’icona applicano la regola dell’equilibrio durante la discesa, allo stesso modo il Figlio di Dio «ha trovato l’abbassarsi più arduo del regnare» e la Madre, durante la processione, «ripete quel movimento, lasciando la vetta per venire ad abitare in mezzo alle nostre case, dove si vive, si lavora e si soffre».
LA DISCESA DAL SACRO MONTE
L’atto della discesa dal Sacro Monte all’umiltà delle strade battute dal popolo di Dio rappresenta quindi il rinnovo della chiamata di Cristo, un invito a elevare il proprio cuore verso la fraternità universale. Per questo, nel suo saluto, l’arcivescovo di Potenza, monsignor Davide Carbonaro, ha esortato ancora una volta a celebrare l’affidamento della terra lucana «agli occhi amorevoli di Maria» e a riconoscerla «come segno di consolazione e di sicura speranza», invitando al contempo a tutelare le celebrazioni popolari «come una ricchezza da preservare da ogni forma di uso spropositato e da forme che le strumentalizzano in eccesso. È necessario – ha concluso – e questo compete a noi come Chiese, preservarne il valore e l’autenticità da ogni abuso o uso improprio».
LE PAROLE DEL PRESIDENTE BARDI
Perché, come sottolineato anche dal presidente della Basilicata, Vito Bardi, «la discesa della Madonna Nera dal Sacro Monte a Viggiano, rito storico e potente, chiama a raccolta migliaia di lucani in un pellegrinaggio che va oltre la liturgia: è il riassunto a cielo aperto di un’identità collettiva, il luogo in cui una comunità riscopre da dove viene per capire dove vuole andare». Del resto, come recita la preghiera di monsignor Savino dedicata alla Vergine, «il tuo volto porta il colore della terra e degli anni, e la Scrittura aveva già cantato per te: bruna io sono e bella, figlie di Gerusalemme».
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