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L'aula bunker in cui sta svolgendo il processo "Maestrale". Oggi l'esame del pentito Moscato

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Il pentito Moscato, ex azionista dei piscopisani, racconta al processo “Maestrale” i rapporti del gruppo con i clan di ‘ndrangheta di Mileto, la figura di Franco D’Onofrio e il capo ultras della Juventus “che aveva i numeri di telefono dei calciatori”


VIBO VALENTIA – รˆ, oggi, il giorno al processo โ€œMaestraleโ€, dellโ€™esame del pentito, Raffaele Moscato, ex killer del clan di โ€˜ndrangheta di Piscopio, a Vibo, con alle spalle reati per omicidio, associazione mafiosa, droga, armi. Per alcuni di questi รจ giร  stato condannato โ€“ nel caso dellโ€™agguato mortale di โ€™Nato Patania in via definitiva โ€“ e a questi adesso si รจ  aggiunta la contestazione per lโ€™uccisione in concorso di Mario Longo. Davanti al Tribunale collegiale di Vibo, presieduto dal giudice Giulia Conti, il collaboratore di giustizia ha risposto alle domande formulate dal pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci.  

IL PENTITO MOSCATO AL PROCESSO “MAESTRALE”

La decisione, Moscato, ricorda di averla maturata nel marzo del 2015, subito dopo lโ€™arresto per lโ€™omicidio di Fortunato Patania, principalmente, spiega, โ€œper cambiare vita e costruirmi una famiglia e poi perchรฉ non mi rivedevo piรน nel criminale che ero stato. Mi sono sentito marcio e perciรฒ ho fatto questa sceltaโ€.

Moscato non esita a riferire che questi erano costanti, specificando โ€œche su Mileto cittร  i piscopisani stavano a sentire solo una persona, Silvano Mazzeo, per droga, armi e rapineโ€. Un soggetto “di vertice, inserito nella ‘ndrangheta, tanto da avere un tatuaggio di San Michele con cui abbiamo fatto anche una rapina ad un gioielliere di Mileto”. E proprio di Mileto, poi, era โ€œoriginario Franco dโ€™Onofrio” (ex militante di “Prima Linea” e fautore della riattivazione della Locale di Santโ€™Onofrio, ndr) giร  imputato nellโ€™operazione โ€œMinotauroโ€.

MAESTRALE, MOSCATO E IL CAPO ULTRAS DELLA JUVENTUS “CHE AVEVA I NUMERI DEI CALCIATORIโ€

Il pentito aggiunge di aver avuto rapporti con Fortunato Mesiano e con Roberto Currร  con cui una volta โ€œsiamo andati a cena al ristorante โ€œBatรฒโ€ a Vibo Marina con Rosario Battaglia e uno dei fratelli Fortuna, un certo Giacomo, un siciliano che faceva parte della โ€™ndrangheta e che aveva un fratello di nome Achille. Era un capo ultras della Juventus, tanto da avere un tatuaggio con lโ€™immagine della squadra sul braccio destro e aveva i numeri di telefono di numerosi calciatori, da Buffon a Del Pieroโ€.

MAESTRALE, MOSCATO E IL RAPPORTO CON FRANCO D’ONOFRIO

รˆ un soggetto conosciutissimo, afferma Moscato, aggiungendo che โ€œse tutto il gruppo di piscopisani non accettava consigli da alcuno, quando invece, a darli era Dโ€™Onofrio nessuno parlava: Quando apriva bocca loro lo ascoltavano senza proferire parolaโ€. Una figura di spessore assoluto, quasi un dio per le giovani leve del clan che lo identificavano come โ€œlโ€™equivalente di Luigi Mancuso, un personaggio dai mille volti, non un semplice affiliato alla โ€™ndrangheta o un capocosca. Fu sufficiente mettere una parola con la โ€™ndrangheta di โ€œPolsiโ€ per far aprire un Locale, il nostro, laddove altri, in generale, con uno score criminale di 30 anni non cโ€™erano mai riuscitiโ€. E durante la guerra contro i Patania se Dโ€™Onofrio diceva che bisognava mobilitarsi, โ€œanche i bambini avrebbero dovuto farloโ€.  Moscato ricorda che questโ€™ultimo aveva โ€œanche una clinica per malati con problemi mentali che gestiva dal carcere oltre ad un supermercato che gestiva il figlioโ€.

LA FAIDA CON I PATANIA E L’AIUTO DEL KILLER COL BAZOOKA

Tra il 2011 e il 2012 tra Stefanaconi-Piscopio-Vibo Marina si scatena la faida tra i Patania e i piscopisani. Franco Dโ€™Onofrio scende in campo a sostegno di questi ultimi. Non fisicamente, perchรฉ si trovava recluso a Torino in carcere, ma con un apporto allo stesso tempo rilevante: โ€œAveva mandato un certo Roberto a sostenerci nella nostra faida. Questi avrebbe potuto posizionarsi sopra la collina che dominava la Valle del Mesima e, armato di Bazooka, poteva sparare nel momento in cui i nostri nemici si riunivano presso la loro area di servizioโ€. Ma non fu lโ€™unico killer offerto da Dโ€™Onofrio al gruppo: โ€œCi aveva dato fornito un altro nominativo, un tipo di Giussano o Mariano Comense, solo che Rosario Battaglia, per orgoglio, declinรฒ lโ€™offerta perchรฉ voleva vedersela da soloโ€.

“SCRUGLI DIEDE LA VITA PER I PISCOPISANI”

Con la carcerazione del boss Andrea Mantella, seppur nella detenzione quasi dorata della clinica cosentina โ€œVilla Verdeโ€, il suo braccio destro, Francesco Scugli, si avvicinรฒ al gruppo dei piscopisani, sposandone la causa soprattutto durante la faida contro la cosca Patania di Stefanaconi. Una scelta che avrebbe pagato a caro prezzo il 21 marzo 2012 a Vibo Marina: โ€œLui era totalmente votato alla nostra causa โ€“ ha asserito Moscato –  tanto da prendersi i proiettili che erano invece destinati a Rosario Battaglia la sera dellโ€™agguato in cui lui fu ammazzato e io e Battaglia restammo gravemente feritiโ€. Quella sera i killer dei Patania attesero i tre sulle scale di un appartamento in via Arenile e aprirono il fuoco.

“RAZIONALE, CAPO DEL CLAN DI SAN GREGORIO, SI DICEVA AVESSE UN CONTO CORRENTE IN VATICANOโ€

Per Moscato, Diego Bulzomรฌ (non imputato al processo) รจ un soggetto che, โ€œpur facendo parte di una famiglia perbene, praticava usura a Vibo Valentia e impiegava i soldi che gli dava Saverio Razionale, figura con altissimo spessore criminale a capo della locale di ‘ndrangheta di San Gregorio d’Ippona. Di quest’ultimo si diceva addirittura che avesse un conto in Vaticano. Quindi, in virtรน di questa vicinanza Bulzomรฌ era intoccabileโ€.

IL โ€œMALIBรšโ€ SOTTO ESTORSIONE DI PEPPONE ACCORINTI E IL PESTAGGIO DI MARCO RENZI

Il noto locale sito in contrada โ€œColamaioโ€, a Pizzo, sarebbe stato sotto estorsione da parte di Peppone Accorinti. La circostanza Moscato la illustra facendo riferimento a un episodio avvenuto nel 2008-2009: โ€œQuesti del โ€œMalibuโ€ davano a tutte le โ€™ndrine circa 50 tickets per entrare gratuitamente nel locale. Ai piscopisani invece ne elargivano 25 e questo non poteva essere tollerato. Quindi salรฌ a Vibo con un certo Andrea e Rosario Fiorillo e ci recammo da Marco Renzi che insieme ad altri gestiva la struttura, a cui spaccai la testa, tanto che anchโ€™io finรฌ in ospedale per una ferita alla mano”.

Il collaboratore aggiunge che poco dopo venne “Fiorillo a dirmi che, nel caso in cui mi avesse chiamato Accorinti, di non recarmi da lui, ma di avvertirlo che sarebbe andato con quelli del mio gruppo. E cosรฌ fu. Andarono a parlare con Peppone dicendogli che io appartenevo a loro e che quindi non dovevo essere toccato anche se lui aveva risposto che mi voleva solo conoscere. Lรฌ ho avuto contezza che il Malibรน interessava a Peppone perchรฉ gli passavano lโ€™estorsioneโ€.

I TRE AGGUATI FALLITI CONTRO PEPPONE ACCORINTI

Il boss di Zungri sarebbe stato nelle mire dei piscopisani che lo volevano far fuori perchรฉ erano sorte delle frizioni nel tempo e perchรฉ “lui era una cosa unica con Pantaleone Mancuso alias โ€œScarpuniโ€ che era il nostro obiettivo principale durante la nostra guerra contro i piscopisaniโ€. Ma i tre tentativi messi in atto non andarono a buon fine: โ€œLo avevamo appostato davanti allo studio di un dentista a Vibo Marina presso cui si recava per dei permessi ma in quel periodo non si presentรฒ. Rosario Fiorillo si metteva dietro la porta di casa mia, che era di rimpetto a quella del professionista, e quando Accorinti arrivava lo avrebbe dovuto uccidereโ€.

In un altro frangente โ€œlo dovevamo prendere nel quartiere “Pennello”, sempre a Vibo Marina – aggiunge il pentito – dopo aver rapinato un pescatore della sua Mazda Sw e che portammo a Piscopio ma che il giorno dopo venne ritrovata perchรฉ vi fu una segnalazione di qualche persona che erroneamente pensava che fosse in programma un agguato nei nostri confrontiโ€. Una terza volta โ€œrubammo unโ€™auto, il nostro obiettivo era vestirci da poliziotti e fingere un posto di blocco per fermare Accorinti e ucciderlo, ma non ci riuscimmoโ€.

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