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LAMEZIA TERME  – L’ingente ammontare dei crediti  accumulati ad oggi ha raggiunto i 21,8 milioni di euro. Tanto precisa la Daneco nel confermare le anticipazioni del Quotidiano della Calabria sulla chiusura da sabato scorso della discarica di Pianopoli dove conferiscono i rifiuti i comune di oltre mezza Calabria. L’Ufficio del commissario per l’emergenza ambientale non paga e, di contro, «la società – si legge nella nota della Daneco – non è più in condizione di onorare le proprie obbligazioni verso dipendenti, fornitori ed erario a causa degli  ingiustificati mancati pagamenti della stazione appaltante». Questo il motivo, dunque, per cui da sabato i cancelli di Pianopoli sono chiusi e non si sa ancora per quanto lo resteranno. 

Da Milano la Daneco rimarca che la società si trova costretta ad adottare tale provvedimento dopo che la comunicazione inviata in il 26 ottobre scorso all’Ufficio del commissario straordinario per la gestione dell’emergenza rifiuti in Calabria, ai cinque prefetti delle province calabresi, ai ministeri dell’Economia dell’Ambiente e alla  presidenza della Regione Calabria con la richiesta di una urgente convocazione di un  tavolo di gestione, per avere risposte in merito alla prosecuzione dell’attività di smaltimento in discarica e  volto a risolvere il problema dell’ingente debito accumulato, «è rimasta totalmente inascoltata».   

Daneco ricorda che si è rivolta alle più alte cariche dello Stato dopo vari solleciti indirizzati all’Ufficio del commissario che hanno portato alla sottoscrizione di un piano di rientro che «è stato disatteso e che ha  messo la società nelle condizioni di non poter proseguire con la propria attività». La società intende spiega anche che la discarica di Pianopoli «non ha nessun problema tecnico né di capienza né di funzionamento». E che «è in grado di svolgere i servizi richiesti in maniera efficiente  come dimostrato negli ultimi 10  anni di presenza sul territorio. L’unico vero problema della Daneco è l’impossibilità di pagare i propri fornitori a causa dell’ingente credito accumulato che causa anche ritardi nei lavori di ampliamento del sito che permetterebbero di aumentare la capienza di ulteriori 800.000 mc come da autorizzazione rilasciata in data 23 agosto 2011.

 

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