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Il ministro per le Pari opportunità Elena Bonetti

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ROMA – “Plaudo al coraggio di queste ragazze di Cosenza, alla loro forza nel denunciare le violenze. Dimostrano di avere finalmente gli anticorpi necessari nel riconoscere e rifiutare molestie e sessismo. Adesso spetta al ministro dell’Istruzione Bianchi e nel caso alla magistratura verificare i fatti e agire di conseguenza. Ci deve essere un’inchiesta rigorosa. Però un dato è certo: questa generazione di ragazze non vuole più subire”.

Così a Repubblica Elena Bonetti sulla vincenda che tiene banco da giorni sulle presunte molestie di un insegnante ai danni di un gruppo di studentesse del liceo scientificio Valentini-Majorana di Castrolibero.

Per la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia “deve essere fatta chiarezza e sono certa che il ministro dell’Istruzione andrà fino in fondo. Vedo però una forte emersione di coscienza da parte di queste giovani rispetto alla violenza di genere. È un fatto culturale. Mi hanno colpito le parole della ragazza che ha denunciato: ‘Ero bloccata dal fatto che non riuscivo a distinguere tra porcherie e galanteriè. Poi però ha capito. In questo senso è una emersione di coscienza e su questo si deve lavorare nelle scuole: aiutare le ragazze ma anche i ragazzi a riconoscere la violenza di genere e tutti i tipi di violenza”.

“È una storia antica che si ripete – prosegue la Bonetti riferendosi alla cultura sessista della scuola delle ragazze e anche allo scetticismo con cui il mondo degli adulti si è confrontato dopo che la vicenda è stata denunciata – L’omertà nei confronti della violenza sulle donne, le donne e i minori che non vengono creduti. Per questo ci dovrà essere una seria inchiesta da parte del ministero in quell’istituto. Le istituzioni esistono per servire i cittadini non per difendere se stesse. Nel piano nazionale antiviolenza approvato nel novembre scorso ci sono delle voci specifiche dedicate alle scuole, in particolare sulla sensibilizzazione dei docenti perché aiutino e intercettino le vittime di violenza. E sull’educazione al sentimento basato sulla parità di genere, così come è previsto anche dalla Convenzione di Istanbul. Così come nel Piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, approvato il 25 gennaio, abbiamo previsto nelle scuole sportelli di ascolto e supporto psicologico per i minori. Anche come luoghi in cui prevenire tutte le forme di violenza”.

“Sarà l’inchiesta ad accertare le responsabilità – rimarca la ministra – Io posso ribadire che sempre di più, grazie al lavoro che stiamo facendo sull’infanzia e sull’adolescenza e con il piano nazionale antiviolenza, la sensibilizzazione sugli abusi anche di genere ha fatto un passo in avanti. La denuncia delle ragazze di Cosenza lo dimostra. Ma ci vogliono delle reti, a cominciare dal ruolo che possono avere i centri antiviolenza nelle scuole. Siamo di fronte a una generazione di ragazze che con coraggio ha preso la parola, ha denunciato, vuol dire che c’è una consapevolezza nuova, la decisione di non subire più né violenza, né sessismo. Pur nella drammaticità di questa storia è un fatto culturale importantissimo”.

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