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Pieni di benzina a prezzi stellari, rialzi per pasta, farina e pane. C’è la guerra certo, l’Italia è fortemente dipendente dal gas russo e molte materie prime, dal nichel all’acciaio fino al legno e semilavorati, così come l’olio di girasole, il grano tenero e il mais arrivano direttamente da Russia e Ucraina.

Ma più che la guerra è l’economia di guerra che sta impattando fortemente sulle materie prime. Soprattutto per effetto delle speculazioni innescate a livello dei mercati finanziari e fortemente agevolate anche dal panico che serpeggia tra i cittadini. Sono partiti infatti gli assalti ai distributori di carburanti per garantirsi il pieno in attesa di nuovi rincari, così come nei supermercati sono aumentati in modo esponenziale gli acquisti di prodotti di prima necessità come la pasta, la farina e le scatolette. E addirittura alcune catene stanno ricorrendo al contingentamento delle confezioni in particolare di farina e lievito, ma anche di olio di girasole. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, qualche giorno fa in riferimento all’aumento dei prezzi di gas, energia elettrica e carburanti aveva parlato di “colossale truffa”. E immediata è scattata l’indagine della Procura di Roma finalizzata a verificare le ragioni degli aumenti e individuare eventuali responsabili.

Lo stesso scenario, secondo il consigliere delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, si sta verificando per l’agroalimentare. Un settore dove è ora più che mai necessario tenere la guardia alta sugli effetti delle pratiche sleali. Riconoscere un prezzo non equo è una pratica che di fatto è alla base del depauperamento dell’agricoltura degli ultimi anni e ora con gli spazi per le speculazioni più ampi il rischio è che si aggravi il quadro.

Anche se l’Italia dispone di una nuova legge che consente di “stanare” subito i furbetti. I continui aumenti evidenziati da Assoutenti per pane e pasto non troverebbero giustificazione. Secondo l’associazione infatti il prezzo medio del pane è di 5,31 euro al chilo (con punte di quasi dieci) con un aumento per effetto della guerra del 30%. I conti non tornano alla Coldiretti: dal grano al pane il prezzo aumenta di 13 volte. A pesare non è il grano che ha raggiunto il valore massimo di 40 centesimi al chilo che incide però solo per il 10% sul prodotto finale, ma energia, costo del lavoro ecc. E se anche l’energia ha un costo ingiustificato, allora si può affermate che più della guerra la leva dei rincari è la speculazione.

A far esplodere i prezzi delle materie prime un ruolo importante lo hanno giocato dunque le speculazioni, anche per l’accresciuto interesse per le commodity che, già prima del conflitto, soprattutto a causa dell’incetta da parte della Cina, avevano iniziato la corsa. Con la guerra tutto si è aggravato. Le speculazioni, spiega un’analisi della Coldiretti, si spostano infatti dai mercati finanziari in difficoltà ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dalla domanda e dall’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei “future” uno strumento che consente di investire con acquisti solo virtuali delle commodity. Da qui lo sconvolgimento e la volatilità dei mercati. E così si vive sull’ottovolante, da super rialzi a cali come quelli dell’8% rilevati nell’ultima settimana al Chicago board of Trade. E ieri il trend, tra alti e bassi, è stato confermato. I giochetti dei mercati si riflettono sulla quotidianità segnata da una domanda crescente di cibo.

Tra gli altri è diventato un caso l’olio di girasole. L’Ucraina è il principale produttore (60%) poiché è il primo coltivatore di girasoli al mondo. L’Italia ne acquista per 260 milioni. Si tratta di un ingrediente basilare per biscotti, maionese, sughi, fritture ecc. Negli scaffali scarseggia e per questo il ministero dello Sviluppo economico, con una circolare, ha autorizzato l’industria alimentare a utilizzare etichette e imballaggi dell’olio di girasole per altri olii vegetali. In questo modo si dovrebbe garantire la fornitura alla distribuzione. D’altra parte il panico è giustificato.
Le immagini sempre più drammatiche( e in diretta) della guerra in Ucraina, con la scia di morte, miseria e profughi, stanno avendo un impatto forte anche sui comportamenti dei cittadini che avvertono la “vicinanza” dello scenario di distruzioni. E come in tutte le economie di guerra scattano gli accaparramenti. Ma sulla pasta non c’è alcun rischio di scaffali vuoti. Secondo Coldiretti il piatto nazionale non dovrebbe subire scossoni. L’Italia è leader mondiale nella produzione con 3,5 milioni di tonnellate delle quali ben 1,9 milioni destinate all’esportazione. La filiera del grano duro per la pasta conta su decine di migliaia di imprese agricole per una superficie dedicata pari a 1,2 milioni di ettari che copre il fabbisogno interno e consente l’export. Ora poi ci sono in aggiunta i 27 milioni di pasta esportati in Russia (secondo i dati 2021) e dunque non si dovrebbero avvertire problemi di approvvigionamento.

I coltivatori sono anche pronti a rafforzare la produzione, anche se bisognerà fare i conti con la carenza di fertilizzanti. Lo stop delle spedizioni da parte dell’Ucraina (dopo Russia e Bielorussia) priveranno l’agricoltura italiana di 136 milioni di chili di fertilizzanti (-171 milioni dalla Russia e -71 dalla Bielorussia). E la scarsa disponibilità di concimi rappresenta un’ipoteca pesante alla vigilia delle semine primaverili con l’impegno della Coldiretti a coltivare un milione di ettari in più a frumento.

Un problema che si potrebbe superare se, come chiede il presidente dell’organizzazione agricola, Ettore Prandini, il ministero della Transizione ecologica adegui al più presto la normativa equiparando così ai concimi chimici quelli ottenuti dal digestato e dagli scarti delle filiere agroalimentari. I prezzi attuali sono insostenibili, con l’urea, il fertilizzante più importante, balzato a 1000 euro a tonnellata dai 350 dello scorso anno e i concimi che contengono potassio schizzati da 450 a 850 euro a tonnellata. Insomma come per le energie rinnovabili che potrebbero offrire un contributo al caro bolletta anche per i concimi la soluzione potrebbe essere il “fai da te”.


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