X
<
>

Orlandino Greco

Share
4 minuti per la lettura

COSENZA – La situazione dell’idrico in Calabria versa davvero in acque profonde con il rischio per la nostra regione di non intercettare nemmeno un quattrino del Pnrr. Ne abbiamo discusso con Orlandino Greco, leader di Idm ed ex consigliere regionale che fu fra gli autori proprio della legge che ha fatto nascere l’Aic (Autorità idrica calabrese).

Greco, sta seguendo la vicenda dell’acqua?

«Certo come Idm siamo molto interessati ad una questione che riteniamo cruciale per la nostra regione e per certi versi anche paradossale. E’ quasi incredibile pensare che la Calabria ricca d’acqua com’è, non riesce a garantire il servizio minimo ai cittadini. Nel 2021 abbiamo ancora tanti rubinetti che restano a secco».

Per questo avete provato a mettere ordine nel settore con l’Autorità idrica?

«Si anche se oggi devo dire che la legge probabilmente va rivista».

Perché?

«Mi pare evidente: dopo quattro anni dalla sua istituzione non siamo riusciti ad organizzare un soggetto gestore ed anche la partecipazione dei sindaci all’assemblea, che è l’unico organo decisionale dell’Autorità, avviene quasi stancamente. Serve voltare pagina».

Lei dice così perché abbiamo perso i famosi 104 milioni?

«Guardi io sono convinto che il motivo dell’esclusione sia stata la mancanza di un allegato. Non posso pensare, perché sarebbe grave, che manca un piano industriale. In quel caso farebbe bene Occhiuto ad intervenire energicamente perché tutto non si può risolvere in un semplice abbiamo sbagliato».

Va bene, ma diciamo che hanno semplicemente sbagliato. Resta dell’idea che l’Aic vada riformata?

«Secondo me va rivista sotto alcuni aspetti anche organizzativi»

Ma ne sta contestando le ultime decisioni?

«No, non è questo il punto. L’assemblea dei sindaci che è l’organo decisionale dell’Autorità ha deciso per il soggetto gestore interamente pubblico e quella strada va seguita anche se io ero per aprire al mercato»

Ma se un colosso internazionale come Veolià decide di andar via dalla Calabria, ritiene che ci sia un altro player che voglia sostituirlo?

«Penso che con un piano industriale costruito bene e con i fondi in arrivo del Pnrr perchè no. Comunque è inutile porsi questo interrogativo visto che ormai la strada è stata tracciata».

La strada imboccata, ad oggi, sembra però senza uscita…

«Per ora si. Ricordo che dal 2017 Veolià, socio privato di Sorical, ha annunciato l’intenzione di uscire dalla società cedendo le sue azioni alla cifra simbolica di un euro. Non siamo ancora riusciti ad acquisire queste quote. Allora le strade sono due: o si fa fallire Sorical, salvaguardando i lavoratori e creando una NewCo oppure deve essere Sorical, interamente pubblica, il soggetto gestore».

E Acque di Calabria non le piace?

«Non è questione di gusti, il problema è di operatività. Ad oggi alla nuova società consortile hanno aderito 100 comuni su 404, per gran parte della provincia di Cosenza. Ma il problema maggiore è che non ha i fondi necessari per la fase di start up. La Regione non è voluta entrare per garantire i soldi necessari alla fase di partenza. Di certo questi quattrini non li possono mettere i comuni che in questa vicenda rischiano di andare in dissesto. Alte forme di finanziamento non ne abbiamo, visto quello che è successo con il React Ue, e il rischio che corriamo ora è non prendere nemmeno un euro con il Pnrr».

Ma lei mi sta dicendo che si deve commissariare l’Aic?

«Commissariare cosa? l’Aic ha per statuto tre organi: l’assemblea dei sindaci, il direttore generale e i revisori dei conti. Quindi cosa dovremmo commissariare? Penso piuttosto che vada fatta una riflessione sulla situazione e se proprio devo dare un consiglio non richiesto ad Occhiuto gli suggerirei di modificare la legge dell’Aic per rendere più snelle le procedure. Siamo ad un bivio e non possiamo più tentennare. L’Aic non serve? Allora chiudiamola. Se serve, invece, mettiamola in grado di essere operativa, magari attraverso un ruolo più attivo sia della Regione sia dei Comuni»

I Comuni mi sembrano l’anello più debole della catena…

«Lo sono perché rischiano davvero il default. Molti Comuni non hanno ancora applicato le tariffe in attesa del gestore unico. Se dovessero farlo le bollette arriverebbero alle stelle e con esse anche l’evasione e l’elusione. Si perché il vero problema per la parte gestionale è proprio quello di riuscire a far pagare l’acqua ai cittadini».

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE