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Evitiamo di dare la colpa al Covid, evitiamo di dare la colpa all’esplosione della inflazione, evitiamo di dare la colpa all’aumento dei prezzi delle materie prime, evitiamo di dare la colpa all’aumento dei costi dell’energia, evitiamo di dare la colpa alla guerra in Ucraina.

Evitiamo di invocare alibi e motivazioni che, da diversi mesi, proprio attraverso questo giornale avevamo anticipato. Invece ieri abbiamo letto su diversi quotidiani che una serie di opere, tra cui anche alcune di quelle inserite nel Pnrr, sono in stallo, sono bloccate e non si intravedono possibili soluzioni nel breve periodo.

Ne elenco solo alcune, come l’anello ferroviario di Roma, la Diga foranea di Genova, il terzo lotto della TAV Brescia-Verona-Padova, la E78, cioè l’asse viario Fano- Grosseto.

FERMI BANDI PER 24 MILIARDI DI EURO

In realtà mancano sicuramente ancora i bandi per 24 miliardi di lavori. Eppure avevamo letto negli ultimi mesi una serie di assicurazioni fornite, con una sistematicità giornaliera da parte del ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini, sull’avvenuto avvio dei lavori, sullo sblocco delle autorizzazioni, sulla immediata attivazione della spesa e solo questo giornale aveva invece ricordato che trattavasi, purtroppo, di annunci e di dichiarazioni di buona volontà.

Questo approccio critico ampiamente motivato dai fatti, ampiamente motivato da dati, era stato anche oggetto di attacco proprio da parte dello stesso ministro Giovannini che, in più occasioni, aveva ribadito che trattavasi di «dichiarazioni farneticanti».

Le dichiarazioni fatte da questo giornale erano state fatte molto prima dell’aumento dei prezzi delle materie prime, erano state fatte molto prima della guerra in Ucraina.
Ma ancora più grave è che per cercare di sbloccare la lunga stasi, durata ormai sette anni nel comparto delle costruzioni, il governo aveva fatto ricorso ai Commissari straordinari e ne aveva nominati ben 39 per 102 opere.

L’ALLARME DELL’ANCE

Ed è davvero sconcertante quanto denunciato dalla vice presidente dell’Ance Roma Giorgia Gorgerino: «Non è questione di Nord e Sud. Lentezza e burocrazia bloccano tutte le opere italiane senza distinzione geografica. Solo da poco tempo è stato attivato il dibattito pubblico sull’asse ferroviario ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria».

Ma la lentezza accumulata anche durante i lavori di questo governo, cioè dal mese di febbraio 2021 e quindi prima dell’aumento dei prezzi, è imbarazzante perché ora si è costretti a bloccare tutti gli appalti.

«Anche i prezzari di tutti gli appalti banditi – precisa sempre l’esponente dell’Ance – e non assegnati andranno rivisti, altrimenti si rischia quello che è accaduto al Ponte dei Congressi di Roma. Gara deserta per il bando da 146 milioni».

IL COSTO DEI RITARDI

E, una volta per tutte, bisogna avere il coraggio di riconoscere le proprie responsabilità e ammettere che la sottovalutazione del fattore tempo e il piacere narcisistico di annunciare anche solo intuizioni progettuali e non cantieri operativi, si trasforma in un misurabile danno all’erario.

Fornisco solamente un dato: il ritardo nell’emissione di bandi per 24 miliardi di lavori, il mancato avvio dei lavori nei mesi di marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio, cioè il mancato avvio dei lavori durante questo governo è facilmente stimabile in un costo superiore ai 4-6 miliardi di euro.

Le cause sopravvenute non erano prevedibili e purtroppo sono reali, ma le irresponsabilità dei soggetti preposti alla gestione della cosa pubblica erano tutte presenti e purtroppo inconcepibili.
Prima o poi qualcuno dovrà fornire dei chiarimenti all’Unione europea proprio sul perdurare immotivato della stasi nell’attivazione della spesa.


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