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Giorgia Meloni rompe il silenzio sulla tragedia dei migranti di Cutro. La presidente del Consiglio risponde a chi come il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce,  lamenta di non essersi presentata a rendere omaggio ai 69 migranti deceduti: «Se non ha ritenuto di portare la sua vicinanza come presidente del Consiglio, venga a Crotone a portarla  da mamma».

«Questo popolo – aggiunge Voce – aspettava una testimonianza della presenza dello Stato, che è arrivata altissima dal Capo dello Stato. Ma qui è mancato il governo, è mancata lei presidente. Abbiamo aspettato una settimana».

Ecco così la risposta di Meloni che da Abu Dabhi  incalzata dai cronisti la mette così: «Guardi io ho valutato qualcosa di più e cioè di celebrare il prossimo consiglio dei ministri a Cutro sull’immigrazione». Quanto alle parole del primo cittadino di Crotone osserva di non aver letto la sua lettera e di essere «rimasta colpita dalle ricostruzioni di questi giorni. Ma davvero, in coscienza, c’è qualcuno che ritiene che il governo abbia volutamente fatto morire 60 persone? Vi chiedo se qualcuno pensa che se si fosse potuto salvare 60 persone, non lo avremmo fatto. Vi prego, siamo un minimo seri».

Le opposizioni continuano a chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Replica l’inquilina di Palazzo Chigi: «Le opposizioni ogni giorno chiedono le dimissioni di un ministro diverso, lei capisce che non fa più molto notizia». Mentre Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, è ancora più netto nella difesa di Piantedosi e della Guardia Costiera.

«Non esistono le dimissioni di Piantedosi. Gli unici colpevoli, i mandanti e gli assassini responsabili di questa tragedia immensa? Scafisti e trafficanti, in Italia ed ovunque, che e’ dovere morale di tutti noi contrastare. Donne e uomini di mare in divisa rischiano la vita tutti i giorni per salvare altre vite: pensare che anche solo per un minuto abbiano smesso di farlo, per scelta loro o per indicazione di qualcuno, è un misero oltraggio all’onore, alla professionalità ed al sacrificio di eroi che tutto il mondo ci invidia. Avanti col lavoro, giorno e notte, in terra e in mare, per salvare vite, fermare delinquenti e proteggere l’Italia. Omnia vincit animus».

Nel frattempo a Firenze sfilano il sindaco di Firenze Dario Nardella, il segretario della Cgil Maurizio Landini e la segretaria d Pd Elly Schlein per la chiusura della manifestazione in difesa della scuola e della Costituzione, organizzata dai sindacati. È la prima uscita pubblica della segreteria del Pd.

Allo stesso corteo partecipa anche Giuseppe Conte, leader dei 5Stelle. I due, Conte e Schlein, si stringono la mano e fanno ripartire la nuova intesa giallorossa. Non a caso l’ex premier apre all’ipotesi di una futura alleanza con i democratici: «A noi interessa come M5s lavorare per rafforzare l’azione politica di forze progressiste. Se col nuovo vertice del Pd questo dialogo rafforzerà questo orizzonte ben venga per tutta l’Italia».  Gli fa eco Schlein: « Dobbiamo lavorare insieme sia in Parlamento che nel Paese, per organizzare una opposizione. Noi ci saremo». Sullo sfondo restano le polemiche attorno al disegno di legge sull’autonomia differenziata. Destra contro sinistra. Nord contro sud. Ragion per cui Raffaele Fitto, ministro agli Affari europei, precisa: «Il mezzogiorno non corre nessun rischio».


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