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Alcuni consigli pratici agli oltre 18 mila studenti calabresi chiamati agli esami di Maturità per evitare che l’ansia prenda il sopravvento

COSENZA – Notte prima degli esami per i 18.797 candidati calabresi alla maturità 2023. Notte, in vista della prima prova scritta di domani, di lacrime e preghiere. C’è, di fatti, chi si farà prendere dall’ansia, chi dalla disperazione, chi, invece, affronterà l’Esame di Stato come fosse una “passeggiata”.

Esiste un giusto atteggiamento per approcciarsi alla maturità? In che modo gli studenti dovrebbero gestire le proprie emozioni? Lo abbiamo chiesto a un esperto. Lo psicologo Francesco Catalano, di Reggio Calabria, spiega, infatti, a questo giornale come “gestire” l’ansia da esame, ma anche come comportarsi nel caso in cui questa stessa ansia fosse del tutto assente.

«Anzitutto – dice Catalano -, gli studenti più ansiosi dovrebbero isolare la prova, le prove, rispetto alle proprie aspettative. Il compito è un mero compito e da esso – chiosa il professionista – non dipende l’intero futuro. Dunque, bisognerebbe abbandonare quei pensieri che suonano più o meno così “Se andrà bene la prova, i miei genitori saranno felici o io diventerò medico”». Non lasciarsi, pertanto, far prendere dal panico: concepire la prova considerata come una performance. Una performance importante sì, ma da cui non dipende ciò che si potrà essere, diventare da grandi.

ANSIA ED ESAMI DI MATURITÀ, COME GESTIRLA

«L’ansia – continua lo psicologo Catalano -, a ogni modo, non è del tutto negativa, lo diventa quando è troppa. Dico questo perché – aggiunge l’esperto -, l’ansia stessa ci prepara a fronteggiare una minaccia e, quindi, ci permette di raccogliere tutte quelle energie per fare bene, per studiare più intensamente: prepara il proprio corpo a combattere. Come dicevo tuttavia – aggiunge Francesco Catalano – troppa ansia, per quanto non si tratti di glicemia e, insomma, non possa venire misurata, non è affatto positiva: può, d’altronde, distrarre dal proprio obiettivo, dallo scopo che si vuole raggiungere e che, in questo caso, si identifica nel realizzare un buon compito, una buona prova».
Se, così, l’ansia non si misura e «dipende anche e soprattutto dai vissuti personali e dalle singole condizioni degli studenti», si può imparare a “maneggiarla”. Come? «Esternalizzando – risponde sempre lo psicologo Francesco Catalano – i propri problemi, parlandone con qualcuno: un amico, un familiare, un professionista».

«Oggi – dice ancora il professionista – i giovani non sono tranquilli, ma soprattutto c’è un problema, nella società, di comprensione dei loro affanni; affanni che rispetto al passato sono cambiati. Al momento, per fare un esempio, si è afflitti dall’incertezza relativa al futuro: troverò un lavoro stabile dopo il diploma o la laurea? E poi emerge sempre più spesso la necessità di definire la propria identità, riconoscendosi. Chi siamo davvero?».

Di conseguenza, sembra necessario e opportuno inserire, così come prevedono le attuali proposte di legge nazionali e non, uno psicologo o un team di psicologi all’interno delle scuole. «Ciò sì, è fondamentale – conclude Catalano – Ma nella misura in cui la scuola sia realmente intenzionata a intercettare i problemi degli allievi. Altrimenti uno psicologo dietro a uno sportello, senza uno studio dietro al progetto stesso, serve a poco».

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