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La Corte d’appello di Salerno

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Cadono le accuse per i tre ventenni arrestati nel 2013 per uno stupro di gruppo a Palazzo San Gervasio

POTENZA – La Corte d’appello di Salerno ha assolto, «perché il fatto non sussiste», i 3 giovani uomini di origini rumene che nel 2013 erano finiti in carcere con l’accusa di aver compiuto, a Palazzo San Gervasio, uno stupro di gruppo e un sequestro di persona ai danni di una ventenne con un lieve ritardo mentale.

Il collegio ha accolto il ricorso presentato dai difensori dei fratelli Florin e Catalin Tanasa, che nel 2013 avevano 22 e 28 anni d’età, e di Adrian Tudose, all’epoca 26enne. Vale a dire, rispettivamente, gli avvocati Antonio Coscia, Savino Di Paolo e Giovanna Mirella Anania.

Annullata, quindi, la condanna a 8 anni e 9 mesi di reclusione ciascuno emessa a maggio del 2021 dalla Corte di appello di Potenza, riducendo di 3 mesi la condanna inizialmente inflitta nei loro confronti dal Tribunale di Potenza. Data la prescrizione dell’accusa di lesioni.

La vicenda era approdata a Salerno per un secondo giudizio d’appello dopo l’annullamento con rinvio della sentenza della Corte potentina da parte della Cassazione.

Stupro di groppo a Palazzo San Gervasio, le perplessità sul racconto della vittima

I magistrati di piazza Cavour, infatti, avevano raccolto una serie di perplessità sull’attendibilità del racconto della vittima, che già qualche mese prima dei fatti, avvenuti a ottobre del 2013, si era vista diagnosticare una «patologica tendenza alla fantasticheria autistica e allo sviluppo di pensieri e sensazioni bizzarri e insoliti». Di qui l’esigenza di vagliare con maggiore precisione la sua testimonianza, e le contraddizioni all’interno della stessa.

Come quando ha affermato di essere stata stuprata una prima volta da Tudose, con cui in precedenza aveva stretto una relazione sentimentale, ma di essersi comunque presentata all’appuntamento con lo stesso Tudose e Catilin Tanasa, il giorno dopo, sfociato nella violenza di gruppo.

«Spiegare il comportamento della ragazza (che invece di andarsene era rimasta ad attendere colui che il giorno prima l’aveva violentata) con il suo ritardo mentale – scriveva la Cassazione -, equivale ad escludere, sul piano logico, la spiegazione alternativa, favorevole agli imputati, che la vittima non aveva motivo alcuno di temere il Tudose semplicemente perché questi, il giorno prima, non aveva commesso alcuna violenza nei suoi confronti».

«Allo stesso modo – prosegue la Cassazione -, costituisce una manifesta aporia logica non spiegare perché la persona offesa sia stata sostanzialmente smentita per quanto riguarda le violenze che il Tanasa Catalin avrebbe continuato a perpetrare dopo che il Tudose ed il Tanasa Florin avevano lasciato l’appartamento e invece creduta per i fatti consumati appena prima, praticamente nello stesso arco di tempo e di luogo nel quale sarebbe stata consumata la violenza di gruppo.

Le chiamate al violentatore

Così come del tutto inadeguata è la spiegazione delle numerose chiamate che la persona offesa risulta aver effettuato al Tudose, mentre questi era contestualmente impegnato a commettere la violenza di gruppo (…), spiegazione affidata ad un giudizio di verosimiglianza (l’ipotizzato possesso del telefono da parte di altre persone) che non ha alcun aggancio ai fatti».
Altro aspetto che aveva fatto dubitare del racconto della presunta vittima, poi, era l’assenza di lesioni compatibili con le violenze.

Gli accertamenti condotti dai carabinieri della compagnia di Venosa erano partiti dopo la denuncia della madre della ragazza, rientrata a casa dopo i fatti in stato confusionale, con indosso soltanto le calze e le scarpe perché, in base al suo racconto, «non era riuscita a trovare il giubbotto, il reggiseno e la gonna».

Soddisfatta del verdetto della Corte d’appello di Salerno l’avvocata Anania. «E’ stata una battaglia durata 5 anni, dalla mia nomina come difensore di fiducia. La Corte di appello di Salerno ha compiuto un lavoro attento e si è fatta portavoce della giustizia certa ed oltre ogni ragionevole dubbio. Un principio, questo, che per due gradi di processo era stato completamente disatteso».

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