X
<
>

L'ospedale di Villa d'Agri, ancora incompiuto

Share
5 minuti per la lettura

POTENZA – Opere incompiute: è cambiato poco o nulla, rispetto a un anno fa, in Basilicata. Nel 2022 erano undici e tante restano, anche se il numero in Italia fa segnare un calo del 3 per cento. Certo, la situazione rispetto al 2021 è leggermente migliorata (erano 16 due anni fa) ma nell’ultimo anno non si è mosso quasi nulla. E ammonta a 50 euro l’importo a carico di ogni lucano degli oneri per ultimare i lavori delle opere pubbliche avviate e mai finite. Almeno questo è il quadro che emerge da una elaborazione del Centro studi enti locali (Csel) basata sui dati forniti dalle regioni.

LE OPERE INCOMPIUTE LUCANE

In Basilicata, come già accaduto lo scorso anno, la struttura incompleta più costosa si conferma quella del presidio ospedaliero di Villa d’Agri, dove è prevista la ristrutturazione e l’adeguamento funzionale e impiantistico. Per ultimarla occorrono 10 milioni di euro ma, da un anno a oggi, non c’è stato alcun avanzamento e la percentuale di lavori eseguiti è rimasta ferma a poco meno del 54 per cento. A seguire ci sono due opere incompiute del Comune di Lavello. La prima è relativa agli interventi di urbanizzazione primaria in zona Pals, realizzati solo per la metà e che per essere completati necessitano di altri 4 milioni di euro. La seconda è l’edificio polifunzionale in contrada Pupoli, destinato a ospitare la sede del Comune; anche in questo caso lavori realizzati per metà e necessità di reperire altri due milioni per il completamento.

A Matera è ben lontana dal completamento la ristrutturazione e l’adeguamento dell’immobile che ospitava il centro di medicina sociale per l’apparato respiratorio dell’Azienda sanitaria Asm, in via Battisti: i lavori realizzati non arrivano al 20 per cento e per completarli occorrono altri 740mila euro. Ferme del tutto due opere nel comune di Lagonegro: la ristrutturazione di Parco Giada e il completamento polifunzionale di base in località Lago Laudemio. Per portarle a termine, occorrono due milioni di euro ciascuna.

I lavori per la demolizione e ricostruzione della palestra scolastica della media di Pietragalla hanno raggiunto solo il 28,53 per cento; mancano 541.702 euro per completare l’opera. Al comune di Craco, invece, c’è da realizzare il cimitero in località Peschiera: Finora è stato eseguito meno di un quarto dei lavori e, per ultimarli, bisogna reperire altri 819mila euro. Due le opere incompiute nel comune di Melfi: una è relativa alla riqualificazione urbana del quartiere S. Abbruzzese, realizzata solo per il 23,26 per cento; l’altra riguarda dei lavori alla viabilità per l’accesso alla città (Cavalcafferrocia Bicocca), fermi al 19,79 per cento. Per completare la prima opera servono poco meno di due milioni e mezzo di euro; per ultimare la seconda c’è bisogno di poco più di 1 milione e 778mila euro. Infine, a Scanzano Jonico, c’è da realizzare l’intervento dell’area sportiva di Lido Torre, che è solo stata avviata (lavori a meno del 10 per cento dell’opera) e che per essere portata a compimento necessita di 500mila euro. Certo, la Basilicata è messa meglio di altre regioni, soprattutto del Sud, ma ciò con toglie che lasciare ferme al palo, in alcuni casi per anni, delle strutture importanti per le comunità locali è pur sempre un danno, anche in termini economici oltre che di servizi.

LE ALTRE REGIONI

In generale, fa sapere il Csel, in Italia, al 31 dicembre 2022 erano 367 le opere in stallo, contro le 379 dell’anno precedente. Per completarle occorrono più di 1,4 miliardi di euro. Ciò che non cambia è la collocazione geografica di questo lungo elenco di lavori non portati a termine nei tempi previsti. La lista delle opere incompiute è caratterizzata infatti, così come lo scorso anno, da una netta prevalenza delle regioni del Sud che ne ospitano sette su 10 (262). Le opere incompiute localizzate nelle regioni del centro Italia sono 54 (15% del totale); 40 quelle del nord (11%). La Sicilia si conferma come la regione italiana con il numero più in alto di “incompiute”: i progetti che risultano essersi arenati, al 2022, sono 138, il 38% del totale (267). In leggero calo ma sempre nutrito l’elenco di opere in stallo della Sardegna, passato da 47 a 43 mentre al terzo posto si colloca la Puglia con 27 voci inserite nell’anagrafe. Il Lazio è quarto con 26 opere non terminate; sono venti le opere incompiute menzionate nell’elenco relativo alla regione Calabria mentre l’elenco della Lombardia comprende 18 interventi.

Quanto alla Toscana, ferma a quota 13 come nel 2021, salta all’occhio come quasi la metà degli interventi in stallo siano riconducibili al comune di Roccalbegna. In Molise le opere sospese sono passate da 10 a 11, lo stesso numero della Basilicata. Nove invece le “incompiute” della Campania; otto le opere pubbliche in stallo censite in Umbria e in Emilia Romagna. L’anagrafe delle Marche conta, al 31 dicembre 2022, sette voci, contro le 12 dell’anno precedente; sette anche le opere dell’elenco del Veneto, mentre le incompiute in Abruzzo sono quattro. La Liguria sale a quota 3, stesso numero del Piemonte, immutato rispetto al 2021. La ristrutturazione di una scuola elementare nel comune di Arba è l’unica opera incompiuta del Friuli Venezia Giulia, mentre si conferma la virtuosità degli enti della Valle d’Aosta che non hanno dichiarato alcuna opera incompiuta per il 2022.

I COSTI PRO CAPITE

Come già nel 2021, il Molise continua a detenere il record del più alto importo pro-capite degli oneri per l’ultimazione dei lavori delle opere pubbliche incompiute. Tenuto conto dell’esiguo numero di abitanti, sulle spalle dei molisani gravano oneri pari a ben 422 euro pro-capite (per un totale di oltre 122 milioni di euro). Una cifra completamente fuori scala rispetto al resto del Paese, posto che in Sardegna, seconda in classifica, il dato degli oneri per ultimazione si traduce in 139 euro per abitante. Scendendo ancora, c’è la Sicilia, con 60 euro a testa, la Basilicata con 50 euro appunto, la Calabria con 16, la Puglia con 13 e la Lombardia con sei euro pro-capite. E ancora, la Liguria con 5 euro per abitante, il Lazio, le Marche e l’Abruzzo con 3 euro, l’Umbria e la Campania con 2 euro.

Nelle restanti regioni (Emilia-Romagna, Friuli Venezia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto), gli oneri pro-capite per l’ultimazione dei lavori oscillano tra zero e un euro pro-capite.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE