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Aprire alla concorrenza il servizio dei tassisti. Pagare i dirigenti pubblici come meritano a partire da ingegneri e legali che devono fare con il Ponte quello che si fece nel Dopoguerra con l’Autostrada del Sole. Realizzare al Sud una vera alta velocità ferroviaria seguendo il percorso autostradale. Fare muro con le Regioni sulla linea Fitto per il Pnrr e colpire i furbetti dell’inflazione difendendo l’azione di Urso. Poi tocca a balneari e giustizia.

Per fare quel Ponte sullo Stretto che si sarebbe dovuto fare almeno venti anni fa, a un manager di valore come Pietro Ciucci serve una squadra di primo livello di ingegneri, di legali e di economisti che permettano di confrontarsi alla pari con un’armata super attrezzata come è quella di Webuild, il campione globale delle costruzioni italiano fortissimo in tutti i Paesi evoluti, 10 miliardi di fatturato, guidato da Pietro Salini. Se mi presento al campionato del mondo con una squadra di serie C è meglio che non ci vado proprio.

Per realizzare uno dei progetti più strategici per il Paese che sul piano tecnologico è oggi più sfidante di quello che fu l’Autostrada del Sole del Dopoguerra, non è nemmeno ipotizzabile una stazione appaltante debole. Ne serve una invece che esprima una posizione molto forte in grado di esercitare funzioni tecniche e di controllo all’altezza della sfida. Una squadra così si può formare solo scegliendo i migliori sul mercato e retribuendoli bene. Peraltro sono quasi tutti dentro Anas e Rete ferroviaria italiana (Rfi) dove le retribuzioni sono già legate al mercato e gravano ugualmente sul bilancio pubblico. La deroga decisa dal Consiglio dei ministri di ieri va, dunque, nella direzione giusta.

Oggi il Ponte sullo Stretto è il pivot della squadra di basket da campioni del mondo che dovrà fare l’alta velocità ferroviaria Salerno- Reggio Calabria a 300 km/h consolidando il passaggio attraverso Campania, Calabria e Basilicata all’interno del Corridoio TEN-T scandinavo-mediterraneo che vuol dire seguire il corridoio autostradale, rompendo l’isolamento delle aree interne e soprattutto rendendo fattibile il progetto. Ovviamente la dorsale tirrenica verrà ulteriormente rafforzata passando da 150 a 200 km/h garantendo una piena interconnessione di tutta la fascia costiera campana e calabrese alla rete infrastrutturale nazionale. Sono già finanziati 12 miliardi di euro, per l’intero programma nella prima parte si attinge ai fondi Pnrr e il resto verrà da contratti di programma.

Per costruire questa Italia del futuro che avrà nel Mezzogiorno il grande hub energetico e manifatturiero del Mediterraneo da cui dipenderà la sopravvivenza dell’Europa come player globale, non c’è nemmeno spazio per i balbettii populisti di Elly Schlein che ogni volta che apre bocca annienta i principi fondanti del Partito democratico e della sua anima riformista. Il discorso del merito nella pubblica amministrazione è, però, più complesso perché questo tetto agli stipendi pubblici è uno dei tanti retaggi nefasti della lunga stagione populista con la quale Giorgia Meloni deve fare i conti operando un taglio netto se vuole davvero ambire a diventare la nuova Thatcher e garantire al Paese tassi di crescita da miracolo economico come quelli del biennio magico rappresentato dal governo Draghi.

Questo tetto dei 240 mila euro ai dipendenti pubblici è sbagliato in partenza perché il direttore generale del debito del Tesoro italiano, che deve gestire qualcosa come 2700 miliardi di titoli sovrani da collocare, ci mette un attimo ad accettare l’offerta di una grande banca o di una società finanziaria che in parte li sottoscrive. Non è più possibile scherzare con le professionalità vitali della Repubblica in tutta la sua pubblica amministrazione. Prendiamo atto, e diciamolo a voce alta, che la stagione del populismo è finita e sgombriamo il tavolo da tutte le eredità negative di quella lunga, nefasta, stagione italiana.

Ma come è possibile che il capo della protezione civile che rischia ogni giorno l’osso del collo abbia lo stesso stipendio del direttore generale del turismo che non rischia nulla? Il direttore generale del Tesoro, Riccardo Barbieri Hermitte, che viene da Bank of America, ci mette pochi secondi per prendere molto di più con un nuovo incarico offerto dal mercato, anche se magari non lo farà per altre ragioni. Il rischio reale, però, è strategico e di contenuto generale. Riguarda l’impoverimento della classe dirigente che dovrà rifare lo Stato se si vorrà rimettere in sesto la macchina degli investimenti pubblici chiamando le Regioni italiane a rispondere davanti alla collettività dei loro ritardi e dei loro sprechi di risorse comunitarie come sta finalmente facendo dopo un’eternità il ministro per l’Europa e il Mezzogiorno, Raffaele Fitto.

La proposta di revisione del Pnrr è stata consegnata a Bruxelles ed è cominciato il primo redde rationem soprattutto con le Regioni. Guai, però, se si derogasse dai principi fondanti della proposta di un’organizzazione più compatta in grado di fare e di rendere conto di ciò che fa e di un utilizzo flessibile di tutte le risorse europee disponibili calibrato sulle competenze e sulle scadenze in gioco dei singoli progetti. Guai se si lasciasse solo il ministro Fitto su questo terreno o se si isolasse il ministro Urso che sta facendo contro i furbetti della speculazione quello che prima pochi avevano fatto.

Guai se, dopo il disastro incalcolabile arrecato alla nostra reputazione internazionale e alla nostra economia, si facesse ancora finta di liberalizzare il servizio dei taxi soprattutto nelle grandi città, continuando a proteggere rendite di pochi che peraltro verrebbero tranciate di brutto dall’inevitabile taglio della domanda interna per assenza totale di servizio. Consumatori e imprese italiani, come gli investitori internazionali, hanno bisogno di ritrovare fiducia nel cammino di riforme del Paese intrapreso dal governo Draghi che tocca oggi le rendite dei tassisti, ma domani – anzi oggi – anche le rendite ancora più scandalose dei balneari, tutte le riforme di struttura a partire da quelle che riguardano ogni tipo di giustizia e, cioè, civile, penale, contabile e amministrativa.

Vanno cancellati con un colpo solo in tutti gli ambiti dell’economia gli effetti degli inciuci inverecondi e delle norme populiste che sono tutti figli di una stagione politicamente finita. Questa stagione demagogica ha riguardato pseudosovranismi di destra come di sinistra e ha lasciato un’eredità negativa strutturale che ha già nuociuto tantissimo, ma che sarebbe addirittura letale per il futuro. Questo circuito perverso va bruscamente interrotto assumendosi la responsabilità pubblica di farlo. Può generare contraccolpi nel breve termine, ma consegna il dividendo della stabilità e del futuro nel lungo termine.


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