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Giorgia Meloni e Matteo Salvini

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RACCONTANO che Giorgia Meloni non si sarebbe mai aspettato un Salvini in versione in modalità euroscetticismo. La doppia mossa – prima la bordata a Paolo Gentiloni, poi l’invito a Pontida alla nazional-sovranista Marine Le Pen – non è stata certo digerita dalle parti di Palazzo Chigi. Meloni e i suoi non hanno replicato alla provocazione, perché «di questo si tratta», assicurano dalla galassia di Fratelli d’Italia. Ovviamente il ministro Crosetto non poteva sottrarsi a un commento sulla sorpresa del leader della Lega e ha servito una risposta diplomatica, per evitare che il caso esplodesse all’interno del centrodestra: «Va a Pontida. Le Pen ha la libertà di muoversi dove vuole e Salvini ha la libertà di invitare chi vuole. La politica cresce con il confronto».

Cosa diversa per Antonio Tajani che in un colloquio con il Corriere della Sera ha fornito un commento duro: «A casa sua Salvini può fare quello che gli pare. Ci mancherebbe. La Lega ha la sua famiglia politica e Marine Le Pen ne fa parte. Noi facciamo parte di un’altra famiglia politica e Marine Le Pen non sarà mai nostro alleato. I nostri valori sono alternativi sia rispetto a Le Pen sia rispetto ad Afd i loro valori sono molto diversi anche da quelli della Lega, secondo me. Quindi per Forza Italia con la Lega tutti gli accordi possibili. Con Le Pen e Afd ogni accordo è assolutamente impossibile. Nessuno farà mai un accordo di governo con Le Pen e Afd». Tutto questo non significa che la coalizione di governo sia a ferri corti e che tutto stia per saltare. A volte, per dirla con un vecchio democristiano, «le distanze possono avvicinare».

Ma questa volta tutto risulterà drogato dalla lunghissima campagna elettorale che è cominciata da diversi giorni. Ed è per questa ragione se Meloni inizia a temere la sfida che le ha lanciato il leader della Lega. Dalle parti di Palazzo Chigi iniziano a pensare che Salvini abbia un disegno comunque ispirato all’euroscetticismo. Il ministro delle Infrastrutture desidera far saltare qualsiasi tipo di accordo di governo con «gli amici del Qater Gate e con Macron». Come dire, Salvini non contempla alcun un’alleanza europea con i socialisti e i liberali e non vuole sentire parlare, dunque, di modello Ursula «ristretto o allargato». Così da insediarsi in tutto quello che si agita a destra di Meloni, per riconquistare quella massa di elettori populisti da anni in mobilità tra Grillo, Lega e Fratelli d’Italia. Ecco perché le elezioni per il rinnovo del Parlamento potrebbero diventare un tornante pericolo per l’esecutivo Meloni.

La mission caratterizzata dall’euroscetticismo di Salvini è spostare l’asse verso destra, facendo siglare un patto tra sovranisti, conservatori e popolari. Patto che a oggi sembra più impensabile. Prima di tutto per i numeri, popolari e conservatori potrebbero non avere la maggioranza. Ed è probabile che si riparta dall’asse Ppe-Socialisti e si allarghi ai conservatori. Insomma, quanto può reggere una coalizione così eterogenea per dieci mesi di campagna elettorale? Nessuno osa rispondere alla domanda. Né tantomeno lo fanno i diretti interessati che ufficialmente continuano a ostentare ottimismo. «Io devo dire -ha assicurato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ospite di Roberto Inciocchi di Agorà – non ho vista mai così tanta coesione all’interno di un governo. Ma soprattutto diciamo di una maggioranza di governo, nell’ambito del centrodestra, che oggi è coesa sia in termini di rapporti personali (che contano relativamente) sia in termini di rapporti politici, con proposte, convergenze ,con premesse sempre puntuali». Eppure nel Transatlantico di Montecitorio le voci che si levano si esprimono in altro modo: «La luna di miele è terminata».

Va in questa direzione il sondaggio di sabato scorso di Nando Pagnoncelli, pubblicato dal Corriere della Sera, che fotografa una doppia discesa, del partito e del governo. Fratelli d’Italia perde qualcosa e perde anche Meloni che scende nell’indice di popolarità. Di sicuro, sarà curioso oggi ascoltare le parole della premier in versione segretaria del partito davanti all’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia: se farà un discorso più identitario, più da leader di partito, o se terrà più uno standing da premier rimarcando l’euroatlantismo. Certo è che l’osservato speciale resta Salvini e il suo euroscetticismo che preoccupa. Solo ieri è intervenuto tre volte. «Ho detto al sindaco Sala che lo aspetto quando vuole per parlare di Olimpiadi, metropolitane e biciclette». E ancora: «Il dossier Ita-Lufthansa non è un mio dossier, però se riusciamo a chiudere dopo tanti anni un capitolo problematico per i lavoratori e le lavoratrici, per i viaggiatori e le viaggiatrici, io sono contento. Spero che l’ok (dell’Ue, ndr) arrivi il prima possibile». Non contento ha fatto anche un annuncio: «Nel prossimo Cdm, il 18 settembre, porteremo la stesura definitiva del disegno di legge sulla sicurezza stradale, il nuovo codice della strada, che prevede prevenzione, educazione, controlli, ma anche sanzioni».

Infine, sul tema più scottante l’Europa e le alleanze: «Io non mi permetto di dire agli alleati di centrodestra che non voglio tizio o caio quindi conto che il centrodestra unito in Italia lo sia anche in Europa». Insomma, Meloni è più che avvisata.


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