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La Basilicata è tra le regioni che vivono la situazione più critica per povertà energetica, con 35.481 famiglie in difficoltà

SONO 2,2 milioni le famiglie italiane in povertà energetica. Si parla di 5 milioni di persone che nel 2021 vivevano in abitazioni poco salubri, scarsamente riscaldate d’inverno, poco raffrescate d’estate, con livelli di illuminazione scadenti e con un utilizzo molto contenuto dei principali elettrodomestici bianchi. Sono i dati dell’Ufficio studi della Cgia che ha elaborato i dati ripresi dal Rapporto Oipe 2023.

Da cui emerge che la Basilicata è tra le regioni che vivono la situazione più critica: quarta in classifica con 35.481 famiglie (79.817 persone) in povertà energetica, pari al 15 per cento a fronte di una media nazionale dell’8,5%. Peggio sono messe solo la Calabria, con il 16,7%, la Puglia (16,4%) e il Molise (16 per cento). Numeri lontani dalle regioni, invece, meno interessate dal fenomeno, ossia la Lombardia (5,3 per cento delle famiglie ), la Liguria (4,8%) e, le Marche (4,6%).

Numeri in cui, però, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, vede bicchiere mezzo pieno: «Uno studio della Cgia di Mestre evidenzia che sono dimezzate le famiglie a rischio di povertà energetica in Basilicata – spiega Bardi -, passando da una stima media di oltre 70.000 famiglie nel rapporto Cgia 2022 a 35.481 nel medesimo rapporto 2023. Il fenomeno delle famiglie vulnerabili energeticamente – commenta il governatore – è particolarmente sentito nelle regioni del Mezzogiorno dove sono più frequenti le famiglie con un elevato numero di componenti che risiedono spesso in alloggi poco performanti dal punto di vista energetico.

I dati che emergono dallo studio della Cgia di Mestre rappresentano un ulteriore stimolo ad andare avanti per quanto stiamo facendo per difendere la nostra regione da una crisi globale senza precedenti. Noi – conclude Bardi – abbiamo affermato, dopo 20 anni, un principio : se si produce energia in Basilicata, devono esserci benefici tangibili per i lucani. Dopo il gas, applicheremo questo principio anche all’acqua e in futuro all’energia elettrica».

La Cgia speiga che i nuclei familiari più a rischio sono costituiti da un elevato numero di persone, si trovano in condizioni di disagio economico e le abitazioni in cui vivono sono in cattivo stato di conservazione. Il dato medio nazionale è pari all’8,5 per cento ed è in crescita dello 0,5% rispetto al 2020. Questi risultati, purtroppo, preoccupano non poco, anche perché, spiega la Cgia, sono certamente sottodimensionati, in quanto riferiti a prima dello shock energetico scoppiato nel nostro Paese a inizio del 2022.

Le principali condizioni professionali del capofamiglia che si trovano in povertà energetica sono, in linea di massima, tre: disoccupato, pensionato solo e in molti casi quando lavora lo fa come autonomo. Va infine sottolineato che le famiglie più a rischio, specie l Sud, sono quelle che utilizzano il gas quale principale fonte di riscaldamento. Coloro che invece utilizzano altri combustibili (bombole a gas, pellet, gasolio, legna, kerosene, etc.), presentano valori di rischio più contenuti.

Sebbene la spesa delle famiglie e delle imprese per le bollette di luce e gas sia in calo da parecchi mesi, l’incremento dei costi rispetto al periodo pre-Covid rimane ancora molto elevato. Se il prezzo medio del gas naturale nel 2019 era pari a 16 euro/MWh, ad agosto di quest’anno ha toccato i 34 euro/MWh (+112 per cento). L’energia elettrica, invece, nel 2019 costava mediamente poco più di 52 euro/MWh, il mese scorso ha raggiunto i 112 euro/MWh (+115 per cento). I costi continuano a preoccupare tantissime famiglie. Se non verranno prorogati gli aiuti messi in campo dal governo Meloni con la legge di bilancio 2023, dal prossimo mese di ottobre avremo un deciso aumento delle bollette e a pagarne il conto saranno soprattutto le famiglie dei lavoratori autonomi, avverte la Cgia.

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