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POTENZA – Pare destinata a concludersi in un aula di Tribunale la lunga storia dell’Eipli – Ente per lo sviluppo dell’Irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia, istituito nel 1949 e commissariato dal 1979. Poi soppresso e posto in liquidazione dal 2011, ma ancora titolare della gestione di 8 dighe, 4 traverse, e centinaia di chilometri di grandi reti di adduzione, oltre a quasi 150 dipendenti tra Puglia, Campania e Basilicata.

Nelle scorse settimane, infatti, il novero dei contenziosi aperti negli uffici giudiziari di mezza Italia si è arricchito di una nuova causa molto particolare. Dopo quella pendente al Tar di Napoli per l’ottemperanza dell’ordine di demolizione di 56 metri di diga sul torrente Camastra, tra Trivigno, Anzi, Laurenzana e Albano, e il pagamento di poco meno di 4 milioni di euro per l’occupazione abusiva di quei terreni sommersi da circa 32 milioni di metri cubi di acqua, che da oltre 40 anni dissetano buona parte dei cittadini di Potenza e di altri 20 comuni lucani.

A portare l’Ente davanti ai giudici, questa volta, è stato un suo dipendente, l’ingegnere lucano Antonio Cirone, che nel 2020 aveva partecipato alla selezione per l’incarico di direttore generale ed era arrivato, a sorpresa, al primo posto nella graduatoria degli aspiranti. Tanto a sorpresa che, quando la commissione stava per chiudere la graduatoria, una zelante dirigente, incaricata come responsabile del procedimento, ne aveva disposto l’esclusione della selezione accusandolo di essersi “gonfiato” il curriculum. Ne era seguito un primo contenzioso alla sezione lavoro del Tribunale di Bari, conclusosi col riconoscimento della genuinità dei titoli vantati da Cirone. Di qui il ripristino, a giugno dell’anno scorso, della graduatoria originaria.

Le nuove doglianze di Cirone attengono, in particolare, all’operato dell’attuale commissario dell’Eipli, Luigi Giuseppe Decollanz, che a marzo di quest’anno aveva revocato la selezione per il nuovo direttore evocando l’imminente passaggio di testimone tra l’ente e Acque del Sud spa, la società a capitale misto pubblico-privato pensata per raccogliere in eredità la gestione delle dighe e il resto. Revoca a cui agli inizi di agosto era seguita, però, la designazione di un fedelissimo del governatore pugliese Michele Emiliano come Vito Colucci, per l’incarico di «direttore generale facente funzioni». Con mandato di durata condizionata «ad eventuale diversa determinazione da parte dell’organo commissariale», e comunque non successiva al «termine di avvenuto trasferimento delle funzioni dell’Eipli alla costituenda Acque del Sud spa».

All’ingegnere di Gallicchio, insomma, non è rimasta altra strada da percorrere che quella, ancora una volta, dei tribunali.
Un primo tentativo di avere giustizia al Tar di Bari, però, è andato a vuoto. Perché i giudici amministrativi si sono dichiarati incompetenti trattandosi – a loro avviso – di una causa assimilabile a quelle sui rapporti di lavoro. Di qui un secondo ricordo al Tribunale ordinario di Bari, che però si è dichiarato a sua volta incompetente. Rimandando la palla indietro, al Tar.

«Il ricorrente – si legge nella sentenza depositata mercoledì – ha lamentato la scelta autoritativa della pubblica amministrazione (l’Eipli, ndr) di non completare la procedura selettiva in atto e di revocarla, sicché sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo, vertendosi in materia di atti amministrativi, non sindacabili dinanzi al giudice ordinario, con i quali l’ente ha manifestato e realizzato la scelta di conferire l’incarico ad un soggetto facente funzioni, anziché completare la procedura; pertanto, si tratta di atti che si collegano ad una valutazione che è tipicamente discrezionale, effettuata nell’ambito del potere dell’ente di autorganizzazione (…) La questione controversa è, quindi, rappresentata dalla prospettata illegittimità della scelta operata dall’ente in merito alle modalità da adottare per la copertura del posto di dirigente (direttore generale dell’ente), scelta che è il frutto di una valutazione discrezionale della pubblica amministrazione di fronte alla quale non parlarsi di diritti soggettivi, ma di interessi legittimi».

Nelle prossime settimane, quindi, il caso parrebbe destinato a tornare davanti ai magistrati amministrativi. Anche se i tempi per l’annunciato passaggio di consegne con Acque del Sud si restringono ogni giorno di più.

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