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La spedizione punitiva di Crotone

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CROTONE – «Non ho organizzato nessuna spedizione punitiva anche perché a mia figlia, in fondo, era stato fatto soltanto un complimento. Anzi, se avessi percepito una situazione di pericolo avrei denunciato alle forze dell’ordine e quella sera non mi sarei portata certo dietro un bambino di nove anni». Ha fatto lunghe dichiarazioni spontanee in aula, la presunta istigatrice del pestaggio nei confronti di Davide Ferrerio, il ventenne bolognese ridotto in fin di vita dopo la violenta aggressione subita l’11 agosto dello scorso anno per un clamoroso errore di persona.

L’esecutore materiale del tentato omicidio, aggravato dai motivi futili e abietti, il 23enne Nicolò Passalacqua, è stato già condannato a 20 anni e 4 mesi col rito abbreviato. Il processo col rito ordinario prosegue davanti al Tribunale penale di Crotone. Il presidente Edoardo D’Ambrosio intanto ha disposto una perizia sulle condizioni di Davide, ancora in coma, in stato vegetativo, per i gravi traumi procuratigli con due pugni al volto (il ragazzo è stato colpito anche con una ginocchiata allo sterno). In concorso con Passalacqua, e col ruolo di istigatrice, è accusata la 42enne, madre della 17enne alla quale il picchiatore, secondo l’accusa, voleva dimostrare i suoi sentimenti.

La ragazza è stata affidata in prova ai Servizi sociali dal Tribunale minore di Catanzaro che ha accolto la richiesta dell’avvocato Aldo Truncè. La donna, accusata di aver organizzato l’incontro con il titolare dell’account Instagram con le false generalità dell’ex fidanzato della ragazza al fine di dare una “lezione” a un 31enne (già prosciolto) che chattava con la figlia, si è sottratta all’esame degli imputati e, assistita dall’avvocatessa Tiziana Truncè, ha preferito rendere lunghe dichiarazioni spontanee, durante le quali si è detta anche «molto provata e dispiaciuta per la situazione che stanno vivendo i familiari di Davide, da madre e da nonna li capisco».

Inoltre, la donna ha dichiarato di non aver visto Passalacqua mentre colpiva Davide e di essersi soltanto accorta che l’imputato ha inseguito un ragazzo. Il terzo imputato nel filone processuale del rito ordinario è il rumeno Andrej Gaju, 29enne, che avrebbe partecipato alla spedizione punitiva mettendosi anche alla ricerca della persona con cui era stato concordato l’appuntamento.

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