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IL luogo dell'omicidio Corigliano

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La contestazione riguardo l’omicidio di Angelo Corigliano avvenuto a Mileto è presente nella conclusione indagini “Maestrale” e vede indagato Massimiliano Varone

VIBO VALENTIA – Un delitto che avvenne in risposta a quello commesso ai danni della famiglia Mesiano, appena un mese prima, con l’uccisione dell’anziano capofamiglia Giuseppe Mesiano, avvenuta il 17 luglio 2013. Era il 19 agosto del 2013 quando nella sua auto, a Mileto, un commando uccise Angelo Antonio Corigliano. Episodio per il quale il processo di primo grado ha visto l’assoluzione di Francesco Mesiano, Vincenzo Corso, Giuseppe Ventrice e Gaetano Elia. Mentre in Maestrale risultano indagati in concorso tra loro Salvatore Pititto, Domenico Iannello, Domenico Polito, Giuseppe Mazzitelli. E adesso – ed è questa la novità contenuta nella conclusione indagini di “Olimpo-Maestrale-Imperium” – nella lista figura anche Antonio Massimiliano Varone, “u cagnolu”. Il cui nome, come detto, in precedenza non compariva nelle carte dell’inchiesta condotta dai Carabinieri e coordinata dalla Dda del procuratore Nicola Gratteri.

Ricordiamo che l’accusa inquadra Pititto quale mandante del delitto. Pasquale e Salvatore Pititto nonché Domenico Polito quali ideatori del delitto ed organizzatori delle fasi esecutive dell’azione omicidiaria. Sempre Pasquale Pititto viene indicato come soggetto preposto a segnalare il passaggio della vittima ai killer, onde consentirgli di portare a compimento l’agguato. Polito di fare da vedetta e controllare che i Carabinieri in servizio presso la caserma di Mileto non si avvicinassero al luogo del delitto.

Iannello e Mazzitelli sono indicati quali “esecutori materiali. Componenti del commando che, a bordo di uno scooter, armati di pistola, raggiunsero la vittima all’esterno del bar “Blue Moon”. Qui, secondo l’accusa, spararono al suo indirizzo diversi colpi d’arma da fuoco, freddandolo sul posto. Vincenzo Corso, braccio destro di Francesco Mesiano e referente del sodalizio criminale Pititto-Iannello viene accusato di essere incaricato di presidiare i luoghi prescelti per l’agguato nonché di monitorare la vittima designata (ricordiamo che in primo grado Corso è stato assolto).

Giuseppe Ventrice e Gaetano Elia, poi, il primo quale titolare della ditta di autotrasporti ed effettivo utilizzatore dell’impianto di videosorveglianza installato presso il magazzino di proprietà del padre Rocco, sito a Mileto, il secondo quale tecnico installatore ed addetto alla manutenzione dell’impianto che, su richiesta di Francesco Mesiano e Corso, secondo l’accusa, avrebbero fornito loro il Dvr contenente le registrazioni delle immagini dei responsabili dell’omicidio di Giuseppe Mesiano. Responsabili che secondo la ricostruzione dell’accusa, che, il 17 luglio 2013 erano passati dinnanzi al magazzino per dirigersi sul luogo del delitto. (Anche nel caso di Ventrice ed Elia ricordiamo che in altro procedimento in primo grado c’è stata una sentenza di assoluzione).

Queste le accuse già cristallizzate sia nell’inchiesta Maestrale che in precedenza nell’indagine “Miletos” avente ad oggetto proprio i due fatti di sangue. Ebbene, nei confronti di Massimiliano Antonio Varone (difeso dall’avvocato Michelangelo Miceli) la contestazione è di essere incaricato di presidiare i luoghi prescelti per l’agguato. Nonché di “monitorare Corigliano” ucciso con numerosi colpi di pistola calibro 9×21 nella zona occipitale, in quella addominale e nell’area dorsale sinistra.

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