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Il summit di Campobello di Mazara, vicino al covo di Messina Denaro

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NON è un caso che tra i successori di Matteo Messina Denaro venisse indicato Stefano Fidanzati, referente nel Milanese del clan palermitano da sempre schierato con i corleonesi. Non è un caso che proprio a Milano, sede del consorzio tra le mafie ravvisato dalla Dda del capoluogo lombardo ma non dal gip, opererebbe “Zio Stefano”, come lo chiamano nelle conversazioni intercettate.

Ma pur essendo tra gli indagati di maggiore spicco nell’ambito dell’inchiesta che nei giorni scorsi ha portato all’operazione “Hydra”, il presunto erede del super boss non è neanche tra gli undici destinatari di misure cautelari (a fronte delle 154 richieste della Dda). Proprio il fatto che Fidanzati sia indagato viene addotto, nella mastodontica (5000 pagine) richiesta dei pm Antimafia, come argomento che giustifica il pericolo di fuga e quindi le esigenze cautelari, peraltro non ravvisate dal gip.

Gli inquirenti riportano un articolo del Giorno sulla figura di Stefano Fidanzati descritto appunto come il possibile successore del super latitante arrestato dopo 30 anni di irreperibilità e scomparso di recente. «È di tutta evidenza come queste notizie giornalistiche e televisive abbiano innalzato il livello di allerta degli indagati, potendoli indurre a rivalutare l’allontanamento funzionale a sottrarsi ad eventuali provvedimenti coercitivi connessi alla cattura dell’ex latitante ed alle indagini che ne stanno seguendo», scrive la pm Antimafia Alessandra Cerreti.

Gli inquirenti ipotizzano, infatti, che Stefano e Giuseppe Fidanzati potrebbero seguire nella latitanza il percorso tracciato da Gaetano Fidanzati, fratello e padre di quest’ultimi. “Don Tano”, da sempre ai vertici dello schieramento dei corleonesi all’interno di Cosa Nostra, ha trascorso ben due periodi in latitanza nel corso della sua vita. Il 22 settembre 1990 viene arrestato in Argentina a Buenos Aires e successivamente estradato in Italia, dopo aver trascorso tre anni di irreperibilità in seguito della condanna definitiva a 12 anni di carcere per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti nel maxiprocesso di Palermo.

Il primo magistrato che andò ad interrogarlo in Sud America fu Giovanni Falcone. Successivamente, il 5 dicembre 2009 viene arrestato a Milano, dopo un anno di latitanza, poiché raggiunto da due ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e omicidio.

Don Tano, però, è morto nel 2013 e da allora suo fratello Stefano avrebbe preso le redini del clan. È stato già condannato, tra l’altro, per aver svolto, nell’interesse della famiglia mafiosa dell’Arenella, attività finalizzate alla raccolta del pizzo, all’imposizione di subappalti nei lavori pubblici ed alla gestione del traffico di sostanze stupefacenti fra Palermo e le province di Genova e Milano.

Il pericolo di fuga, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, è divenuto ancora più attuale in seguito all’arresto di Messina Denaro, il 16 gennaio 2023. L’inchiesta documenta peraltro l’interesse dell’ultimo degli stragisti negli affari illeciti del sistema mafioso lombardo e come il mandamento di Castelvetrano sia rappresentato, in Lombardia, da Paolo Parrino Errante, che a lui riferiva, a quanto pare, delle questioni fondamentali per la vita dell’associazione mafiosa.

Gli inquirenti osservano peraltro che sono stati pubblicati vari servizi giornalistici in cui viene tratteggiata la vicinanza tra l’avvocato Antonio Messina, tra gli indagati, e Matteo Messina Denaro, con dovizia di particolari sulle perquisizioni eseguite presso alcuni immobili nella disponibilità del primo, indicati come “covi” dell’ex latitante. Diversi indagati – Gioacchino Amico, Antonino Galioto, Giuseppe Fidanzati, Paolo Aurelio Parrino Errante, Emanuele Gregorini ed altri – avrebbero partecipato a numerosi summit, sia in Lombardia che in Sicilia, proprio con Antonio Messina e questi ha partecipato al matrimonio di Goiacchino Amico.

Alcuni di questi incontri, peraltro, si sarebbero svolti proprio a Campobello di Mazzara, presso l’ormai noto bar San Vito, a meno di 100 metri dalla dimora del latitante. Paolo Parrino Errante, cugino di Messina Denaro, è stato pure intervistato da Rete 4. La famiglia Fidanzati, nessun esponente della quale è stato raggiunto dalla misura cautelare, svolgerebbe peraltro un ruolo determinante nell’affare del superbonus 110%, fiutato dal presunto consorzio mafioso dall’estate 2020.

I lavori di efficientamento energetico promossi dal Decreto Rilancio facevano gola ad Amico che si muoveva col supporto dei palermitani. I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano arrivano fino a Palermo per documentare uno dei tanti summit del presunto consorzio mafioso.

Nello studio di architetti in cui si discusse il progetto imprenditoriale c’era anche Stefano Fidanzati, “quello con la bicicletta”, come era indicato nelle intercettazioni forse con riferimento agli obblighi derivanti dalla libertà vigilata e al fatto che non ha la patente. In effetti, Stefano Fidanzati, a quell’incontro di particolare rilievo per le dinamiche della presunta associazione mafiosa a cui parteciparono altri pezzi grossi del clan, arrivò in bici.

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