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L'acciaieria di Taranto

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Si avvicina sempre di più il commissariamento dell’Ex Ilva. Urso dichiara che AdI non collabora sugli aiuti per l’indotto. Intanto lunedì a Palazzo Chigi il confronto tra l’esecutivo e i sindacati


La rottura tra Arcelor Mittal e Invitalia, soci in Acciaierie d’Italia, è nell’aria da giorni. Da ieri, con la sospensione degli incontri tra le parti che si teneva con la “mediazione” del Tribunale di Milano, appare ancora più vicina e l’amministrazione straordinaria. L’unica strada percorribile per mettere in sicurezza l’ex Ilva e tentare l’impresa del risanamento.
Uno scenario, quello del commissariamento dell’Ex Ilva, che già in mattinata, intervenendo in video collegamento a una tavola rotonda organizzata dalla Cgil a Bari, il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, – voce del governo, parte pubblica della società attraverso Invitalia, controllata del Mef – aveva definito “un’eventualità molto concreta”, esprimendo preoccupazione, in particolare, per le imprese e i lavoratori dell’indotto.

EX ILVA VERSO IL COMMISSARIAMENTO

“Il confronto fra socio pubblico e privato – ha spiegato il ministro – non sembra aver sortito la soluzione che tutti auspicavamo, che potesse garantire la continuità produttiva e il rilancio del sito siderurgico, e quindi la salvaguardia di un asset fondamentale non solo per la siderurgia italiana, ma per l’industria manifatturiera del nostro Paese”. Un manifatturiero che “esiste ed è fiorente”, ha sostenuto. “Perché a monte c’è un’industria siderurgica italiana, che dobbiamo salvaguardare e rafforzare. Perché attraverso il Mediterraneo potrà crearsi una filiera siderurgica che potrà essere competitiva in Europa”.

Che i rapporti tra i soci siano ormai logori lo si desume anche dall’attacco del ministro all’azienda – guidata da Lucia Morselli per conto del colosso franco-indiano dell’acciaio – cui imputa una mancata “collaborazione” sul fronte delle tutele per le imprese e i lavoratori dell’indotto garantite dal dl ex Ilva bis, poi confluito nel decreto che rivede la procedura dell’amministrazione straordinaria ora in Commissione Industria del Senato, dove la prossima settimana prenderanno il via le votazioni sugli emendamenti.
“L’azienda a oggi non ha fornito alcuna informazione estratta dai propri database in merito alle imprese che possono utilizzare gli strumenti che abbiamo messo in campo con il decreto legge” ha affermato Urso. “Le informazioni fino a oggi trasmesse – ha concluso – sono parziali. Per esempio non è stata comunicata la composizione del debito, e se si tratti di crediti certi, liquidi ed esigibili. Ci si è limitati, a una lista molto incompleta, a informazioni su alcune decine di imprese a fronte di qualche migliaio”.

LUNEDÌ IL CONFRONTO TRA ESECUTIVO E SINDACATI

Lunedì i rappresentanti delle aziende dell’indotto dell’ex Ilva (Aigi, Casartigiani Puglia, Cna Taranto, Confindustria Taranto, Confapi Taranto, Confartigianato Puglia e Federmanager) e del governo si incontreranno a Palazzo Chigi (alle 18). Sul tavolo la richiesta all’esecutivo di garanzie che scongiurino il rischio che i crediti vantati nei confronti di AdI, circa 140 milioni, diventino carta straccia in caso di ricorso all’amministrazione straordinaria. Così come avvenne nel 2015 quando fu commissariata l’Ilva dei Riva. Lo stesso giorno, a stretto giro, seguirà l’incontro con i sindacati per fare il punto sulla vertenza.
Tra l’azienda e i sindacati lo scontro è ad alta tensione. Come prova quello diretto tra il leader della Uilm, Rocco Palombella, e l’ad Lucia Morselli che non ha mandato giù l’accusa di aver detto bugie durante l’audizione in Senato. Accusa respinta al mittente con una querela come allegato.
Un altro fronte aperto è quello con i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria. Lo scorso 13 febbraio hanno puntato il dito contro l’azienda che non avrebbe intenzione di fornire le informazioni necessarie a proseguire l’ispezione del sito tarantino interrotta il 2 febbraio. AdI ha risposto con una lettera firmata da Morselli, bollandole come infondate e contraddittorie. Lo stato degli impianti “si verifica tramite la visita di persona agli impianti stessi e questo l’obiettivo della vostra presenza in stabilimento”. E quindi le informazioni non sono “in nessun modo conditio sine qua non per l’effettuazione dell’ispezione richiesta. Non esiste alcun obbligo imposto alla scrivente di fornire prima, durante o dopo l’ispezione una o più delle informazioni da voi richieste”, si evidenzia nella missiva.

PER ADI BOCCIATA IN TRIBUNALE LA DOMANDA DI MISURE PROTETTIVE CAUTELARI

Adi deve anche fare i conti con la nuova bocciatura arrivata dal Tribunale di Milano. Respinta la domanda di misure protettive cautelari chieste dall’azienda che – si legge nell’ordinanza – abbiano come effetto “l’inibitoria per gli istituti di credito dalla facoltà di segnalare in Centrale Rischi e alla Crif l’intervenuta sospensione dei pagamenti nel corso delle trattative nonché di revocare le linee di credito già esistenti ed utilizzate”. Non solo. Secondo i giudici meneghini mancano del tutto “ragionevoli e concrete prospettive di risanamento della società”. Anche a fronte di “un finanziamento bancario con garanzia pignoratizia da parte di Morgan Stanley” che risulta “molto lontano dall’essere ipotizzato”. E comunque “sottoposto a tempistiche lunghe e condizioni di non immediata realizzazione”, tra cui il faticosissimo accordo tra i soci. Eventualità che sembra farsi sempre più remota.


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