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Il luogo dell'omicidio

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Eseguita l’autopsia sul cadavere del 40enne Michele Petrino ucciso sabato dallo zio, non sono ancora chiare le dinamiche dell’omicidio di Rapolla il cui autore, Vincenzo Petrino, si trova nel carcere di Potenza


RAPOLLA (POTENZA) – Continuano le indagini a seguito dell’omicidio di Rapolla: eseguita ieri mattina (18 febbraio 2024) l’autopsia sul cadavere di Michele Petrino, 40 anni, ucciso sabato 17 febbraio mattina dallo zio, Vincenzo Petrino che, intanto, si trova nel carcere di Potenza.
L’uomo è stato sentito nella caserma dei carabinieri di Melfi già nella serata di sabato. A interrogarlo il pubblico ministero Antonella Mariniello, a cui l’uomo ha raccontato del clima di grande tensione che c’era in famiglia da tempo. Mariniello ha confermato il fermo e domani dovrebbe svolgersi l’udienza di convalida dell’arresto dinnanzi al gip di Potenza.

Zio e nipote vivevano in due case adiacenti in contrada Cerro Cigliano a Rapolla.
Al pm Vincenzo Petrino avrebbe raccontato di alcune minacce ricevute dal nipote e fatto riferimento a denunce che aveva presentato in precedenza.
A rendere molto teso il clima le diverse posizioni su come dover gestire un terreno di proprietà della famiglia. Alterchi continui che avrebbero confermato anche gli altri testimoni ascoltati dopo l’omicidio nella caserma dei carabinieri di Melfi.

La tragedia intorno a mezzogiorno di sabato, dopo l’ennesimo litigio. Stando a una prima ricostruzione, Michele stava scendendo dalla sua auto, parcheggiata davanti alla casa dello zio. Forse una parola di troppo – è un particolare da chiarire – fatto sta che Vincenzo ha imbracciato il suo fucile da caccia, legalmente detenuto, e ha sparato contro il nipote, uccidendolo sul colpo. Da Potenza è arrivata nelle campagne di Rapolla anche un’eliambulanza, ma non si è potuto salvare l’uomo.

Sulla dinamica dell’omicidio di Rapolla, in cui ha perso la vita il 40enne Michele Petrino, non c’è ancora molta chiarezza neppure dopo l’autopsia. Ma stanno indagando a fondo i carabinieri di Melfi. E non è servito a sciogliere tutti i dubbi l’interrogatorio di Vincenzo Petrino, che sembra versasse in uno stato di confusione. Su indicazione del difensore, Carmine Ramunno, l’uomo ha poi scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Sarà decisivo quindi comprendere cosa abbia provocato, sabato mattina, la reazione di Vincenzo Petrino.

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