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Le imbarcazioni attraccate al porto di Schiavonea

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Grande preoccupazione per l’insediamento della Baker Hughes da parte dei pescatori che si vedranno sfrattati dalla banchina dove attualmente attraccano


CORIGLIANO ROSSANO – Insediamento della Baker Hughes e preoccupazioni dei pescatori che si vedranno sfrattati dalla banchina presso la quale, attualmente, attraccano i loro pescherecci.
Lo spostamento previsto, dalla banchina per la quale insieme ad altre due l’Autorità di Sistema presieduta dall’ammiraglio Andrea Agostinelli ha già dato il via libera accogliendo la richiesta di concessione per i prossimi trent’anni al colosso americano, non offre lo stesso riparo alle loro imbarcazioni. In forze al piano industriale di 60 milioni di euro di Nuovo Pignone, braccio italiano della multinazionale statunitense, che vede la realizzazione di enormi capannoni su le tre principali banchine del porto di Schiavonea, i pescatori verranno sfrattati.
La nuova possibile collocazione, però, vedrebbe i pescherecci in balìa delle correnti e del vento, che dall’imbocco principale del porto, verso il mare aperto, si insinuano all’interno delle vasche. Saranno come piccole barchette di carta alla mercè delle intemperie atmosferiche.

Nessun porto sicuro, dunque, ma solo un mero e poco efficace riparo, poco efficiente. Il rischio concreto è che i pescherecci, spinti dal vento, possano urtare continuamente contro i muri della banchina. Sono queste le preoccupazioni dei marinai.
Quello del pescatore è un mestiere duro fatto di notti insonni, segnati dal sole dell’estate e dal freddo gelido dei mesi invernali. Un’antica arte che si tramanda da generazioni. E che richiede sacrificio e una passione intrinseca con l’amore verso quello specchio blu che fomenta una economia vivace. A Schiavonea di Corigliano Rossano, questa antica e radicata “arte” raccoglie sempre meno “adepti” nelle nuove generazioni. Sono sempre in meno i “nuovi” che tramandano il mestiere dei genitori.

Da una parte, dunque, la mancanza di volontà di abbracciare quella che di fatto è il retaggio di una comunità legata a doppio filo con il mare. Dall’altro le politiche nazionali e europee che stringono come un cappio.
Troppe cose sono cambiate a causa delle direttive europee che spesso non tengono conto delle realtà piccole. Ma, anche del periodo covid e della guerra tra Ucraina e Russia, i cui strascichi restano tangibili. Troppi vincoli, lamentano, e limitazioni. “La pesca non paga più”. Aumenti del carburante, principale voce di spesa, che negli ultimi due anni ha subito rincari nella misura del 150 per cento. Da cinquanta centesimi a litro il costo è triplicato, nonostante su questo tipo di carburante non insistano le accise. Una crisi che peggiora col passare del tempo e che continua a mettere in ginocchio un settore vitale per l’economia del comune unico.
Si affacciano ora le preoccupazioni per il possibile insediamento della Baker Hughes che con il suo futuro traffico di navi e gli scarichi dell’attività svolta potrebbe influire sulla fauna esistente. Last but not least la paventata, poi neanche troppo, ipotesi di realizzare un parco eolico off shore nel mar Jonio.

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