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Sergio Mattarella

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Il richiamo del presidente della Repubblica Mattarella dopo le cariche della Polizia con i manganelli alle manifestazioni pro Palestina


ROMA – Il giorno dopo le cariche della polizia contro gli studenti alle manifestazioni non autorizzate pro Palestina, tocca a Sergio Mattarella mettere ordine e intervenire con un secondo richiamano a distanza di 24 ore. L’opposizione chiede le dimissioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e invoca una presa di posizione da parte di Giorgia Meloni.

MATTARELLA STIGMATIZZA L’USO DEI MANGANELLI

Ma è Mattarella a scendere in campo con una nota. Il presidente della Repubblica Mattarella «ha fatto presente al Ministro dell’Interno, trovandone condivisione, che l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento». Il centrosinistra plaude al richiamo dell’inquilino del Colle. Elly Schlein sostiene che «le parole di Mattarella hanno già detto tutto quello che c’era da dire» e sottolinea «il silenzio del Governo e di Piantedosi». Fratelli d’Italia non ci sta e diffonde una nota in cui sostiene che sia la sinistra a spalleggiare i violenti.

OSVALDO NAPOLI, MATTARELLA I MANGANELLI E IL VUOTO DEL GOVERNO

In questo contesto il più malizioso è Osvaldo Napoli, membro della segreteria di Azione, che si rivolge direttamente a Giorgia Meloni. «Tace la presidente del Consiglio. Parla, e pronuncia parole di netta condanna per le manganellate della polizia contro gli studenti, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La presidente Meloni, se fosse a palazzo Chigi eletta direttamente dal popolo, con il suo mutismo avrebbe trasmesso l’idea che a Pisa è stato tutto ok. Mattarella in questo caso ha riempito il vuoto del governo. Ogni giorno la cronaca ci fornisce mille buone ragioni per considerare il premierato una vera sciagura per la democrazia italiana».

GIORGIA MELONI E IL G7 DI KIEV

Già, Meloni. La presidente del Consiglio si trova a Kiev, per un G7 straordinario in occasione dell’anniversario del conflitto tra Russia e Ucraina. Ed è proprio in quel consesso che la premier ribadisce il sostegno a Zelensky. «Continuiamo a sostenere l’Ucraina in quello che ho sempre ritenuto il giusto diritto del suo popolo a difendersi. Questo presuppone necessariamente anche il sostegno militare perché confondere la tanto sbandierata parola pace con la resa, come fanno alcuni, è un approccio ipocrita che non condivideremo mai». E ancora: «Il messaggio che voglio inviare oggi a Zelensky e a tutto il popolo è che non sono soli, siamo profondamente grati a questo popolo per continuare a lottare. La sicurezza dell’Ucraina e quella dell’Europa coincidono».

FORZA ITALIA RIPARTE DA TAJANI

Tutto questo succede nel giorno finale del congresso di Forza Italia. All’Eur è riunito lo stato maggiore degli azzurri assieme agli oltre 1200 delegati. Antonio Tajani viene incoronato segretario di Forza Italia all’unanimità. Il vicepremier e ministro degli Esteri ha ricevuto un messaggio da parte di Marina Berlusconi e dell’intera famiglia Berlusconi. Un messaggio in cui «si congratulano per l’elezione e mandano anche un messaggio e un augurio a tutti voi in vista delle europee. La famiglia Berlusconi continua a seguire con affetto e attenzione e rispetto dei ruoli la più bella creatura di Silvio Berlusconi che è Forza Italia».

Tajani è emozionato per l’elezione a segretario: «Sono felice ma sento una grande responsabilità sulle spalle non è facile indossare la fascia da capitano dopo che l’ha indossata Silvio Berlusconi, non sarò mai Maradona però ce la metterò tutta cercando di coinvolgere il maggior numero di persone».
Il neo segretario sottolinea l’importanza della squadra e della classe dirigente: «Qui non c’è un segretario, non ci sono 4 vice non 3 capigruppo e altri dirigenti nazionali, c’è una classe dirigente nazionale in grado di essere il punto di riferimento dal nord al sud dell’Italia a che è in grado di assumersi la responsabilità di guidare questo Paese». Un partito che punta al 10% alle prossime europee. «Guardiamo al grande partito dell’astensione: quella fascia di elettori che sta tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. Sono convinto che queste persone cercano un punto di riferimento, serietà, stabilità e affidabilità. E questo noi vogliamo essere».


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