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Marsilio, candidato alla presidenza dell’Abruzzo per il centrodestra: «In Sardegna solo un incidente, io vincerò», ma si teme lo sgambetto del voto disgiunto


Marco Marsilio, candidato del centrodestra per la presidenza della Regione Abruzzo fa professione di ottimismo. «La Sardegna è stata solo un incidente, io vincerò. Penso che nessun abruzzese voti pensando alla Sardegna e che nessun sardo abbia votato pensando all’Abruzzo. Ognuno pensa alla sua situazione. Poi è chiaro che le vittorie galvanizzano un campo e ne preoccupano un altro, fa parte della normale amministrazione. Non siamo nati ieri e sappiamo gestire questi fenomeni».

CENTRODESTRA E VOTO IN ABRUZZO: «NESSUN EFFETTO TODDE»

Marsilio, dunque, si mostra sereno in vista del voto del 10 marzo, escludendo categoricamente un effetto domino negativo per la coalizione. Fedelissimo di Meloni, Marsilio marca le distanze tra Abruzzo e Sardegna spiegando che l’isola «veniva da una vicenda difficile. Il centrodestra aveva vissuto una fase critica a livello di consenso regionale, inoltre il cambio di strategia, naturalmente, ha inciso», osserva ricordando la sofferta uscita di scena del presidente leghista, Solinas.

«Ma sapevamo che era una partita difficile – dice – Dispiace che per tremila voti non si sia riusciti a raddrizzare la situazione, ma si era partiti da una prospettiva persino peggiore».
Archiviata la Sardegna, Marsilio si concentra sul suo Abruzzo, escludendo che ora ci sia un maggior coinvolgimento dei leader nazionali: «Non scopriamo oggi che ci sono le elezioni. La campagna elettorale è stata programmata da tempo. L’impegno del governo c’è stato e c’è a prescindere dalla campagna elettorale. Il governo non è mai stato così presente in questa regione».

LEGA ALLA CARICA

Insomma, ciò che era previsto prima viene confermato ora. Così come il giorno clou della campagna elettorale, il 5 marzo, quando Meloni, Tajani e Salvini saranno insieme sullo stesso palco a Pescara. Peccato, però, che non tutti nel centrodestra siano ottimisti come Marsilio. Qualcuno teme lo sgambetto come accaduto in Sardegna. Il centrosinistra si è dimostrato avversario tosto e i sondaggi per Marsilio, storico sodale di Meloni, non sono più così favorevoli come fino a qualche giorno fa.

Non per niente nel centrodestra, sotto la patina dell’unità, le tensioni restano tutte: e, seppure con toni pacati, la Lega non fa mistero delle aspettative per un cambio di registro nei rapporti tra i partiti, quando si tratta di scegliere i candidati per le elezioni amministrative. Matteo Salvini indossa i panni del saggio: «Ogni tanto cadere può servire a fare un esame per fare di più e meglio. Non do la colpa a Truzzu, è stato un voto sardo per i sardi così come il 10 marzo sarà un voto in Abruzzo per gli abruzzesi».

Il vicesegretario Andrea Crippa lo dice più chiaramente: «Bisogna ascoltare i territori, considerare le capacità e non solo i rapporti di forza». Archiviata con la sconfitta di Truzzu la destituzione di Solinas, ora la Lega guarda alle altre realtà locali che andranno al voto. Con in testa un nome in particolare: Luca Zaia. La convinzione del Carroccio è che la lezione sarda non può essere ignorata: «Non basta il consenso nazionale per vincere sui territori. Bisogna scegliere il candidato giusto, quello che rappresenta meglio le istanze locali».
Un ragionamento che per il Carroccio non ha una impersonificazione più naturale che nel governatore del Veneto, da 15 anni alla guida della Regione. Ecco, allora, che la Lega vuole tornare alla carica per l’eliminazione del limite di due mandati, che già nelle settimane scorse ha mandato in fibrillazione la maggioranza. Del resto, prosegue il ragionamento leghista, «se scegli il candidato sbagliato l’esito è quello della Sardegna: il dato di Cagliari dice tutto», insistono i leghisti guardando alla débâcle di Truzzu nella città da lui amministrata.

CENTRODESTRA IN ABRUZZO: IL VOTO DISGIUNTO

Discorso in qualche modo scivoloso, per i leghisti, alla prese con l’accusa di aver alimentato il voto disgiunto che ha penalizzato Truzzu: «Non scherziamo, lo escludiamo categoricamente», ribadiscono i leghisti. Con Andrea Crippa che ammonisce: «A me hanno insegnato che in politica come nella vita bisogna saper vincere, ma soprattutto saper perdere. Quando perdi non vai a cercare capri espiatori altrove. Il voto disgiunto è una scelta spontanea che hanno fatto alcuni elettori».

La sintesi la tira un parlamentare di lungo corso del Carroccio: «Ora è ovvio che ci si aspetta una riflessione: l’auspicio è che Meloni entri nella modalità Berlusconi. Quando il partito più grande e che esprimeva il leader era consapevole di vincere grazie alla coalizione. Un atteggiamento del tutto diverso da chi pensa che la coalizione vince perché vince lui».
Il primo banco di prova non è lontano: si attende il ritorno al principio della riconferma degli uscenti per i prossimi passaggi, dalla Basilicata all’Umbria fino, appunto, al Veneto. Ma, soprattutto, il primo vero banco di prova sarà l’Abruzzo tra pochi giorni.


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