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Tre misure cautelari a Isola Capo Rizzuto dopo la denuncia delle vittime di usura. Nella morsa anche un ludopatico, gli indagati si appropriano della tessera del Rdc


ISOLA CAPO RIZZUTO – Ancora una volta una vittima di ludopatia finisce nella morsa degli usurai. E ancora una volta l’usura viene esercitata all’ombra dei clan di Isola Capo Rizzuto. E ancora una volta gli arresti scattano su denuncia delle vittime, segnando un’inversione di tendenza in un territorio difficile. Sembra un copione già visto lo scenario messo a nudo da un’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato a tre misure cautelari per prestiti con tassi d’interesse spropositati, ben oltre la soglia prevista dalla legge, e con l’aggravante di aver agevolato la cosca Arena.

Il gip distrettuale di Catanzaro Luca Bonifacio, accogliendo la richiesta del pm Pasquale Mandolfino, ha applicato la custodia cautelare in carcere per Pietro Fiore Pullano, la custodia domiciliare per Tommaso Mercurio e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Antonio Mazzea. A tutti è contestata la recidiva.
Pullano e Mercurio sono stati già coinvolti in inchieste antimafia. Il primo è detenuto dopo l’operazione Garbino. Il secondo è coinvolto nell’operazione Golgota (chiesta per lui una pena di sei anni e sei mesi di reclusione). Mazzea, invece, è un noto vetraio ma alle forze dell’ordine è già noto per fatti di usura.

USURA A ISOLA CAPO RIZZUTO, I FATTI CONTESTATI AGLI INDAGATI

Due gli episodi contestati, secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Crotone.
In un caso, Pullano si sarebbe fatto promettere dalla vittima, avvalendosi di Mercurio quale intermediario, a titolo di corrispettivo per l’erogazione di un prestito di 3mila euro, interessi mensili di 350 euro. In quattro mesi gli interessi sarebbero così lievitati fino a 1750 euro, oltre il tasso del 58 per cento. Continui sarebbero stati i solleciti di Mercurio che avrebbe organizzato incontri tra il creditore e la vittima.

Mazzea, invece, a fronte di un prestito di 5mila euro, si sarebbe fatto consegnare dalla vittima la sua tessera del reddito di cittadinanza con l’aggiunta di ulteriori quattro mensilità, per arrivare alla somma di 2800 euro a titolo di interessi. Interessi imposti che così avrebbero superato il 56 per cento.
Nelle settimane scorse un’altra operazione antiusura condotta dalla Dda a Isola, sempre dopo la denuncia delle vittime.

Per Salvatore Parisi, di 67 anni, e Francesco Savoia, di 53, è già fissato il processo col giudizio immediato all’udienza del prossimo 23 maggio. Sei gli imprenditori che sarebbero stati da loro vessati. Operano nel settore dell’edilizia, dell’agricoltura, delle assicurazioni, della macellazione di animali e del commercio. Versavano in stato di difficoltà quando hanno chiesto finanziamenti anche per qualche decina di migliaia di euro. Venivano loro imposti tassi usurari che, secondo l’accusa, potevano arrivare fino a un tasso annuale del 200 per cento.

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