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Il litorale di Napoli

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Un comitato permanente potrebbe aiutare l’Europa a guardare il futuro e il Sud in modo diverso: a Napoli la conferenza dei Paesi Mediterranei


Poche settimane fa avevo ricordato un preciso comportamento della Commissione Affari Costituzionali europea che, nel mese di ottobre dello scorso anno, aveva votato, a larga maggioranza, il testo di riforma dei trattati da presentare al Parlamento europeo e al cui interno emergeva chiaramente un rafforzamento del ruolo legislativo del Parlamento Europeo; inoltre tale proposta sostituiva la assurda unanimità con una maggioranza qualificata in un numero rilevante di decisioni prese in Consiglio europeo e includeva una rilevante crescita del budget europeo.

Tuttavia nel Consiglio del 13 dicembre, sempre dello scorso anno, si è invece fatto solo un accenno al tema delle riforme. È vero che la proposta di riforma discussa nel mese di ottobre sia stata poi quasi dimenticata nel Consiglio del 13 dicembre, tuttavia dal 2009, cioè dopo l’atto di riforma di Lisbona, una simile proposta era senza dubbio quella più avanzata e, forse, più rivoluzionaria.

Precisavo infine che il Consiglio di dicembre non l’aveva approfondita ed approvata perché ormai si era coscienti di essere alla fine di un quinquennio ma sicuramente un simile atto, a detta dei massimi livelli della stessa Comunità, diventerà la base di una riforma che potrebbe portarci, addirittura, verso la costituzione degli Stati Uniti d’Europa entro i prossimi dieci anni. Infine, sempre qualche settimana fa, precisavo che questa volta eleggeremo parlamentari che entreranno in un Parlamento che vaglierà norme e direttive che non hanno più la “tranquillità” del ricorso al veto da parte di uno o più Stati. Cioè non disporremo più di un Parlamento democratico ma non incisivo, democratico ma non determinante nella approvazione di determinate scelte strategiche. Insomma non sarà una sede dove inviare premiati o puniti per meriti o per incapacità!

Ho fatto questa premessa perché non possiamo non considerare quanto questo processo riformatore inciderà sulle scelte e sui comportamenti non solo della Italia ma dell’intero assetto comunitario nei confronti dell’intero bacino del Mediterraneo. E questa volta non sarà solo il Consiglio o la Commissione a decidere ed a modificare sostanzialmente determinate linee strategiche ma sarà il Parlamento; un Parlamento caratterizzato sicuramente da un forte bipolarismo, cioè da una forte contrapposizione tra uno schieramento di centro destra ed uno schieramento social democratico.

Ebbene, tutto questo consentirà alla nuova Unione Europea di:

  • Rivedere il quadro geografico e geo economico dell’impianto che aveva dato origine alle Reti Trans European Network (TEN – T)
  • Riconsiderare le risorse assegnate o da assegnare a determinati progetti chiave dell’intera sistema comunitario
  • Ridefinire il ruolo della offerta portuale ed interportuale relativa sia al Mare del Nord che al bacino del Mediterraneo
  • Portare a compimento l’ingresso nella Unione Europea di Paesi come il Montenegro, l’Albania e la Turchia
  • Dare rilevanza agli itinerari terrestri capaci di offrire condizioni alternative al canale di Suez come l’asse Bassora – Bagdad – Ankara – Mar Nero

Questi possibili cambiamenti coinvolgono direttamente o indirettamente proprio i Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, sia appartenenti o non ancora appartenenti alla Unione; li coinvolge perché, in fondo, riaccende una proposta lungimirante, da me già ricordata in passato, di coinvolgimento diretto di tutti i Paesi del bacino nella ridefinizione delle Reti TEN – T.

Non possiamo, infatti, dimenticare quanto proposto formalmente nel 2005 dalla Commissaria europea Loyola De Palacio “sulla opportunità di ampliare le Reti TEN – T interessando direttamente i 9 Paesi ancora non inclusi nella Unione Europea ed ubicati nel contorno del bacino del Mediterraneo”.
L’Italia, nella persona dell’allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi, condivise la proposta e fornì il massimo supporto alla De Palacio nella concreta identificazione della stessa proposta e nella possibilità di garantire adeguate risorse per consentire una continuità alle reti stradali e ferroviarie ubicate nei Paesi del bacino anche se esterni alla Unione.

Inoltre nel 2008 l’allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli avviò l’apertura dei lavori di aggiornamento delle Reti TEN – T e, seguendo le indicazioni della De Palacio, denunciò la necessità di dare il massimo supporto al sistema delle Reti gravitanti nell’articolato sistema Mediterraneo e fissò, per la primavera del 2009, l’avvio dei lavori a Napoli. Alla riunione formale di Napoli Matteoli invitò anche i 9 Paesi che si affacciavano sul Mediterraneo e che non erano ancora membri della Unione Europea. I lavori di Napoli durarono tre giorni e videro la presenza dei Ministri dei Trasporti di 37 Paesi (28 della Unione Europea e 9 esterni alla Unione Europea). Furono molto interessanti gli interventi dei Ministri di Israele, del Libano e della Turchia perché intravidero, nell’asse stradale che si affacciava sul Mediterraneo e legato alle Reti TEN – T, una misurabile occasione di continuità non solo infrastrutturale ma, anche, politica.

Senza dubbio questi atti di lungimiranza della De Palacio, di Lunardi o di Matteoli forse cominciano ad essere determinanti nel nuovo approccio al “Mediterraneo”. Questa volta la politica, la strategia dell’intero bacino non la fa più un singolo Paese ma la intera Unione Europea e tutti i Paesi che si affacciano sul bacino. Penso sia finita la politica delle singolarità, la politica delle rendite di posizione, la politica dei gratuiti egoismi e credo la serie di eventi esogeni imprevedibili che hanno caratterizzato proprio il teatro economico del bacino in questi ultimi mesi ci impongono, da subito, la istituzione di un primo strumento innovatore: la Conferenza permanente dei Paesi del Mediterraneo a Napoli.

Iniziative analoghe sono state proposte ed in alcuni casi avviate dalla Francia e dalla Spagna ma, a mio avviso, senza ottenere una adeguata incisività ed una obbligata sistematicità. Invece riteniamo che una simile proposta, alla luce anche dei temi prima elencati e che sicuramente la nuova Unione Europea affronterà, debba essere supportata da un organismo come la “Conferenza permanente”.
È solo una proposta, è solo una gratuita provocazione, tuttavia anche la “Carta di Napoli” voluta dal Primo Festival Euromediterraneo (FEUROMED) era stata una provocazione e poi si è rivelata un riferimento chiave delle decisioni assunte. Per questo cerchiamo di non sottovalutare una simile proposta.


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