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Antonio Scurati

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Nel monologo di Scurati, letto in tutte le piazze d’Italia per il 25 aprile, mancava l’attualità: oggi il nuovo fascismo si è trasferito a sinistra


Nelle manifestazioni di ieri il monologo censurato di Antonio (O)Scurati è stato letto in tutte le piazze d’Italia. Siamo condannati a sorbirci questi autodafé a causa di quei vertici della Rai poco accorti che, per evitare una critica ingenerosa al governo, hanno fornito alle opposizioni la possibilità di appiccare il fuoco alla coda di paglia che rivela le origini di Giorgia Meloni.
È un peccato. In occasione della Festa della Liberazione ci sarebbero state parole più nobili e sincere da leggere nelle manifestazioni. Per esempio quelle del brano dettato da Piero Calamandrei che campeggia sul monumento alla Resistenza di Cuneo. Ma, visto come sono andate le cose, mi assumo l’arbitrio di consegnare al titolare del monologo epurato qualche consiglio che, a mio modesto avviso, avrebbe reso più credibili sia il testo che l’autore.
Riporto in grassetto sul testo del monologo di Scurati i suggerimenti non richiesti e sicuramente non accolti a causa della propensione all’autocensura che traspare con troppa evidenza.

IL NODO DEL DELITTO MATTEOTTI

«Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario (il partito fondato dai socialisti riformisti di Filippo Turati dopo la loro espulsione dal Psi su ordine di Lenin), l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come aveva lottato per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro. Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania. Poi Mussolini non esitò, intervenendo alla Camera, ad assumersi – lui solo come un gangster – la responsabilità (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto. Un altro gangster come Putin non ha avuto la sfrontatezza di ammettere la sua responsabilità nell’assassinio di Alexei Navalny. Gli è bastato raccontare che il suo principale oppositore era deceduto in carcere per cause naturali come capita ai detenuti anche in Occidente. In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944».

LE VITTIME DEI NAZISTI COME LE VITTIME DI HAMAS

Ed eccole, dunque, queste stragi, le più efferate: «Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati. Come le vittime israeliane dei terroristi di Hamas il 7 ottobre. Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia? Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via. Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei, frutto avvelenato di quello stesso antisemitismo che sta riemergendo, indisturbato, dall’immondezzaio della storia negli ultimi mesi anche in Italia) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023)».

IL NUOVO FASCISMO TRASFERITO A SINISTRA

«Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo e in presenza di un’altra pagina eroica di resistenza del popolo ucraino che richiama i valori di quanti il 25 Aprile del 1945 salutarono la libertà conquistata con le armi. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana». E il governo sarà impotente nell’affrontare l’insorgere di un nuovo fascismo che si è trasferito all’estrema sinistra attribuendosi la mistificazione dell’antifascismo.


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