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Partiamo dai dati sicuri e dalle vittorie nette. Sandro Principe trionfa a Rende, diventata nel tempo un hub economico e culturale, una delle poche città calabresi che non perde abitanti: lui fu eletto sindaco per la prima volta nel 1980, quando il suo sfidante in questa tornata, Marco Ghionna, aveva cinque anni. A Ghionna, ingegnere, non basta il legame con le professioni, il suo impegno fin dai tempi delle liste universitarie.

Dopo il commissariamento, i cittadini hanno voluto premiare l’esperienza, magari ha pesato anche la feroce campagna per il no alla Grande Cosenza: Principe si è impegnato come ai vecchi tempi ed ha infilato un uno-due che peserà anche negli equilibri regionali. È una vittoria contro le logiche di partito, anche di quelli nati l’altro ieri come il Movimento 5 Stelle: indiscutibile. Lui ne approfitta per dire subito che i partiti non esistono più: magari non è vero, ma il loro effetto in questo voto non si vede. In lieve aumento il numero degli elettori, intorno al 61%, brilla il 70% di votanti a Isola Capo Rizzuto, e la partecipazione non è mai un brutto segnale.

Nell’alto Tirreno si ripete in piccolo un fenomeno analogo: a Scalea, Cetraro e Paola eletti sindaci che già in passato hanno indossato la fascia tricolore. Partendo da nord: a Scalea passa Mario Russo, che della cittadina molto amata dai russi fu primo cittadino la bellezza di 25 anni fa. È fallito il ricambio, la lista dei giovani ha evidentemente deluso, lui stesso ha cercato di svecchiare la sua formazione, sempre con una impronta di centrodestra.

È invece di centrosinistra, e non a caso legato a Principe, anche il neo-sindaco di Cetraro Giuseppe Aieta (un non so che di vecchio municipalismo socialista che torna in questo voto, per i pochi che lo ricordano). Anche Aieta è stato sindaco in passato, ha governato per dieci anni, trova una cittadina cambiata ma non troppo, dove resta evidente la pressione della criminalità organizzata. A Paola Roberto Perrotta, anche lui di centrosinistra, viene eletto per la quarta volta.

Ed ecco Lamezia dove il risultato di Doris Lo Moro sembra al momento sotto le aspettative. Come a Vibo, il centrodestra non ha presentato il sindaco uscente, puntando su Mario Murone. Professore universitario e avvocato, avrà ora il compito di recuperare al ballottaggio l’altro candidato di area. Gianpaolo Bevilacqua che porta in dote un pacchetto decisivo di voti, intorno al 20 per cento.

Male il centrosinistra, che è arrivato a queste elezioni diviso fino all’ultimo momento (ma evidentemente meno degli avversari). Lo Moro portava la sua specchiata storia personale, la sua passata esperienza di sindaca. E la tragedia familiare che ha avuto solo recentemente la forza di raccontare: il padre e il fratello uccisi dalla ‘ndrangheta, due vittime rimaste senza giustizia. Al momento, non basta. Servirà ora uno sforzo supplementare per compattare l’elettorato, magari coinvolgendo Giannetto Speranza, altro sindaco storico del centrosinistra cittadino, lui che dichiarò: “Non voglio i voti dei mafiosi”.

Nel reggino, Scilla, Melito e San Lorenzo hanno di nuovo un sindaco e provano a uscire dall’eterna emergenza: fanno tutti riferimento al centrosinistra. Nell’altro Ionio, a Cassano, effetto opposto a quello di Principe. Resta intorno al 40% Carmen Gaudiano, fortemente sponsorizzata dal tre volte sindaco, il socialista Giovanni Papasso. Vince Gianpaolo Iacobini, con una lista che fa riferimento al centrodestra.

Resta da capire quanto abbiano pesato su questo voto la situazione nazionale e il governo regionale (centrodestra), e magari l’influenza dei sindaci dei capoluoghi (centrosinistra). All’apparenza, poco. I risultati sono legati a logiche locali, e a personaggi con una popolarità personale. Occhiuto è stato più discreto delle altre volte (pesava il ricordo del comizio e delle elezioni perdute a Corigliano-Rossano), alla fine sarà il voto di Lamezia a dare il risultato definitivo. Per ora, i risultati sono di gomma.

L’augurio dei cittadini è solo quello del buon governo: la maggior parte di questi comuni usciva da commissariamenti, mancati quorum, connivenze, scandali, scioglimenti. La Calabria ha bisogno di una sana normalità.

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