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La causa intentata dagli Stati democratici e dalle imprese sui Dazi inseriti da Trump, la cancellazione delle tariffe ora indebolisce il presidente e la Casa Bianca si prepara al ricorso alla Corte Suprema.
Un duro colpo alla politica commerciale di Donald Trump, è quello che ha inferto ieri la Corte americana per il commercio internazionale (United States Court of International Trade) con una storica sentenza. Il tribunale, che negli Stati Uniti svolge il ruolo di massimo organo decisore civile per quanto riguarda le dispute in campo commerciale e doganale, ha decretato che i dazi varati dall’amministrazione guidata dal tycoon newyorchese sono invalidi in quanto frutto di un abuso dei poteri presidenziali. La decisione è stata presa all’unanimità del panel di tre giudici – uno nominato da un’amministrazione democratica e due da amministrazioni repubblicane, uno dei quali da Trump stesso – incaricato di deliberare sulla questione.
La Corte ha accolto così i ricorsi presentati da una coalizione di 12 Stati a guida democratica capitanati dall’Oregon e dalla V.O.S. Selection, un’azienda di impresari del vino con sede a New York che ha agito in rappresentanza di numerose piccole imprese pesantemente penalizzate dall’introduzione dei dazi. Ironicamente, proprio l’amministrazione Trump nei mesi scorsi aveva combattuto per far trasferire alla Corte per il commercio la giurisdizione delle varie cause presentate in giro per il Paese, nella convinzione che il suddetto tribunale avrebbe potuto essere più incline verso le ragioni del governo rispetto alle corti locali.
IL NODO LEGALE E L’INTERPRETAZIONE DELL’IEEPA
Sul piano legale lo scontro si è concentrato sull’interpretazione della legge sui poteri economici per le emergenze internazionali (International Emergency Economic Powers Act, IEEPA) del 1977, che autorizza il governo americano a prendere contromisure commerciali per rispondere a emergenze nazionali contingenti. Ma secondo la Corte del commercio la legge «non autorizza il presidente a imporre dazi senza limiti». Sebbene infatti la legge non precisi cosa esattamente possa definirsi emergenza, lasciando tale incombenza al decisore politico, il tribunale non ha ritenuto che questo significasse concedere di fatto carta bianca al ramo esecutivo. «I dazi istituiti a livello mondiale e come ritorsione – si legge infatti nella sentenza – eccedono qualsiasi autorità concessa al presidente dalla legge per regolare le importazioni attraverso l’imposizione di dazi».
I “DAZI UNIVERSALI” DI TRUMP E LE MOTIVAZIONI CONTESTATE
Trump – durante il famigerato “Liberation Day” con tanto di ormai iconica tabella dei dazi – aveva infatti colpito oltre 150 Paesi con tariffe doganali di varia entità, asserendo che il disavanzo commerciale tra Stati Uniti e gli altri Stati rappresentava un’emergenza nazionale sufficiente per invocare l’IEEPA. Nel caso di Messico e Canada, invece, Washington aveva motivato i suoi dazi con motivazioni molto politiche, sostenendo che le rappresaglie commerciali fossero necessarie per costringere i governi dei due Paesi a limitare l’afflusso di migranti irregolari e droga negli Stati Uniti. Per i giudici tuttavia queste non costituirebbero una condizione sufficiente per invocare un’emergenza nazionale, da cui la sentenza che smonta i “dazi universali” varati dall’amministrazione Trump. Resteranno comunque in vigore i dazi specifici sull’acciaio e l’alluminio, che sono stati attuati sulla base di un’altra legge.
LE REAZIONI: TRIONFO PER GLI OPPOSTORI, SCONTRO DALLA CASA BIANCA
«La legge è chiara: nessun presidente ha il potere di aumentare le tasse [i dazi, ndr] da solo ogniqualvolta lo desideri» ha esultato Letitia James, la procuratrice generale di New York. Inutile dire che la cosa non farà felice l’inquilino dello Studio Ovale. Il portavoce della Casa Bianca non ha esitato a parlare di «un vero e proprio golpe giudiziario», accusando la Corte di «interferire con il mandato democratico del popolo americano, che ha votato per un cambiamento radicale nella politica commerciale». Lo stesso Trump, in un post infuocato su Truth Social, ha sparato a zero: «Un gruppo di giudici non eletti ha appena deciso che la Cina, l’Europa e i burocrati globalisti possono continuare a derubare l’America. Non finirà qui. La lotta per la libertà economica è appena cominciata».
PROSSIMI PASSI E IMPATTO SULLA POLITICA COMMERCIALE
Secondo le indiscrezioni, l’amministrazione starebbe valutando di richiedere un pronunciamento allo stesso Congresso, dove i repubblicani mantengono il controllo delle due camere ma solo con un margine molto stretto e sono inoltre divisi sull’utilità dei dazi. Un passaggio parlamentare allungherebbe i tempi di approvazione. L’alternativa più probabile è un ricorso alla Corte Suprema. In attesa del suo pronunciamento, le autorità Usa hanno già fatto sapere che i dazi rimarranno in vigore. La sentenza però segna un momento spartiacque nel braccio di ferro tariffario intrapreso dagli Stati Uniti contro il governo.
In particolare, essa disinnesca di colpo l’intera politica commerciale trumpiana che la sua retorica pugilistica ha voluto trasformare da policy protezionista (come era, del resto, sotto la precedente amministrazione Biden) a pistola puntata contro l’economia internazionale. Una minaccia dal sapore di ultimatum: negoziate immediatamente accordi commerciali con gli Stati Uniti oppure pagate le conseguenze dello shock economico. L’ultimatum di Trump aveva scatenato il caos sui mercati, in particolare inaugurando uno scontro frontale con la Cina fino a far tremare la tenuta stessa dei titoli di Stato americani. L’amministrazione americana aveva allora varato una sospensiva per permettere di avviare con più serenità i negoziati commerciali, nella convinzione di potersi sedere al tavolo da una posizione di forza. Il danno inferto alla legittimità delle politiche trumpiane ne limita ora l’agibilità politica e disarciona i negoziatori americani dal loro ruolo ricattatorio.
LA CINA DEFINISCE I DAZI DI TRUMP PROVOCATORI E ILLEGALI
Non a caso la Cina si è affrettata a chiedere che Washington abolisca i propri dazi definiti provocatori e illegali. Anche la trattativa con l’Ue, in attesa della scadenza del prossimo 9 luglio, partirà ora in salita dal momento che la scure tariffaria di Trump ne uscirà inevitabilmente spuntata. Se la Corte Suprema dovesse confermare il pronunciamento della Corte per il commercio internazionale, assisteremmo a un umiliante rovesciamento dei ruoli: avendo fatto pagare per mesi a imprese e nazioni esorbitanti dazi illegali, il governo americano dovrà rimborsare i danneggiati sborsando decine di miliardi di dollari. Per aver promesso una “età dell’oro” insomma, Trump potrebbe presto essere costretto a vendere i gioielli di famiglia.
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