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A oltre 40 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, la ricerca della verità continua tra silenzi istituzionali, la forza di chi non si è mai arreso e nuove prove.


«Il silenzio è il crimine peggiore» parole tratte dal trailer della serie netflix Vatican Girl che ha avuto un ruolo importante nella riapertura dell’inchiesta sul caso più discusso della cronaca italiana degli ultimi 50 anni. Inizia così il talk svoltosi il 4 Maggio nell’ambito del Sabato del Villaggio, al Teatro Costabile di Lamezia Terme.

È Raffaele Gaetano a moderare l’incontro con Pietro Orlandi e l’avvocata Laura Sgrò, che hanno ripercorso ciò che dal 1983 continua ad essere un mistero. Molte le piste, Pietro dichiara «non ne ho mai abbandonata nessuna» tranne quella dell’allontanamento volontario; in ognuna c’è stato sempre un fondo di verità da considerare. «Quali escludere…–aggiunge l’avv.Sgrò– Quella del terrorismo internazionale legata ad Ali Agca, un grandissimo depistaggio; da approfondire quella della Magliana/De Pedis, e della pedofilia; una finanziaria e una legata ad un abuso sessuale, probabile oggetto di ricatto. Ipotesi recenti che mai nessuno si sarebbe aspettato da quel 22 Giugno ‘83, e di quella che sembrava una banale fuga momentanea di una quindicenne.»

La serie che riapre l’inchiesta

La scomparsa di Emanuela si è rivelata una questione che lega Chiesa, Stato e Criminalità. Per Pietro, questi 42 anni non sono passati «È come la pellicola di un film che rivivo ogni volta che lo racconto, ricordo tutto da quel momento in poi. Noi eravamo una famiglia del Vaticano, mio nonno e mio padre ci lavoravano. La nostra infanzia è stata bellissima, ci sentivamo protetti, pensavamo che il male non esistesse e che fossimo presi per mano dal Papa. “Dall’altra parte”, non era sicuro.»

Poi, quel giorno alle 20:15, Emanuela non torna a casa, e quel senso di sicurezza crolla. «Mentre noi la cercavamo, il Papa sapeva già della sua scomparsa, avvertito dalla segreteria di stato della chiamata dei presunti rapitori.» Ma come mai la scomparsa di una quindicenne ha destato così tanta preoccupazione da avvertire il Papa che non ne ha fatto parola? Ci si chiede come mai il Vaticano, che si è sempre tirato fuori dalle situazioni scomode, da questa non riesca ad uscirne. Ciò fa capire che non ci sia stata collaborazione dall’inizio.

Interviene Sgrò «ci viene detto che attacchiamo il Vaticano, ma l’aiuto che ci fu per l’attentato di Giovanni Paolo II, non c’è stato per il rapimento di Emanuela; Dunque, siamo noi i cattivi o è la storia che parla?» Sgrò, che segue il caso dal 2017 dichiara che l’inchiesta non viene riaperta finché non muore Ratzinger e debutta la serie Vatican Girl. «il Vaticano ha avuto paura. Da ogni parte del mondo arrivavano messaggi di solidarietà» accenna un sorriso Pietro.

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Un intreccio di Stato, Chiesa e criminalità

Sappiamo per certo, che ancora oggi c’è chi rema contro la Verità, lo dicono le prove, i fascicoli la cui esistenza è stata negata per anni e che sono da poco emersi. Gli Orlandi hanno cercato un confronto con molti all’interno della santa sede, ma c’è chi di Emanuela non ne vuol proprio parlare. “Parolin mi disse – esclama Orlandi – il papa non ti riceverà mai, e così è stato. Io non sono un ipocrita, non voglio commentare la morte di una persona, ma mi dispiace di quello che è stato il suo comportamento. Ho provato fino agli ultimi mesi ad incontrarlo, ma non c’è stata mai possibilità. La frase che ha detto “Emanuela è in cielo” mi ha fatto male. Non accuso nessuno, ma sono convinto che lui fosse a conoscenza del fatto in quanto Papa”.

L’avvocata conclude con le parole di suo padre: “se vuoi accompagnare queste persone, prendile per mano ma non lasciarle mai”. Ciò che ho imparato dagli Orlandi, è che la verità non è trattabile, ed essa si deve inseguire.» Rispetto al futuro pontificato, Pietro si esprime così: «Sembra assurdo che sia il quarto di questa storia, e che dovrò ricominciare da capo con tutte le richieste. Penso che verità e giustizia siano alla base del ruolo del pontefice, e spero che il nuovo Papa abbia il coraggio di seguire gli insegnamenti dati dalla sua fede.»

Questo è il primo appello pubblico che fa dopo la morte di Francesco, e che rivolge al suo successore «Che chiuda questa falla aperta da troppo tempo, affinché si recuperi la reputazione della chiesa e si dia la verità agli italiani.»

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