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Il centro storico di Fiumefreddo Bruzio

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LA LOCANDINA dice: “Quale futuro per i paesi spaesati?”: Fiumefreddo Bruzio un futuro ce l’ha, non solo per la sua bellezza. Nasce così, alla fine di una mattina piena di idee, un manifesto da sottoporre alla politica, prima e dopo la campagna elettorale.

1) Il paese deve vivere tutto l’anno, perché è una comunità. Non un luogo di passaggio, ma un gruppo, grande e piccolo, di cittadini attivi.

2) Il paese ha bisogno di servizi, altrimenti non esiste. Servono la farmacia, l’ufficio delle Poste, la bottega degli alimentari (a prezzi non turistici), l’edicola. I servizi vanno mantenuti anche se sono in teoria “anti-economici”, se vanno in rosso. A parte che non è sempre così, lo spopolamento crea un danno molto più grave. E le conseguenze sociali sono senza prezzo.

3) I paesi-cartolina o come si direbbe oggi instagrammabili non hanno senso senza gli abitanti, che sono parte del panorama, dell’armonia del posto.

4) Un paese da solo non può fare nulla. Serve una rete, e soprattutto serve che i cittadini stessi valorizzino i loro luoghi. Ci vuole un respiro regionale, meridionale: la conoscenza reciproca, la case-history moltiplica le buone pratiche, come ha raccontato Fiorello Primi, presidente de “I Borghi più belli d’Italia”. Un’associazione dove molti paesi calabresi hanno chiesto di entrare, ma non tutti ce l’hanno fatta. Per esempio, Santa Severina c’è, ma quanti la conoscono?

5) Abbiamo bisogno di due forme di inventario. C’è quello artistico – a Fiumefreddo in corso una ricerca dell’università di Camerino che coinvolge altre nazioni mediterranee – che ha bisogno di fondi e di persone. Ci sono cappelle sperdute nella nostra regione, dove puoi trovare sculture di AntonelloGagini, il problema è capire chi ha le chiavi della chiesetta. Alessandra Porto ha giustamente ricordato che la ricostruzione di Notre-Dame è stata possibile solo perché esisteva un archivio digitale della cattedrale. Peraltro, il capo del cantiere digitale di Notre-Dame è l’architetto Livio De Luca, che è nato ad Amantea e ha studiato a Reggio. E poi c’è un altro inventario da fare: quello delle case, degli edifici pubblici condannati all’abbandono (e di quelli da abbattere). Sempre a Fiumefreddo, c’è un’esperienza positiva da raccontare, e non è l’unica.

6) Bisogna favorire i ritorni e frenare le partenze. Lo stesso esempio di De Luca lo dimostra: abbiamo menti eccelse in tutto il mondo che sono pronte a dare un contributo culturale, professionale, affettivo. In quanto alle partenze, l’unico modo di contenerle è quello di ridare vita ai paesi. Ci vorranno anni, se se ne parla è un primo, piccolo risultato.

7) Bisogna favorire la formazione e l’aggiornamento delle competenze. Basta con i favori personali, i lavori trasmessi per via familiare, l’assistenzialismo, le concessioni da perpetua campagna elettorale, i pacchetti di voti che passano da una parte all’altra. Ci vogliono professionisti certificati e studenti motivati.

8) La sanità è un diritto, una voce di spesa preoccupante nel bilancio regionale: questo lo ripetiamo ogni giorno. Se Fiumefreddo riprende slancio, è anche grazie al progetto “La Casa di Rosa”, una struttura che ha appena ottenuto dal comune uno stabile abbandonato da vent’anni, al centro del paese. Una onlus che offre un servizio di senologia diagnostica, dotato di tecnologia avanzate, pronta a collaborare con i servizi territoriali pubblici. Una residenza per donne, gestita da donne. Un progetto di salute che guarda anche ai corretti stili di vita, al movimento, all’alimentazione: comincia con la prevenzione, e accompagna la paziente nei momenti di stress. L’ideatore, il dottor Raffaele Leuzzi, è uno degli artefici della rinascita del paese. Intorno a “Casa di Rosa” sono annunciate iniziative pubbliche, corsi di aggiornamento per tecnici. Gli effetti, per niente banali: molte calabresi non dovranno prendere auto, treno o aereo per una visita. E Fiumefreddo ne avrà un indotto, anche in termini, come dice Leuzzi, di “braccia rubate all’edilizia selvaggia”. Anche se informarsi sui giornali non è uno sport molto diffuso, abbiamo raccontato altre esperienze del genere, come per esempio il centro di medicina solidale di Pellaro (RC), nato dentro una struttura pubblica abbandonata, nonostante l’ostruzionismo dei privati.

9) A proposito di alimentazione, il cibo deve essere buono, pulito e giusto. Maria Cristina Mazzei di Slow Food Calabria, ha portato esempi virtuosi come il caciocavallo di Ciminà, la cui difesa ha ridato vita e reddito a un paese aspromontano. La nostra regione può vantare altre ricchezze del genere, ognuno di voi ne ha in mente qualcuna. Fiumefreddo è famosa per la frittata senza uova, uno straordinario piatto povero. Ma manca la coltivazione della patata, che arriva da fuori.

10) Come il cibo, anche il lavoro deve essere buono, pulito e giusto. Bisogna favorire le esperienze di agricoltura sostenibile e di giusta retribuzione. In Calabria ci sono.

11) Bisogna far capire ai giovani che quello del contadino è un bellissimo mestiere. Che oggi c’è molta scienza e tecnologia che aiuta la coltivazione della terra, non bisogna vergognarsi. E ci sono esperienze di produzione e commercio di vino – nel Savuto come nel Cirotano – che nascono da giovani tornati a casa, magari a ridare anima e futuro a una collina abbandonata dove il nonno aveva piantato la vite.

12) Bisogna avere il senso del limite. Lo sfruttamento intensivo dei luoghi, l’overtourism che agita il sottile equilibrio di alcune località marine, va contenuto e governato. Molti cittadini si fanno scacciare, nel nome del reddito da B&b, dal posto che li ha visti nascere.

13) Questa è casa nostra, questa terra è la mia terra, come in quel film. Bisogna recuperare l’orgoglio dei luoghi, preservarli, l’occhio vuole la sua parte. Come fanno a convivere, a pochi chilometri di distanza, un borgo leccato con le sua piantine annaffiate ogni giorno e un conglomerato disordinato pieno di abusi?

14) Non c’è solo il turismo, l’enogastronomia, l’agricoltura, la buona sanità. L’importante, come scrive sempre Vito Teti, è dare un valore economico, una prospettiva alla Restanza. E la tecnologia è parte decisiva di ogni progetto.

15) Naturalmente ci vuole tempo, ma se non ora, quando? Senza la politica, non si può fare nulla. Servono le proposte e le leggi. È la politica che deve dare la maggior parte delle risposte, stimolata dalla tensione attiva dei cittadini.

Teniamoci da parte questo piccolo manifesto nato dal contributo di Martina Attenni (docente universitaria), Giorgia Caputo (assessora Fiumefreddo), Teresa Cavaliere (Cgil), Raffaele Leuzzi (medico e ideatore del modello Fiumefreddo), Maria Cristina Mazzei (SlowFood), Alessandra Porto (Guida turistica), Fiorello Primi (Borghi più belli) e Piero Schiavello (giornalista). Facciamo fiorire altre Fiumefreddo, altre Sant’Agata delBianco, altre Camini, altre Santa Severina. Ogni paese ha una storia da raccontare.

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