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I Precari Uniti CNR in piazza a Roma con la FLC CGIL per chiedere stabilità e futuro alla ricerca pubblica.
Si è svolta oggi la manifestazione nazionale dei precari della ricerca, convocata dalla FLC CGIL e sostenuta dai Precari Uniti del CNR, insieme ai colleghi e alle colleghe di INFN e CREA. Un’iniziativa partecipata con cui il mondo della ricerca pubblica ha voluto lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile al Governo: occorrono fondi straordinari nella Legge di Bilancio per completare la stabilizzazione del personale precario e restituire alla ricerca italiana il ruolo strategico che merita.
Precari Uniti CNR: una piazza unita per il futuro della ricerca
«La ricerca non si rottama: si valorizza, si stabilizza, si finanzia» – hanno ribadito i Precari Uniti CNR dal palco, davanti a una piazza gremita di ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi provenienti da tutta Italia. La mobilitazione ha denunciato il rischio concreto che, senza nuovi stanziamenti, centinaia di lavoratori e lavoratrici perdano il posto entro la fine dell’anno, privando il CNR – il più grande ente di ricerca del Paese – delle sue forze più giovani, qualificate e produttive.
Un risultato parziale, una battaglia ancora aperta
Nel dicembre scorso, grazie alla pressione costante dei precari e al sostegno delle forze di opposizione – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – erano stati ottenuti in Legge di Bilancio i fondi che avevano permesso di avviare le prime 180 stabilizzazioni al CNR. Un risultato importante, ma parziale: quasi 4000 lavoratori restano ancora in una condizione di precarietà, a fronte di un organico complessivo in cui i contratti a tempo determinato rappresentano quasi un terzo del totale.
Un appello alla responsabilità politica
Dal corteo è arrivato un appello diretto al Governo: sostenere la ricerca pubblica non è solo un dovere morale, ma una scelta strategica per il futuro del Paese. I manifestanti hanno ricordato come la dispersione delle competenze e delle professionalità costruite negli anni rischi di compromettere i risultati del PNRR e di rallentare il motore stesso dell’innovazione italiana. «Non chiediamo privilegi – hanno dichiarato – ma la possibilità di continuare a contribuire alla crescita del Paese. La ricerca non può fermarsi».
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