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Dal 2021 al 2024 il Pil in Basilicata è cresciuto solo del 2,3%, quattro volte meno della media del Sud. Il rapporto Svimez parla di industria in crisi e di “trappola del capitale umano”: il 74% dei laureati lascia la Basilicata.


È il pil del periodo 2021-2024, oltre alla grande fuga dei giovani laureati che scelgono di andare via, il tallone d’Achille della Basilicata che emerge con più evidenza dal rapporto Svimez sull’economia e la società del Mezzogiorno.

BASILICATA, PIL IN CADUTA E FUGA DEI GIOVANI

I numeri del rapporto hanno un obiettivo molto preciso: la crescita dello 0,6% nel 2024 è definita «modesta» (anche se uguale a quella della Puglia, superiore a quella della Calabria e inferiore ai valori economici espressi da Campania, Sicilia e Sardegna) e «determinata da un’espansione delle costruzioni al di sotto delle aspettative, da un’apprezzabile crescita dei servizi e dalla contrazione del valore aggiunto industriale».

I DATI DELLO SVIMEZ

Il problema è però che mentre tra il 2021 e il 2024 il pil del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,5%, quello lucano si è fermato al +2,3% (una progressione definita «deludente», nel rapporto), vale a poco meno di quattro volte la media del Sud Italia e quasi un terzo della media nazionale (che invece si è fermata al 6,3%). Analisi che lo Svimez supporta con dati di contesto come quello relativo alle difficoltà espresse dall’industria lucana che dal 2021 al 2024 ha visto erodere il proprio valore aggiunto del 14,1% (al contrario, il settore delle costruzioni è cresciuto fino al 28,5%).

BASILICATA E LE DIFFICOLTÀ NEL SETTORE INDUSTRIALE

Un segmento economico, quello dell’industria, che secondo i dati espressi nel rapporto nello stesso periodo ha perso il 10,9% degli occupati, mentre invece sono aumentati gli addetti di altri settori produttivi quali le costruzioni (13%), i servizi (+7,3%) e all’agricoltura (5,4).
Il rapporto cita la Basilicata anche per «la vocazione industriale delle grandi imprese» che è particolarmente marcata nel Mezzogiorno, dove concentrano più del 50% dell’occupazione e oltre il 60% del valore aggiunto complessivamente generato dall’universo delle unità locali appartenenti alle grandi imprese. «Internamente all’area meridionale emergono tuttavia differenze significative: Basilicata, Abruzzo e Molise si collocano in testa alla graduatoria nazionale per presenza di attori industriali nel pull di grandi imprese».

LA QUESTIONE DAZI

Su tutto si aggancia oggi anche la questione dei dazi americani, una nuvola nera che minaccia l’Italia e che secondo Svimez potrebbe costare alla Basilicata lo 0,2% in termini di valore aggiunto (nel 2024 l’export regionale verso il mercato statunitense ha avuto una dimensione, secondo lo Svimez, di 117 milioni). Per guardare alle città, Potenza nel 2022 ha registrato un pil di 2,6 miliardi, decima tra i comuni capoluogo, e Matera invece di 2 miliardi.

TRA PIL E LA “TRAPPOLA DEL CAPITALE UMANO”

Ma la ferita più grande viene dalle nuove generazioni perché la Basilicata, pur essendo capace di formare competenze di alto livello, non riesce a trattenerle: lo Svimez la chiama “trappola del capitale umano”, indicando investimenti pubblici spesi nella formazione che vanno poi ad alimentare la crescita di altre regioni o altri paesi. Un elemento trasversale nel Mezzogiorno. Per quanto riguarda infatti il tasso di permanenza e uscita dopo la laurea «Basilicata e Molise presentano tassi di uscita superiori al 50%, rispettivamente del 74% per la Basilicata, equamente ripartito verso le regioni del centro-nord e del Mezzogiorno, e del 56% per il Molise (35% verso il centro-nord)».

IL PARADOSSO

E in questo ambito si registra un altro paradosso, perché «Molise, Abruzzo e Basilicata, le regioni con i tassi di uscita più elevati, riportano anche i maggiori tassi di attrattività di immatricolati da fuori regione, rispettivamente del 46%, del 34% e del 24%, soprattutto di studenti provenienti dal Mezzogiorno (36% per il Molise, 24% per quel che riguarda la Basilicata e 20% Abruzzo). Il rapporto poi cita anche la nona Relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale della Commissione europea, che ha introdotto il concetto di “trappola per lo sviluppo dei talenti” per descrivere quelle regioni che, a causa di dinamiche demografiche e socio-economiche sfavorevoli, non riescono ad attrarre né a trattenere giovani qualificati.

BASILICATA REGIONE “TRAPPOLA” PER LO SVIMEZ

E la Basilicata da questo punto di vista è classificata come “regione in trappola”, insieme a Campania, Puglia, Calabria, Molise, Sicilia e Sardegna. Una nota positiva riguarda il settore agricolo che, si legge tra le pagine del rapporto, «a livello nazionale prosegue nel suo ridimensionamento: (-10,2% in Italia), con cali marcati nel nord-ovest (-19,4%) e nel centro (-15,4%), e una flessione più contenuta nel Mezzogiorno (-4,5%). Tuttavia – si secondo Svimez- alcune regioni meridionali come Campania (+4,4%), Puglia (+1,8%), Basilicata (+5,4%) e Sardegna (+4,8%) segnano un aumento, dovuto in parte all’ampliamento di produzioni di qualità, in parte alla ripresa di segmenti esportatori dell’agroalimentare».

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