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Si riaccendono le polemiche sulla Bonifica del Sin di Crotone: il sindaco Voce contesta il modello commissariale, il commissario Errigo rivendica il lavoro svolto


CROTONE – Anno nuovo polemiche vecchie sulla questione, ancora irrisolta, della bonifica del Sin di Crotone.
Si riaccende, infatti, il confronto tra il commissario alla bonifica, il generale Emilio Errigo, il cui mandato è scaduto da tempo, ed il primo cittadino di Crotone, Vincenzo Voce, e non solo. Da un lato l’ex commissario rivendica il lavoro svolto e critica duramente politica locale e attivisti; dall’altro il sindaco Vincenzo Voce replica contestando l’efficacia del modello commissariale e chiedendo risultati concreti per la città.

Errigo chiarisce innanzitutto che il suo incarico «si è concluso alla sua naturale scadenza», senza colpi di scena o retroscena: «Da calabrese avrei sperato un’altra chiusura. Avrei voluto festeggiare con i miei conterranei il totale e incondizionato ripristino di un’area altamente compromessa, portandola da uno stato di degrado a uno stato sicuro, salubre e utilizzabile».
Nella sua ricostruzione, l’ex commissario avrebbe voluto «vedere molti più camion in movimento, cantieri aperti, uso delle discariche autorizzate, operai al lavoro» e poter stringere la mano alla comunità dicendo: «Ci siamo riusciti insieme».

IL BILANCIO DI ERRIGO

Rivendica però il ruolo del servitore dello Stato: «Un uomo delle istituzioni, quando il Governo decide, quando la magistratura si esprime, prende atto con rispetto, chiude il fascicolo, consegna per iscritto ciò che ha fatto con serietà e senso del dovere e va avanti, pronto alla prossima sfida. Con dignità e senza sceneggiate». Da qui il fastidio per alcune critiche, definite «battute da bar», rivolte dall’attivista Pino Greco e dal sindaco Voce: secondo Errigo, l’idea che serva un “commissario vero” tradurrebbe in realtà il desiderio di un commissario “ad personam”, «accomodante, obbediente, manovrabile, uno che non disturba, non chiede, non controlla».

Nel suo bilancio, Errigo ricorda che, dopo l’uscita di scena della precedente commissaria, «la bonifica del Sin era rimasta ferma, immobile e paralizzata per cinque anni» e che in quel periodo «non è stato prodotto un solo atto risolutivo capace di sbloccarla». «Cinque anni non sono un’opinione: sono un fatto amministrativo», osserva, chiedendosi «concretamente, nei fatti» cosa avessero fatto politica territoriale e attivisti prima della sua nomina. A suo dire, il problema non sarebbe il commissario, ma «una parte della politica territoriale poco avvezza alla reale risoluzione dei problemi della gente».

Per Errigo «la bonifica non è un tema di destra, sinistra o centro ma un problema civile, sociale, ambientale, sanitario che riguarda tutti». Denuncia invece «divisioni, risse, calcoli, grandi silenzi, articoli e dichiarazioni roboanti» che non si traducono in atti concreti: «Le dichiarazioni non bonificano i terreni, i comunicati stampa non rimuovono i rifiuti, le manifestazioni non sostituiscono i procedimenti amministrativi».
Rivendica di aver «chiesto e acquisito centinaia di atti, ricostruito iter bloccati, riaperto interlocuzioni istituzionali e avviato le condizioni giuridiche e operative per l’apertura dei cantieri», lasciando «non una bonifica conclusa, ma una bonifica rimessa in moto».

BONIFICA CROTONE: PER IL SINDACO VOCE, LE DICHIARAZIONI DEL COMMISSARIO ERRIGO SANNO DI AUTODIFESA

Sul fronte opposto, il sindaco Vincenzo Voce dice di aver letto «con un certo stupore» il lungo comunicato di Errigo, che a suo giudizio assomiglia più a «un’autodifesa polemica che a una sobria relazione di fine mandato», «infarcito di giudizi personali, sarcasmo e attacchi» a chi ha il dovere di rappresentare «una comunità ferita da decenni di inquinamento, omissioni e promesse mancate». Voce precisa che la sua critica «non è all’uomo Errigo, ma al modello commissariale che, ancora una volta, non ha prodotto risultati concreti e visibili per la città». La frase «se i commissari devono essere come i precedenti, meglio nessuno» non sarebbe arroganza, ma «la fotografia amara di una realtà che i cittadini di Crotone conoscono fin troppo bene».

«Il sindaco non fa battute da bar», afferma Voce, spiegando di aver raccolto «stanchezza e rabbia» della popolazione. «Ai cittadini non interessano le ricostruzioni burocratiche, le polemiche con gli attivisti o le dispute su chi abbia mostrato più o meno zelo amministrativo. Ai cittadini interessano i risultati». Il primo cittadino respinge «con fermezza» l’idea che chiedere risultati significhi volere un commissario “obbediente” o “manovrabile: «È una narrazione comoda, ma falsa. Crotone chiede istituzioni efficaci, trasparenti e risolutive, non figure che si limitino a certificare quanto sia difficile bonificare, né tanto meno a scaricare sulle amministrazioni locali responsabilità storiche che affondano in decenni di scelte sbagliate».

GRAVE E RIVELATORE IL TENTATIVO DI DELEGITTIMARE LE BATTAGLI EDLE COMUNE

Voce giudica «grave e rivelatore» il tentativo di delegittimare le battaglie condotte dal Comune, ricordando che su molti nodi contestati «i Tribunali hanno già dato ragione alle posizioni dell’Ente», confermando, secondo lui, la fondatezza delle scelte assunte. «Chi governa processi straordinari deve accettare il giudizio pubblico, soprattutto quando i risultati non sono all’altezza dell’emergenza», aggiunge, sostenendo che sarebbe stato «più serio e responsabile riconoscere che il modello adottato non ha funzionato» piuttosto che attaccare chi denuncia.

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