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Reggio, sul ponte sul Calopinace sei anni dopo è ancora il nulla. Per il rappresentante di “Reggio Protagonista” scatta la richiesta della verità e delle responsabilità.


A sei anni dall’avvio dei lavori, il ponte sul Torrente Calopinace resta un’opera incompiuta, sospesa tra promesse, ritardi e interrogativi. Una vicenda che torna oggi al centro dell’attenzione grazie all’iniziativa del sindacalista Nuccio Azzarà rappresentante del movimento civico “Reggio Protagonista”, che in data 17 marzo ha formalmente presentato al Comune di Reggio Calabria una richiesta di accesso civico generalizzato e accesso documentale per acquisire tutti gli atti relativi alla realizzazione dello scavalcamento in quota alla foce del torrente. Un’infrastruttura di appena trenta metri che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto rappresentare un collegamento strategico tra il Lungomare Falcomatà e il Parco lineare Sud, unendo il centro città alla zona meridionale e favorendo la mobilità pedonale, ciclabile e veicolare.

LE PROMESSE MANCATE A REGGIO E I DUBBI TECNICI SUL PONTE CALOPINACE

Era il 31 luglio 2020 quando il sindaco Giuseppe Falcomatà annunciava pubblicamente la consegna dei lavori, stimandone la durata in 120 giorni e presentando l’opera come un simbolo di connessione urbana e riqualificazione. A distanza di anni, però, quel progetto non ha ancora trovato compimento. Secondo quanto evidenziato da Azzarà, non solo il ponte non è stato ultimato, ma nell’opinione pubblica si è ormai radicata la convinzione che qualcosa non abbia funzionato come previsto. A destare particolare preoccupazione sarebbero le differenze di quota tra la superficie del ponte e le strade di collegamento, una pendenza significativa che potrebbe rendere complessa – se non problematica – la realizzazione degli innesti viari. Un aspetto che apre scenari delicati: errori di progettazione, criticità in fase esecutiva o scelte tecniche non adeguate sono tra le ipotesi che circolano, senza che però sia mai arrivata una comunicazione chiara e definitiva da parte dell’amministrazione.

SILENZIO ISTITUZIONALE E RISCHIO DI DANNO ERARIALE

Nel corso degli anni si sono susseguiti annunci, scadenze e rassicurazioni da parte degli assessori competenti, ma nessuna delle date di ultimazione indicate è stata rispettata. Un silenzio istituzionale che, secondo il firmatario della richiesta, ha finito per alimentare dubbi e sospetti.Da qui la decisione di “rompere gli indugi” e procedere con un accesso agli atti, con l’obiettivo di verificare concretamente lo stato dell’opera e accertare eventuali responsabilità. In particolare, l’attenzione è rivolta a un possibile aumento dei costi: qualora le opere necessarie per collegare i diversi livelli stradali comportassero spese aggiuntive non previste nel progetto originario, si potrebbe configurare un potenziale danno erariale.

TRASPARENZA E FUTURO DELL’OPERA

Uno scenario che, se confermato, aprirebbe la strada a valutazioni di natura giuridica e amministrativa, con possibili responsabilità a carico dei soggetti coinvolti. La vicenda del ponte sul Calopinace si inserisce così in un quadro più ampio, che riguarda il rapporto tra programmazione delle opere pubbliche, trasparenza amministrativa e fiducia dei cittadini. Un’opera nata per unire rischia oggi di diventare simbolo di una distanza sempre più marcata tra annunci e realtà. In attesa di risposte ufficiali, la città resta con un’infrastruttura incompiuta e una domanda ancora aperta: cosa è successo davvero al ponte sul Calopinace?

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