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Nuova inchiesta sull’uso dei cellulari in carcere da parte di soggetti affiliati alle cosche di ndrangheta e camorra. Chiesto il processo per 46 indagati a chiusura indagini
Nuova inchiesta sull’uso dei cellulari in carcere da parte di soggetti affiliati alle cosche di ndrangheta e camorra. La guardia di finanza del comando provinciale di Vibo Valentia ha comunicato a 46 persone l’avviso di conclusione indagini. Sono tutte indiziate di associazione mafiosa, estorsione aggravata ed accesso indebito dei cellulari nei penitenziari.
L’attività d’indagine svolta congiuntamente tra il nucleo di polizia finanziaria e Gico di Catanzaro è il prolungamento di un’altra inchiesta partita nell’aprile dello scorso anno, dove si era accertato che numerosi soggetti delle cosche calabresi riuscivano a comunicare dal carcere con altri soggetti vicini al sodalizio ndranghetistico.
Comunicazioni che avvenivano anche con altri detenuti in istituti penitenziari della Sicilia, Campania, Puglia ed altre strutture del centro e nord Italia. La procura di Catanzaro, in particolare la direzione distrettuale antimafia, ha inoltrato per tutti gli indagati la richiesta di rinvio a giudizio. Inoltre la Cassazione, su richiesta sempre della DDA, ha ripristinato i provvedimenti restrittivi annullati dal tribunale del riesame che aveva rimesso in libertà 4 soggetti indagati sempre per gli stessi reati nell’inchiesta dello scorso anno.
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