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Erasmus, la mobilità in periodi di guerra

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Al contrario di quanto si creda quando si pensa all’Erasmus, la mobilità è una scelta costante tra gli studenti; anche in periodi di guerra, come quello che stiamo vivendo.


Con una situazione come quella attuale, probabilmente starete pensando “il mio ultimo pensiero è partire!”. Eppure i numeri ci dicono altro. Il bando Erasmus+ per l’anno accademico 2026/2027 ha raggiunto dei numeri ragguardevoli, ed ha spinto l’Unical a posticipare la data di scadenza ufficiale. In questo momento storico è naturale chiedersi se sia il caso di partire e se le domande di partecipazione abbiano risentito della situazione. Per venirne a capo abbiamo parlato con il Professor Giuseppe Cosenza, referente per l’Erasmus dei corsi di laurea in Comunicazione e Dams, Comunicazione e tecnologie dell’informazione e Linguaggi della comunicazione e dello spettacolo, ed il Dottor Fausto Porchia, referente dell’ufficio internazionalizzazione. Inoltre, abbiamo ascoltato le testimonianze di alcuni studenti Erasmus.

ERASMUS, COME FUNZIONA LA MOBILITÀ

La mobilità internazionale è possibile grazie ad una serie di accordi tra le università che propongono delle offerte formative simili a quelle presenti all’ Unical. L’Erasmus si divide in Studio e Traineeship, per ognuno viene predisposto un bando di selezione la cui vincita è soggetta a fattori legati al merito. Nell’Erasmus Studio si trascorre «un periodo presso un’altra Università Europea per uno o due semestri – spiega Porchia. Si frequentano i corsi e si fanno gli esami». Per far questo lo studente deve definire un piano di studi, che sarà poi autorizzato dal proprio corso di studi e accettato dall’università ospitante.

Ci sono altre due modalità di Erasmus Studio, ovvero le mobilità Short Term e MOST. La prima è strutturata, quindi «siamo noi ad organizzarle con un ente ospitante, stabiliamo la durata, il periodo e i contenuti, e selezioniamo studenti per tale tipo di mobilità». Le modalità MOST invece, sono mobilità per studio, ma in Paesi extra Unione Europea.

I referenti, ci spiega il Professor Cosenza, devono firmare il Learning agreement, ovvero il documento in cui si definiscono gli esami da sostenere all’estero. «Seguono lo studente in tutte le fasi e soprattutto nel percorso che vanno a fare all’estero. Al rientro gli studenti devono produrre una certificazione degli esami sostenuti in mobilità e richiederne la convalida» continua Cosenza.

MOBILITÀ, LA META PREFERITA DAGLI STUDENTI

Una delle mete più gettonate tra chi arriva primo in graduatoria è la Spagna. La scelta dipende da molti fattori, anche se il costo della vita spagnola è meno oneroso rispetto ad altri stati europei. Anche se proprio la borsa di studio è considerata una delle note negative dell’Erasmus, che purtroppo non è adeguata ai costi reali che gli studenti devono affrontare. Ma per gli studenti ci sono buone notizie: dall’ufficio internazionalizzazione ci fanno sapere che c’è stato un aumento della borsa e che da quest’anno «viene dato a tutti un contributo per le spese di viaggio, in base alla distanza della sede da raggiungere. Inoltre l’Unical dà a tutti gli studenti un contributo ulteriore sulla base di finanziamenti provenienti dal MUR». Il predominio della Spagna è anche dato dalla vicinanza linguistica, che in qualche modo, abbatte quella barriera che in altri stati è più difficile superare.

Per quanto riguarda, invece, il Traineeship è una mobilità che e si può fare anche dopo la laurea, in quanto si tratta di tirocinio lavoro che viene svolto anche presso aziende per un periodo minimo di due mesi. Anche in questo caso lo studente, può optare anche per una mobilità ridotta, che va da un minimo di 5 ad un massimo di 30 giorni.

ERASMUS, L’INFLUENZA DELLA GUERRA SULLA MOBILITÀ

Abbiamo chiesto ai referenti se la situazione attuale abbia influito sui numeri delle richieste Erasmus, ma la risposta ci ha sorpresi. I ragazzi, forse anche complice il passaparola positivo dei colleghi, scelgono ancora di partire. Anzi, come ci racconta Porchia «con il Traineeship abbiamo chiuso a 1007 domande, qualcuna in più rispetto allo scorso anno, mentre con lo Studio» al momento dell’intervista, prima della chiusura del bando «abbiamo ricevuto circa 1900 domande, già quasi il doppio dello scorso anno». Pur rimanendo positivi si prova a pensare al futuro: «bisogna vedere come si evolverà la situazione politica attuale e quale sarà la risultanza in termini di mobilità che verrà svolta. Al momento non sono stati manifestati particolari timori, anche in virtù del fatto che la mobilità viene svolta in UE, oppure in paesi che non sono toccati direttamente dalle questioni in corso».

Parlando con gli studenti che sono partiti per l’Erasmus, è stato messo in luce come spesso le vere paure non sono tanto quelle legate alla condizione mondiale, quanto dei timori più intimi e personali. Una studentessa ci racconta della gioia dell’essere scelti, seguita subito dalla paura: «pensare di dover stare lontana da casa per un anno intero mi spaventava e ho iniziato a chiedermi se fossi davvero pronta per affrontare un cambiamento così grande. Oggi, a distanza di quasi sette mesi e dopo aver superato le difficoltà iniziali, posso dire di essere davvero felice della scelta che ho fatto».

ERASMUS, LE TESTIMONIANZE DEGLI STUDENTI

Chiara ci racconta che per lei l’Erasmus è stata una scelta coraggiosa: «ho deciso di intraprendere questa esperienza perché sono una persona molto abitudinaria e faccio fatica a uscire dalla mia comfort zone. Proprio per questo motivo ho deciso di fare domanda: volevo mettermi alla prova». Subito si è dovuta scontrare con una burocrazia che le è andata contro. Tra cavilli tecnici, certificazioni richieste e corsi di laurea mancanti, Chiara è riuscita comunque a partire. «Nonostante questi problemi iniziali sono riuscita comunque a partire. I primi mesi però sono stati abbastanza difficili. Non ero abituata a stare così tanto tempo lontano da casa e mi mancavano molto la mia routine e la mia famiglia.

Inoltre, sono stata piuttosto sfortunata con la casa e con i coinquilini. Questo ha influito molto sul modo in cui ho vissuto l’esperienza. Anche l’università si è rivelata più difficile di quanto mi aspettassi. Le mie maggiori preoccupazioni prima di partire riguardavano le amicizie. Durante l’esperienza, invece, la mia preoccupazione principale erano gli esami. Avevo il timore della convalida degli esami al ritorno, perché ero iscritta a un altro corso di laurea. Infatti, su cinque materie che ho sostenuto, solo quattro mi sono state riconosciute».

MOBILITÀ, LE CRITICITÀ DURANTE IL PERIODO

Nicolò invece è ormai un esperto della mobilità internazionale dopo aver vinto per tre volte la borsa di studio: ha svolto l’Erasmus Traineeship in Germania, l’Erasmus+ in Francia e l’Erasmus MOST negli Stati Uniti. «Ricordo che quando ho scoperto di essere stato selezionato ero sinceramente sorpreso – ci racconta Nicolò – l’entusiasmo si accompagna subito a un po’ di ansia: ci sono molti aspetti da organizzare, spesso mentre si stanno ancora sostenendo esami, e c’è anche la preoccupazione della lingua, il timore di non riuscire a esprimersi pienamente in un contesto nuovo. Allo stesso tempo, però, prevale sempre la curiosità per ciò che si sta per vivere».

Costantino invece ci racconta: «Il pre-partenza è stato abbastanza intenso e complicato. La borsa di studio mi sarebbe bastata solo per vivere, quindi ho dovuto cercare un ulteriore lavoro per incastrare tutto».

MOBILITÀ, L’ERASMUS E’ UNA CONFERMA ANCHE IN PERIODI DI GUERRA

Riguardo alla situazione attuale abbiamo chiesto agli studenti: “se dovessi partire oggi, te la sentiresti?”. La studentessa ammette che partirebbe comunque, ma che se la destinazione fosse stata in una zona considerata a rischio, probabilmente avrebbe rivalutato la partenza. Chiara è d’accordo ed ammette «avrei delle preoccupazioni solo nel caso scegliessi una meta molto vicina a zone di guerra». Così anche Nicolò che dice «se dovessi partire oggi valuterei con più attenzione la situazione internazionale. Il contesto globale può certamente influenzare questo tipo di scelte e richiede sempre una certa prudenza». Tutti in ogni caso consigliano di viaggiare e non perdere quest’esperienza indimenticabile, perchè l’Erasmus è un’esperienza che aiuta a crescere. E come direbbe Wittgenstein «conoscere altre lingue è praticare altre forme di vita».

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