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La riunione al Mimit sulla vertenza Natuzzi si chiude senza accordo. Sindacati divisi e clima teso per 1800 lavoratori tra Puglia e Basilicata
Non ci sono buone notizie dal Mimit sulla vertenza Natuzzi.
La riunione di ieri, lunedì 13 aprile 2026, incominciata intorno alle 18 e conclusa poco dopo le 22 non ha dato l’esito sperato.
Anzi stando alle primissime indiscrezioni la situazione sarebbe addirittura peggiorata e di molto.
Di certo le organizzazioni sindacali che si sono riservate una comunicazione ufficiale nel corso delle prossime ore hanno considerato la nuova proposta ziendale “inaccettabile” ed addirittura “peggiorativa” rispetto alla base di ragionamento sulla quale si è andati avanti fino a questo momento.
VERTENZA NATUZZI, FUMATA NERISSIMA DOPO L’INCONTRO AL MINISTERO
Ci sarebbe stato una sorta di vero e proprio colpo di teatro che avrebbe cambiato gli schemi di ragionamento avviati nel corso delle ultime settimane portando di fatto ad ampliare la distanza tra le parti in maniera pressocché insanabile.
Una sorta di incomunicabilità conclamata che di certo non aiuta ad una soluzione.
Nemmeno sulla parte relativa agli incentivi all’esodo su cui pure la discussione sembrava aver preso una piega positiva e comunque aver creato una base produttiva di confronto ci sarebbero stati poi dei passi in avanti.
FRATTURA INSANABILE TRA LE PARTI
Anzi una frenata con dei sostanziali passi indietro come su tutto quanto il resto della trattativa che è andata in scena nel corso della giornata di ieri e che pare aver ulteriormente indispettito le organizzazioni sindacali presenti al tavolo.
In questo tipo di contesto è opportuno ricordare che la vertenza Natuzzi interessa circa 1800 lavoratori del mobile imbottito che sono dislocati tra la Puglia e la Basilicata e riguarda un pezzo fondamentale del mondo produttivo dell’area murgiana.
Tra le questioni che maggiormente hanno finora diviso le parti anche le proposte di chiusura dello stabilimento di Jesce 2 così come la cessione di ramo d’azienda per il cosiddetto polo logistico di La Martella.
LE DIVISIONI SULLE CHIUSURE DEGLI STABILIMENTI
Questioni che però non sembrano essere state affrontate nè superate.
Così come non ci sono stati passi in avanti rispetto al rientro delle produzioni che si trovano all’estero ed in Romania in maniera particolare.
Anche sul reshoring nessun passo produttivo con un vero e proprio passo indietro di qualsiasi base di discussione e il venir meno di qualsiasi base di confronto stando almeno a quanto emerge dal malessere delle organizzazioni sindacali.
Le prossime ore permetteranno di conoscere meglio e più nel dettaglio la situazione, di capire quali possono essere le basi future di confronto che emergeranno probabilmente all’interno delle assemblee con i lavoratori nell’ambito di un confronto che diventerà ancora più complesso e serrato.
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