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Il Codacons contro l’impianto “Enotria”, Di Lieto: «La Calabria è ormai trattata come un bancomat energetico». Dura opposizione depositata al ministero dell’Ambiente sull’offshore di Punta Stilo.


Dopo l’appello del coordinamento regionale di Controvento, che invitava le istituzioni a produrre osservazioni nella brevissima parentesi di riapertura dei termini riservati, adesso è il Codacons a intervenire sul progetto dell’impianto eolico offshore denominato “Enotria”. Sullo stesso, infatti, ha depositato una durissima opposizione al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’atto, firmato dal vicepresidente nazionale Francesco Di Lieto, si scaglia contro «questa logica da assalto coloniale che punta a svuotare la Calabria delle sue ultime risorse».

CODACONS SULL’IMPIANTO “ENOTRIA”: LE CRITICITÀ TECNICHE E LA REPLICA ALLA NARRATIVA ECOLOGICA

Nelle osservazioni il Codacons demolisce la narrativa della “transizione ecologica” a ogni costo, svelando «un progetto tecnicamente lacunoso, economicamente iniquo e privo di qualsiasi reale garanzia per il futuro del territorio», si legge nella nota che informa sul documento inviato al Mase. Quello previsto nel Golfo di Squillace, a largo di Punta Stilo, è un progetto di tipo galleggiante composto da 37 aerogeneratori alti oltre 300 metri della potenza complessiva di 555 MW e dalle relative opere di connessione (approdi a terra e opere elettriche destinate a coinvolgere  comuni di Crotone e Catanzaro) che insisterebbe su un’area di ben 252 chilometri quadrati. Un progetto da un miliardo e mezzo affidato a Parco eolico flottante Enotria srl «una società di scopo con un capitale sociale irrisorio – appena 20.000 euro – che non offre alcuna certezza né sulla manutenzione, né sull’obbligatorio smantellamento delle strutture», rilevano dal Codacons.

L’IMPATTO SUL TERRITORIO E IL PARADOSSO DELLE BOLLETTE CALABRESI

Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori spiega che l’opposizione all’impianto «nasce da una verità sotto gli occhi di tutti: la Calabria è ormai trattata come un bancomat energetico. È il “modello Crotone” che si sposta nello Jonio: esportiamo energia e gas verso il resto del Paese, mentre le nostre famiglie continuano a pagare bollette insostenibili senza alcun beneficio reale per il fatto di ospitare le fonti di produzione». «Siamo stanchi di vedere la nostra terra trattata come una riserva di caccia. Dopo aver svenduto i boschi e messo a profitto perfino l’acqua, ora l’assalto si sposta sul mare.

Ma occorre chiedersi: chi mai deciderà di restare ad abitare i nostri borghi se trasformiamo l’orizzonte dello Jonio in una periferia industriale? Senza la bellezza del paesaggio, che è l’anima della Calabria, condanniamo la regione a una desertificazione umana definitiva» sostiene Di Lieto.

LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE E LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA

E prosegue l’avvocato del Codacons ricordando che anche sotto il profilo economico la beffa è totale. «È il paradosso Crotone che si ripete: produciamo energia per il Nord ma restiamo maglia nera per povertà energetica. I cittadini calabresi subiranno l’impatto ambientale e la svalutazione delle coste senza risparmiare un solo euro in bolletta. Non è progresso, è estrattivismo predatorio mascherato da ecologia. – e conclude – La Calabria non può continuare a essere la “centrale elettrica” d’Italia ricevendo in cambio solo briciole, servitù e devastazione».

Se già la Regione Calabria aveva impugnato le valutazioni ambientali, invitando il ministero dell’Ambiente a valutare il fatto che il parco sarebbe «localizzato in un’area ad elevata valenza naturalistica», ora anche il Codacons, ribadisce che «la tutela dell’art. 9 della Costituzione – che protegge il paesaggio e l’ambiente come fondamenti della Repubblica – non è soggetta a trattative». L’Associazione, dunque, si unisce alla lotta di associazioni, comitati e comuni, annunciando battaglia in ogni sede giudiziaria per impedire che il Golfo di Squillace venga sacrificato a logiche speculative che calpestano la dignità e l’economia delle popolazioni residenti.

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