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Lungomare di Locri

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Dati ISPRA e ARPACAL sul mare calabrese: oltre il 90% delle acque balneabili è eccellente, ma emergono segnali di cambiamento tra Crotone e Reggio. Cosa dicono davvero i numeri


La Calabria possiede uno dei patrimoni costieri più importanti del Mediterraneo: quasi 789 chilometri di costa tra Tirreno e Ionio, un sistema ambientale di straordinaria ricchezza in cui si intrecciano qualità delle acque, biodiversità, geologia e pressione antropica.
Per comprendere davvero lo stato di salute del mare calabrese, però, è necessario leggere con attenzione i dati ufficiali di ISPRA, ARPACAL e Regione Calabria, distinguendo tra costa complessiva, costa effettivamente monitorata e diversi criteri di calcolo utilizzati nelle comunicazioni istituzionali.

L’ECCELLENZA DEL MARE CALABRESE


Dei 788,92 chilometri complessivi di costa regionale, circa 670,88 sono adibiti alla balneazione e sottoposti a monitoraggio: l’85,04% dell’intera linea costiera. La parte restante, oltre 118 chilometri, comprende porti, foci fluviali con divieto permanente di balneazione per motivi igienico-sanitari e altri tratti non idonei, esclusi dalla classificazione ufficiale. È dunque solo su poco più di 670 chilometri che si effettuano i controlli periodici e si costruiscono le valutazioni ufficiali sulla qualità delle acque.

IL MONITORAGGIO DELLE COSTE


In questo quadro va letto anche il dato del “97%” diffuso nelle comunicazioni istituzionali regionali.
Nel primo intervento del vicepresidente della Giunta regionale, il riferimento riguardava l’insieme delle acque balneabili di qualità positiva, comprendendo quindi le classi “eccellente”, “buona” e “sufficiente” della costa monitorata. Nel successivo comunicato rilanciato dall’Assessore all’Ambiente, invece, il dato è stato presentato come “97% di acque eccellenti”, riferendolo alla sola categoria qualitativa più alta prevista dalla normativa europea e nazionale.
La differenza non è marginale: il D.lgs. 116/2008 distingue quattro classi — eccellente, buona, sufficiente e scarsa — che corrispondono a condizioni qualitative diverse.

IL DATO DEI TRATTI ECCELLENTI DEL MARE CALABRESE


L’analisi dell’Allegato I del Decreto regionale n. 4819 del 25 marzo 2026 evidenzia inoltre un altro aspetto spesso trascurato: le percentuali cambiano in base al criterio di calcolo. Nel grafico pubblicato sul sito della Regione Calabria le acque “eccellenti” risultano pari all’89,21%, ma il dato è calcolato sul numero delle aree o dei punti di balneazione classificati.
Se invece si considerano le lunghezze in metri riportate nell’Allegato I, i tratti “eccellenti” sono 604.810 metri su 670.877 metri complessivi di costa monitorata, pari al 90,16% della costa balneabile effettiva. L’89,21% indica quindi la quota delle aree classificate come “eccellenti”; il 90,16% misura invece la reale estensione della costa eccellente. I due dati non sono in contraddizione: rappresentano indicatori diversi e, in entrambi i casi, riguardano solo la costa balneabile monitorata, non l’intero sviluppo costiero regionale.

CLASSIFICAZIONE UFFICIALE, STRUMENTO FONDAMENTALE


La classificazione ufficiale, basata sui dati delle ultime quattro stagioni balneari, resta uno strumento fondamentale per valutare l’evoluzione del sistema costiero calabrese. Nel 2025 il quadro era ampiamente positivo: il 78,7% dell’intera costa regionale risultava “eccellente”, con quote marginali di acque “buone” – 3,5% -, “sufficienti” – 1,1% – e “scarse” – 1,7%. Nel 2026 non emerge un vero peggioramento, ma una trasformazione interna.
La costa “eccellente” scende infatti al 76,7% della costa regionale complessiva, mentre cresce quella “buona”, che raggiunge il 5,6%. Le acque “sufficienti” restano sostanzialmente stabili intorno all’1%, mentre quelle “scarse” salgono lievemente all’1,8%. Resta invariata la porzione non classificata, legata ai tratti non monitorati o non balneabili.

MARE CALABRESE, CROTONE TRA LE PROVINCE CON RIDUZIONE DEI TRATTI ECCELLENTI


Più che un arretramento generalizzato, emerge una redistribuzione della qualità: circa 16 chilometri di costa passano dalla classe “eccellente” a livelli inferiori, mentre aumentano i tratti “buoni”. Il valore complessivo del sistema non viene compromesso, ma si registra una fase di transizione che merita attenzione.
Questa dinamica appare più evidente a scala territoriale. La provincia di Crotone risulta oggi tra le più esposte, con una riduzione significativa dei tratti “eccellenti” e la comparsa o l’ampliamento di aree con qualità più bassa. Segnali di criticità emergono anche nella provincia di Reggio Calabria, soprattutto lungo la fascia ionica e nei tratti più urbanizzati.

LA FASE DI TRANSIZIONE DELLA PROVINCIA DI CATANZARO


Nella provincia di Catanzaro il sistema mostra invece una fase di transizione: diminuisce l’eccellenza, ma aumentano le acque “buone”, segno di una qualità ancora elevata ma meno stabile. Più contenute le variazioni nelle province di Cosenza e Vibo Valentia, dove il quadro resta sostanzialmente equilibrato e senza segnali strutturali di peggioramento.
Nel complesso, non emerge un degrado diffuso, ma un sistema ancora solido che inizia a mostrare segnali di cambiamento. La riduzione della fascia di eccellenza può dipendere dall’effetto combinato di più fattori: aumento delle pressioni antropiche lungo la costa, stagionalità turistica, criticità nei sistemi di depurazione e impatto sempre più frequente degli eventi meteorologici intensi, che mettono sotto stress reti di smaltimento e corpi idrici.

IL DATO È UN INDICATORE PRECOCE


Il dato va quindi letto non come allarme, ma come indicatore precoce. Un segnale utile per orientare le politiche di gestione: rafforzare i controlli sugli scarichi, migliorare l’efficienza degli impianti di depurazione, intervenire nelle aree più sensibili e sviluppare una pianificazione integrata tra costa e bacini idrografici.
Accanto a questi segnali resta però centrale il valore straordinario del patrimonio costiero calabrese, che continua a distinguersi nel panorama nazionale.

LE BANDIERE VERDI

Un riconoscimento importante arriva dalle cosiddette “Bandiere Verdi”, assegnate da oltre tremila pediatri italiani e stranieri alle località balneari più adatte ai bambini. Un risultato che riflette non solo la sicurezza delle spiagge, ma anche la qualità delle acque, che in larga parte si mantiene su livelli elevati.
A confermare questo quadro contribuisce anche la ricchezza della biodiversità marina. Le coste calabresi ospitano habitat di grande valore naturalistico e numerose specie protette, distribuite in aree di particolare pregio come la Riserva Naturale della Foce del Crati, l’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto e i parchi marini regionali presenti lungo entrambi i versanti costieri. Oltre 650 chilometri di costa risultano idonei alla balneazione, un’estensione che da sola supera quella complessiva di diverse regioni italiane.

IL LITORALE CALABRESE


Dal punto di vista geomorfologico, il litorale calabrese rappresenta un mosaico di straordinaria varietà. Ampie spiagge sabbiose si alternano a tratti rocciosi, baie e falesie, raccontando una storia geologica complessa. In alcune aree affiorano rocce granitiche legate allo stesso sistema magmatico della Sardegna, testimonianza di antiche connessioni geologiche interrotte milioni di anni fa dall’apertura del Mar Tirreno. In altri tratti emergono formazioni uniche nel contesto italiano, visibili sia lungo la costa che nei fondali.
A questa diversità si affianca una notevole ricchezza di habitat naturali: dune costiere, lagune retrodunali, zone umide e ambienti palustri contribuiscono a definire un sistema ecologico articolato e delicato. Nel complesso, sono 131 gli habitat censiti nella Carta Natura regionale, inseriti all’interno di una rete più ampia che comprende parchi nazionali, aree protette e riserve naturali.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI RACCONTATI DALLE COSTE CALABRESI


Le coste calabresi rappresentano inoltre un vero archivio naturale dei cambiamenti climatici. I terrazzi marini sollevati, oggi visibili anche a quote elevate, testimoniano le variazioni del livello del mare nel corso delle ere geologiche. Allo stesso modo, gli studi documentano le oscillazioni climatiche degli ultimi millenni, dalle fasi più calde dell’età romana e medievale fino alla Piccola Età Glaciale, che ha inciso profondamente sugli assetti costieri e sugli insediamenti umani.
Un ultimo aspetto riguarda la composizione naturale di alcune spiagge, dove si riscontrano concentrazioni di minerali come magnetite, granati e ilmenite, oltre alla presenza di monazite, un minerale contenente elementi radioattivi naturali. Si tratta di fenomeni del tutto naturali, che non comportano rischi per la salute. Le indagini condotte da organismi nazionali hanno infatti escluso qualsiasi forma di contaminazione di origine artificiale nelle acque marine, nelle spiagge e nel pescato.

SISTEMA COSTIERO CALABRESE, AMBIENTE DI GRANDE QUALITÀ

In conclusione, il sistema costiero calabrese si conferma come un ambiente di grande valore, caratterizzato da un’elevata qualità delle acque e da una ricchezza ambientale unica. I segnali di riduzione dell’eccellenza non ne compromettono la solidità, ma indicano la necessità di una gestione sempre più attenta e consapevole. È proprio dalla capacità di interpretare correttamente i dati e i cambiamenti in atto che dipenderà la possibilità di preservare, nel tempo, uno dei patrimoni costieri più importanti del Mediterraneo.

*Geologo, Consiglio Nazionale Amici della Terra Italia.

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