X
<
>

3 minuti per la lettura

A Reggio Calabria più di 1.100 minori vivono in aree di disagio socioeconomico. Il report Save the Children evidenzia povertà, dispersione scolastica e carenza di servizi


REGGIO CALABRIA – Nascere e crescere in un quartiere piuttosto che in un altro può segnare profondamente il futuro di un bambino. Anche nel capoluogo dello Stretto, le disuguaglianze territoriali incidono sulle opportunità educative e sociali dei più giovani. È quanto emerge dal nuovo rapporto di Save the Children “I luoghi che contano”, che fotografa la condizione dei minori nelle periferie urbane italiane.

Più di mille minori nelle aree di disagio


A Reggio Calabria sono 1.181 i bambini e gli adolescenti tra 0 e 17 anni che vivono in aree di disagio socioeconomico urbano (ADU), pari al 4,4% della popolazione minorile. Si tratta di due zone individuate dall’Istat in cui le criticità sociali ed economiche risultano particolarmente elevate.

Qui il 42,7% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa, un dato nettamente superiore alla media cittadina del 30,9%. Una condizione che si riflette direttamente sulle possibilità di crescita e di accesso ai servizi per i più giovani.

Dispersione scolastica e divari educativi


Le disuguaglianze emergono con forza soprattutto sul piano educativo. Nelle aree fragili della città. Il 12,5% degli studenti ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno, più del doppio rispetto al 5,3% della media comunale.

Il 21,9% degli alunni dell’ultimo anno delle medie è a rischio dispersione implicita, contro il 9,3% del resto della città. Tra i giovani tra 15 e 29 anni, il 30,4% non studia e non lavora (Neet), a fronte del 23% della media cittadina. Numeri che confermano come il contesto territoriale incida pesantemente sui percorsi scolastici e professionali.

Giovani e periferie: meno servizi e opportunità


Il report evidenzia anche una minore disponibilità di servizi e spazi educativi. Nelle aree più vulnerabili: Solo il 23,9% degli alunni della scuola primaria ha accesso alla mensa scolastica. Si registrano carenze di spazi verdi, strutture sportive e luoghi di aggregazione. Secondo Save the Children, queste condizioni alimentano un circolo vizioso di esclusione sociale e povertà educativa.

Il quadro nazionale


Il fenomeno non riguarda solo Reggio Calabria. Nei 14 comuni capoluogo delle città metropolitane italiane, circa 142mila minori vivono in aree fragili. In questi contesti il 42,3% delle famiglie è in povertà relativa, con punte particolarmente elevate nel Mezzogiorno.

Le periferie urbane risultano quindi sempre più luoghi in cui si concentrano disuguaglianze profonde, che si riflettono in modo diretto sulle nuove generazioni.

Le proposte: rigenerazione urbana e presìdi educativi


Save the Children lancia un appello per interventi strutturali. Tra le priorità indicate una strategia nazionale di rigenerazione urbana. L’istituzione di presìdi socio-educativi nelle aree più fragili. Maggiori spazi pubblici dedicati a bambini e adolescenti.

«È dalle periferie che bisogna ripartire – ha dichiarato la direttrice generale Daniela Fatarella – perché il destino dei bambini non può dipendere dal quartiere in cui nascono».

Il tema sarà al centro di “Impossibile 2026”, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in programma il 21 maggio a Roma.

Il punto: una questione di futuro


Dalla ricerca emerge un dato chiaro: crescere in un contesto fragile significa avere meno opportunità, a partire dalla scuola fino all’ingresso nel mondo del lavoro. Una condizione che riguarda anche Reggio Calabria e che chiama in causa istituzioni, scuole e comunità locali.

Investire nei minori, sottolinea l’organizzazione, significa investire nel futuro delle città.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA