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(Adnkronos) – “Negli ultimi decenni la ricerca ha dimostrato chiaramente che la malattia di Alzheimer è un disordine del sistema nervoso centrale estremamente complesso. Limitare l’analisi a una singola via patogenetica significherebbe ridurre la portata del problema in modo eccessivamente semplicistico”. Lo ha detto Monica Diluca, presidente eletto della Società italiana farmacologia (Sif), nell’ambito dell’evento internazionale ‘MindShift – A cross-country mission to reshape Alzheimer’s Care’, presso la sede di Cattaneo Zanetto Pomposo a Roma. Un appuntamento che ha radunato esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi per accelerare la trasformazione della cura dell’Alzheimer. 

“In realtà – ha spiegato l’esperta – sappiamo che l’Alzheimer deve essere interpretato come una disfunzione di molteplici vie biologiche patogenetiche, strettamente interconnesse tra loro. Parliamo, ovviamente, dell’amiloide come aspetto centrale della malattia ma anche della proteina Tau”. Diluca si è soffermata sulla complessità della malattia: “Dobbiamo prendere in considerazione molti altri fattori, come la disfunzione dei circuiti neuronali e sinaptici – che avviene, tra l’altro, in una fase molto precoce della patologia, rappresentando un segnale d’allarme significativo – così come le alterazioni di processi fisiologici fondamentali, quali il sonno e il metabolismo”, ha osservato. 

“Proprio per questa complessità la malattia dovrà essere affrontata nell’ottica della medicina di precisione. Oggi – ha precisato – la domanda che dobbiamo porci non è tanto se un particolare farmaco o una terapia innovativa funzionino, ma piuttosto perché funzionino proprio in quel determinato contesto biologico”. 

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