3 minuti per la lettura
Blitz contro l’immigrazione clandestina: 30 arresti in Puglia, Basilicata e nel nord Italia. Arresti a Taranto, Lecce, Foggia, Matera e in altre cinque province italiane.
TARANTO — Una vasta operazione antimafia e contro il traffico di esseri umani è scattata nel corso della notte, portando allo smantellamento di una fitta rete criminale radicata in diverse regioni italiane. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 30 persone, smascherando un’organizzazione capillarmente diffusa sul territorio nazionale.
I provvedimenti restrittivi hanno interessato un vasto scacchiere geografico, con perquisizioni e catture eseguite contemporaneamente nelle province di Taranto, Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina.
LE ACCUSE: ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E REATI AGGRAVATI
Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo e secondo l’ipotesi accusatoria formulata dagli inquirenti, di associazione per delinquere aggravata finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A questo si aggiunge l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato e continuato in concorso. L’indagine, coordinata dalla Procura, ha permesso di ricostruire il modus operandi del sodalizio che gestiva l’ingresso e lo smistamento di migranti irregolari, sfruttando rotte transnazionali e appoggi logistici in diverse città nevralgiche del Paese, dal profondo Sud fino alle aree industriali del Nord.
Gli stranieri avrebbero corrisposto fino a 6.500 euro per ottenere il nulla osta e il visto d’ingresso. Secondo la ricostruzione accusatoria, 5.000 euro erano destinati al datore di lavoro compiacente, 1.000 ai promotori e 500 ad altre figure intermediarie. Ulteriori somme erano richieste per alcune pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno. Particolarmente significativo è il fatto che fosse il lavoratore a pagare il datore di lavoro e non viceversa. Le conversazioni avrebbero inoltre documentato una rigida struttura gerarchica. Nessuna pratica era definita prima del pagamento; i promotori avrebbero impartito direttive agli intermediari e coordinato ogni fase dell’attività, utilizzando prevalentemente chat protette da sistemi di crittografia “end to end”, con un linguaggio convenzionale criptico, nel quale le corresponsioni di denaro diventavano “regali”, “caffè” e addirittura “mandarini”.
ARRESTI PER IMMIGRAZIONE CLANDESTINA: UN’OPERAZIONE NAZIONALE DALLA PUGLIA ALLA LOMBARDIA
Il blitz della notte rappresenta il culmine di una complessa attività investigativa condotta sul campo dai militari del Nucleo Investigativo ionico, che si sono avvalsi del supporto dei reparti territoriali competenti per le catture nelle altre otto province coinvolte. I dettagli sulle rotte utilizzate, sui profitti illeciti generati dal traffico e sulle complicità interne alla rete verranno approfonditi nelle prossime ore, mentre continuano gli accertamenti sui flussi finanziari collegati all’attività illecita.
L’associazione si sarebbe avvalsa di promotori, intermediari stranieri – talvolta indicati dagli stessi indagati come “sponsor” – e imprenditori compiacenti. Gli intermediari avrebbero reclutato cittadini nei Paesi di origine, raccogliendo documentazione e denaro, mentre il centro logistico è stato individuato in un CAF di Taranto, dal quale sarebbero state predisposte e inoltrate sul Portale “ALI” – piattaforma telematica ufficiale del Ministero dell’Interno dedicata alla gestione delle procedure amministrative riguardanti i cittadini stranieri, su cui transitano le principali richieste legate all’ingresso in Italia e all’ottenimento della cittadinanza – le richieste di nulla osta al visto per il rilascio del permesso di soggiorno o per l’ingresso in Italia.
Le domande risultavano formalmente giustificate da esigenze occupazionali che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state inesistenti. Ottenuto il nulla osta, gli stranieri conseguivano il visto e completavano in Italia l’iter amministrativo per il permesso di soggiorno. L’organizzazione si sarebbe avvalsa di imprese operanti nella ristorazione, negli stabilimenti balneari, nei negozi di telefonia, nell’edilizia, nel settore alberghiero, agricolo e manifatturiero, utilizzate, secondo il quadro investigativo, esclusivamente per simulare rapporti di lavoro.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA