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La Rsa di San Giorgio Lucano

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SAN GIORGIO LUCANO – Dodici bombe ad orologeria, pronte ad esplodere in modo potenzialmente devastante, se non si attiverà immediatamente un monitoraggio sanitario permanente in tutta la Residenza per anziani.

È questa la situazione a San Giorgio Lucano, fotografata da Virgilio Linfante, medico curante dei 12 anziani trovati positivi al Coronavirus, oltre ai tre operatori (di Senise, San Giorgio e Rotondella), tra i 36 tamponi effettuati martedì, nell’ambito del piano di monitoraggio attivato dalla Regione. Un’ottima idea, quella di controllare a tappeto tutte le Rsa della Basilicata, ma che nei casi critici deve essere immediatamente seguita da uno staff sanitario di supporto, altrimenti accertare le eventuali positività non serve a nulla.
Infatti, l’apparente asintomaticità dei positivi a San Giorgio, tutti di età media che si aggira sugli 87 anni, è un importante campanello d’allarme, soprattutto se si considera che nel piccolo centro della Val Sarmento con poco più di mille anime, ci sono già 19 contagi.

Quindi, non un segnale rassicurante, ma una spia rossa accesa, come ha rimarcato Linfante, sentito dal Quotidiano, che invoca provvedimenti di emergenza da parte delle autorità preposte, magari anche l’istituzione della zona rossa per preservare la comunità.

«Oggi nella Casa di riposo di San Giorgio Lucano c’è una sola infermiera in servizio, ovviamente negativa (altri tre membri del personale sono stati trovati positivi al tampone e sono in quarantena domiciliare) -spiega Linfante- ed io francamente non la invidio per nulla, visto che deve monitorare ed assistere 21 anziani (più 5 membri del personale ndr), 12 dei quali positivi al Coronavirus, quindi da trattare con tutte le cautele del caso, innanzitutto per cogliere eventuali segnali di peggioramento, poi per evitare di contagiarsi e di estendere il contagio agli altri 9 ospiti attualmente negativi.

Il 7 aprile sono andato nella struttura per visitare 4 persone che non stavano bene. Ma alla viglia di Pasqua ho fatto il tampone, che è risultato negativo. Avevo timori per la residenza di Valsinni, dove pure ho molti pazienti, che non per questa di San Giorgio. Lì, invece, tutti negativi, qui 15 positivi su 36 esami effettuati. Eppure è chiuso l’accesso al pubblico dal 23 febbraio. Tutto pulito, sanificato. Da mercoledì alle ore 16 sto passando l’inferno. I 4 assistiti che ho visitato il 7 aprile avevano febbre, un po’ di tosse e una saturazione di ossigeno 92-93, nella norma. Erano monitorati da tempo. Ho prescritto terapia antibiotica. Ora, due sono risultati negativi, tra cui quello che mi sembrava più grave, e due positivi. Io avevo chiesto proprio dal 7 aprile scorso, tutto registrato, i tamponi per loro e per tutti gli altri».

Nella Casa di riposto, le camere da letto sono per 2 o anche 3 persone, ma spaziose. «Gli 11 assistenti sanno delle regole da mettere in atto contro il Coronavirus. -spiega ancora Linfante- I tre contagiati nel personale sono in assistenza domiciliare, i pazienti sono ancora nella sede: contagiati al piano superiore, negativi a quello inferiore». Linfante proprio non riesce a spiegarsi tutti questi casi positivi, considerando che arrivano a due mesi dalla chiusura alle visite esterne. «Il paese è sotto shock, non potete avere l’idea. -insiste Linfante- Qui ci sono circa 1.000 abitanti, tutti in ansia. L’ospizio ed il municipio sono le due “fabbriche” più importanti. Nel primo arrivano a lavorare da tutta la Basilicata. Così, anche gli anziani. Tutti over 65, tranne uno che ha 60 anni.  Hanno ognuno comorbilità e una saturazione attorno a 90. Uno ha la leucemia da un anno e mezzo. Tutti malati cronic, ma non sono febbricitanti. Ho parlato della questione per telefono con i responsabili delle Malattie infettive e messo in terapia i pazienti col Plaquenil, due scatole che mi ero procurato io».

Ma come mai non sono stati ricoverati?  «Mi hanno detto di non avere posti disponibili. -spiega Linfante- Se avessimo avuto già pronto l’ospedale da campo del Qatar, queste erano tutte persone da ricoverare in quella struttura. Gli anziani oggi sono stati divisi in due piani diversi -prosegue Linfante- ma questa soluzione, seppure opportuna, non è sufficiente a scongiurare il propagarsi del contagio. Fino a ieri le condizioni dei positivi erano tutto sommato buone, con un solo caso di saturazione polmonare lievemente insufficiente. Ma questo non deve indurre le autorità competenti a prendere il caso sotto gamba -rimarca ancora il medico di San Giorgio Lucano- perchè le condizioni cliniche di ognuno di questi anziani positivi potrebbero precipitare all’improvviso, rendendo necessario anche il ricovero d’urgenza». Qualcuno di loro è stato interessato nei giorni scorsi da manifestazioni febbrili, poi passate spontaneamente, almeno in apparenza, ma non si può sapere oggi se sia già in corso la degenerazione polmonare, dovuta all’infiammazione da Coronavirus.

Quindi, come ha rimarcato Linfante dalla prima ora, è necessario l’intervento di un team specializzato per accertare e monitorare con precisione le effettive condizioni di salute degli anziani. Anche lui potrebbe aver contratto il virus, perchè quando il 7 aprile è andato nella Casa di riposo solo, aveva solo guanti e mascherina chirurgica, ovvero quello che era a sua disposizione. «Da 10 giorni faccio tutto da casa. Controllo il paese. -ha concluso- Mi aiutano Protezione civile, carabinieri e collaboro con la locale farmacia. L’altra sera, quando ho visto gente per strada, ho chiamato la Protezione civile: subito dovete uscire con l’altoparlante a ricordare di stare a casa».
 

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