X
<
>

4 minuti per la lettura

Tragedia del Raganello, condannati il sindaco di Civita e una guida. Tocci: «È una sentenza ingiusta. Mi sento il Tortora dei sindaci».


CASTROVILLARI (COSENZA) – È giunta oggi, 22 maggio 2026, la sentenza per la tragedia del 20 agosto 2018 nelle gole del torrente Raganello, in Calabria, costata la vita a dieci persone – nove escursionisti e una guida – oltre al ferimento di altre 11. Il Tribunale di Castrovillari ha emesso una sentenza di condanna nei confronti del sindaco di Civita, Alessandro Tocci, e della guida escursionistica Giovanni Vangieri, disponendo invece l’assoluzione per tutti gli altri amministratori coinvolti nel filone principale del processo. Nel dettaglio, il primo cittadino Alessandro Tocci è stato condannato a 4 anni e un mese di reclusione per i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e omissione di atti d’ufficio.

Per la guida Giovanni Vangieri, titolare dell’agenzia turistica “Sibari Natura”, la pena stabilita dai giudici è di 3 anni e 5 mesi. Le decisioni del Tribunale sono risultate più lievi rispetto alle richieste della Procura, che aveva sollecitato una condanna a 9 anni per il sindaco Tocci e a 8 anni per Vangieri.

TRAGEDIA DEL RAGANELLO CONDANNATI IL SINDACO TOCCI E UNA GUIDA: QUATTRO LE ASSOLUZIONI NEL FILONE PRINCIPALE

Il verdetto ha invece scagionato gli altri amministratori locali che erano stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omissione di atti d’ufficio. I giudici hanno infatti disposto l’assoluzione per Antonio Cersosimo (sindaco di San Lorenzo Bellizzi), Franco Bettarini (sindaco di Francavilla Marittima), Antonio Carlomagno (sindaco di Cerchiara di Calabria) e Marco Massaro, esponente di una società turistica locale.

Le Gole del Raganello, teatro del drammatico evento, costituiscono una Riserva naturale protetta istituita nel 1987. L’area occupa una superficie di 1.600 hectares all’interno del Parco nazionale del Pollino ed è storicamente una zona di forte richiamo turistico, frequentata ogni anno da migliaia di escursionisti e appassionati di rafting e gommoni. Il 20 agosto del 2018, violente piogge propagatesi a monte del comune di Civita ingrossarono repentinamente il torrente, generando un’improvvisa e violenta ondata di piena. Il flusso d’acqua e fango si abbatté a valle, cogliendo di sorpresa un gruppo di escursionisti che stava risalendo l’ultimo tratto del percorso, in prossimità della foce. Oltre ai dieci deceduti e ai feriti, la macchina dei soccorsi riuscì a trarre in salvo circa venti persone rimaste intrappolate all’interno del canyon.

TRAGEDIA DEL RAGANELLO CONDANNATI IL SINDACO E UNA GUIDA, LA REAZIONE DI TOCCI: «SENTENZA INGIUSTA, RICORREREMO IN APPELLO»

Subito dopo la lettura del verdetto, il sindaco Alessandro Tocci ha rilasciato dichiarazioni contestando la prevedibilità dell’evento. Allo stesso momento ha preannuncito il ricorso nei successivi gradi di giudizio. «Da cittadino, dico che è una sentenza ingiusta, non condivisibile e non irrogabile a un sindaco, per un semplice motivo: come mai, quando tutte le parti in gioco, parti civili, pm e avvocati delle parti indagate, chiedevano fortemente un confronto fra le parti, non è stato fatto il confronto tra i Ctu della Procura e i tanti ingegneri e geologi degli imputati per capire se ci fosse un’interruzione del nesso causale su questo evento.

Evento che per me rimane per me imprevedibile ed eccezionale». Tocci ha poi espresso tutta l’amarezza per la solitudine istituzionale vissuta in questi anni. «Lo hanno dichiarato come testimoni – ha aggiunto – fior di professionisti, come l’ex capo della Protezione civile per vent’anni, Angelo Borrelli, che hanno dichiarato insieme a tanti professionisti che era un evento eccezionale, che i tempi di ritorno andavano fra i 400 e i 1000 anni, mentre per i Ctu della Procura il tempo di ritorno era solo di 15 mesi e quindi un evento conosciuto e prevedibile».

«MI SENTO IL TORTORA DEI SINDACI ITALIANI, LASCIATI SOLI, PIENI DI RESPONSABILITÀ»

«Questo – ha detto Tocci – rimarrà per me una pietra miliare di come, quando si è il sindaco di un piccolo Comune, ci si sente un vaso di coccio fra tanti vasi di ferro. Mi segna, segna la mia comunità, segna la mia amministrazione, segna il mio Comune. Io mi sento un uomo dello Stato, però, da cittadino libero fatemelo dire. Poi, quando decideranno di applicare la pena, dopo l’appello e la Cassazione, dove andremo sicuramente, vorrò capire se tutto quello che è successo era giusto nei confronti di una persona a cui da otto anni hanno tolto l’anima e sono stato indicato come l’eventuale soggetto che poteva fare qualcosa. Un mio ingegnere disse delle parole che mi sono rimaste dentro: “Come potevo fermare l’acqua che arrivava da un altro comune, con le mani?”».

«Io – ha concluso Tocci – sono con la coscienza a posto. Non mi vorrei paragonare alla vicenda Tortora, però, per un secondo, mi sento il Tortora dei sindaci italiani, lasciati soli, pieni di responsabilità».

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA