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La Calabria che dice no alle mafie nell’iniziativa della Fondazione Dodaro: presentato il libro “Diari della memoria” di Luciana De Luca
COSENZA – I Diari della memoria di Luciana De Luca continuano a generare semi di speranza contro le mafie. Ancora una volta quelle parole e quelle storie smettono di essere racconti di morte per diventare nuova vita, perché «un’altra Calabria non è solo possibile, ma lo è sempre stata» ricorda il referente regionale di Libera, Giuseppe Borrello. E gli imprenditori uccisi dalla ’ndrangheta di cui ci parla Luciana sono quell’altra Calabria che è sempre esistita e continua a resistere. Una regione che non gira la testa dall’altra parte e che si è manifestata nel corso dell’incontro di ieri nella sala “Sandro Tito” della redazione centrale dell’Altravoce-il Quotidiano a Castrolibero.
Un’iniziativa – organizzata dalla Fondazione Mario Dodaro – dal titolo che non ha bisogno di spiegazioni: “Il prezzo dei Sì e dei No alle mafie”, un incontro durante il quale è stato presentato il volume di Luciana De Luca “Diari della memoria”. «Testimonianza, impegno e memoria collettiva» – come ha sottolineato Rocco Valenti, direttore responsabile dell’Altravoce-il Quotidiano – sono tre concetti chiave per riannodare il senso di questa giornata. Una giornata dove ha trovato spazio anche l’analisi di una ‘ndrangheta che «oggi non spara ma compra, si muove nei business planetari e si infiltra nei mercati legali» – spiega Rocco Valenti: «E al contempo convive con la sua dimensione identitaria e radicata sul territorio, continuando a vessare con le estorsioni anche gli agricoltori…».
In videocollegamento è intervenuta Daniela Marcone, referente nazionale memoria Associazione Libera: «Ci tenevo moltissimo a portare il mio contributo. Con Luciana De Luca abbiamo affrontato spesso il tema della memoria collettiva. Lei ha raccontato anche la storia di mio padre. È importante che la memoria diventi condivisa, ma serve approfondimento e analisi perché possa guardare al futuro. Nessuno ci riporterà indietro i nostri cari ma quelle storie devono essere da stimolo per impegnarsi di più oggi. Solo allora avremo raggiunto il nostro obiettivo».
Un obiettivo che trova una sintesi nell’impegno quotidiano di Luciana De Luca: «Ringrazio Daniela Marcone per la stima dimostrata e per averla avuta accanto. Può sembrare strano, ma credo di aver conosciuto tutte le persone che ho raccontato grazie alle preziosissime testimonianze dei familiari. Non hanno messo insieme una serie di dati ma mi hanno dato una parte della loro anima, mi hanno affidato quelle storie e quei ricordi. Vedevo quasi prendere forma quelle persone che mi stavano raccontando. Non volevo nomi, dati e dinamiche. Ma volevo che quei nomi diventassero persone».
Ci sono persone che da 24 anni vivono sotto scorta per aver detto no alle forze criminali. Si tratta dell’imprenditore Gaetano Saffioti: «Ricordo quando ho deciso di dire sì alla vita. La dignità si conquista e si difende. Uscire dalla bieca cultura e dalla mentalità che regna in questa regione non solo si deve ma si può fare. L’alternativa c’è sempre. Non si tratta di coraggio. Per vincere la paura delle ritorsioni o di essere ammazzati non serve trovare il coraggio, ma una paura più forte: convivere una vita con il rimorso per non aver fatto nulla per cambiare le cose. Mi sono tolto questo peso e ho fatto questo passo. Dobbiamo dare l’esempio, perché si può restare in Calabria e la ‘ndrangheta può essere sconfitta. Ho scelto di essere locomotiva e non vagone».
Qualcosa è cambiato negli ultimi decenni. Il coraggio di Saffioti è uno degli esempi. Dario Musolino, economista e docente all’Università della Valle d’Aosta e Green-Università Bocconi, ha spiegato: «Il peso della ‘ndrangheta è sempre rilevante e continua a condizionare le attività economiche. Le cose però negli ultimi decenni sono cambiate. E noi, a Reggio città, lo abbiamo rilevato quando abbiamo condotto uno studio sulle imprese iscritte alla rete che è nata nel 2010 dopo gli attentati subiti da Tiberio Bentivoglio. Mi sarei aspettato un quadro nero, ma dopo l’adesione alla rete la maggior parte delle imprese ha presentato un miglioramento dei valori economici».
Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia all’Università della Calabria, da tempo lavora con gli studenti incrociando saperi e impegno nei suoi corsi: «La memoria è rivoluzionaria, è un restituire pezzi di responsabilità a una società che non può vivere senza questo alfabeto. Questo giornale è un presidio di libertà vera, consente a tanti cammini eretici di continuare la propria strada».
Giuseppe Borrello, referente regionale Associazione Libera, cita il caso di Cutro dove «la comunità è scesa in piazza e si è schierata con gli imprenditori vessati», così come successo a Vibo Valentia. Borrello ha ringraziato «i familiari di Mario Dodaro» e lodato la «scelta forte dei Diari della memoria che ha trovato un punto di forza nella lotta alle mafie in Luciana De Luca». Infine ha ricordato l’impegno di Michele Albanese, «un giornalista che la ’ndrangheta l’ha sempre denunciata pagando un prezzo altissimo: dieci anni sotto scorta».
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