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Polo scolastico Meucci-Galilei a Firenze. Demolizione e ricostruzione di due scuole per 2.200 alunni. Linea 2 della metropolitana di Torino, assistenza al Comune sugli aspetti economico-finanziari, ripartizione dei rischi e finanziabilità per la realizzazione e la gestione. Il parco della salute, sempre a Torino.

Due progetti pesanti.

Il nuovo ospedale pubblico-privato a Trento, sì, avete capito bene, il capoluogo della regione a statuto speciale superforaggiata dalle casse statali italiane.

Milano, poteva mancare la locomotiva d’Italia, no assolutamente, qui ci si occupa di rigenerazione delle case popolari con due progetti-pilota nell’ambito dell’Edilizia residenziale pubblica.

A Milano, come a Torino, si raddoppia: riqualificazione delle caserme per l’intera regione Lombardia con un modello integrato di manutenzione e efficientamento energetico degli edifici.

Questi sono i progetti in portafoglio della Sviluppo Infrastrutture, la nuova unità di Cassa Depositi e Prestiti, che si propone di sconfiggere il male italiano della burocrazia che allunga i tempi di realizzazione delle opere, offrendo progettazione, assistenza tecnica, partnership e finanziamento. Insomma: tutto quello che serve e è possibile mettere in campo per fare in modo che Comuni e Regioni accorcino i tempi di realizzazione.

Si prende finalmente atto che la Pubblica Amministrazione da sola non ce la fa e si prova a migliorare i progetti e sveltire i tempi di attuazione. Il disegno nobile di modernizzare il Paese. Con una clausola incorporata non scritta che determina in me un sentimento misto di rabbia e indignazione: il Paese si ferma a Firenze. Ai sei progetti elencati se ne aggiunge uno solo da Roma in giù che riguarda la Sicilia e spicca per la sua genericità (scuole, sanità, strade) anticamera – non è il nostro auspicio – del solito nulla.

Per il Mezzogiorno il programma è quello dell’apertura di nuove sedi a Napoli, Bari, Palermo.

Sinceramente non ne possiamo più di questa doppia velocità tra Nord e Sud, che assomiglia alla differenza che corre tra un Frecciarossa Mille e un regionale, ideata, programmata e realizzata a tavolino da tutte le classi dirigenti del Paese. Adesso si ha la faccia tosta di riproporla, addirittura al cubo, anche in termini di progettazione in modo da ipotecare il futuro e uccidere la speranza. Come se non si potessero neppure concepire sotto Roma interventi sani di sviluppo.

Tutto questo avviene con una società pubblica che fa operazioni non immuni dal rischio di rivelarsi salvataggi di Stato mascherati per i soliti noti. Ha come socio non di maggioranza, ma molto molto di più, il ministero dell’Economia e ha in dote il risparmio postale degli italiani. Se la volontà politica dell’azionista non si esprime con un giudizio di bocciatura e non manda a casa almeno il loro capo-azienda perde ogni credibilità quando parla di piano per il Sud e di coerenza meridionalista. Soprattutto, fa il male dell’Italia.

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