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Siamo un Paese dove esistono regioni intere in cui è pericoloso ammalarsi. A Lamezia Terme sono sospese anche le visite ambulatoriali di ginecologia per assenza di personale. Rosa è partita da Vietri di Potenza, Basilicata, si è messa in macchina e è andata in Campania, a Polla nel Vallo di Diana, per mettere al mondo Giusy, tre chili e 200 grammi, dato che nella sua regione tre punti nascita su cinque sono chiusi. Rosa è stata fortunata perché Giusy non è nata in ambulanza, come sempre più spesso accade a altre mamme in quelle terre abbandonate, dove partorire è una corsa a ostacoli tra strade malmesse e distanze incolmabili. Se decidiamo, senza diventare rossi di imbarazzo e senza darne conto a nessuna autorità contabile o giudiziaria, che le Regioni del Nord possono spendere più del doppio di quelle del Sud per assunzioni e gestione del personale sanitario, con i soldi del bilancio pubblico nazionale, è chiaro che in una parte del Paese si può avere, al massimo, un raffreddore. Non basta chiudere gli ospedali, non si può neppure assumere per le visite in ambulatorio perché bisogna consentire al doge Zaia di farsi bello con i soldi degli altri. Può assumere in Veneto 16mila persone in più (non medici) di quanto avviene in Campania e ha un milione di abitanti in meno. Un Paese di questo genere di vergogne può morire.

Siamo un Paese senza governo che ha toccato il punto più basso di credibilità internazionale. Le aziende regolarmente chiudono e metà Italia (il suo Mezzogiorno) si è vista falcidiare la spesa pubblica sociale e azzerare quella per infrastrutture di sviluppo. Si è così conseguito il risultato di essere a Sud dieci punti sotto i livelli pre-crisi del 2008 e si è privato il Nord del suo principale mercato di consumi di modo che anche i territori settentrionali restano di 2 punti e passa sotto i livelli pre-crisi. Siamo al capolavoro dei capolavori. Se l’economia del Mezzogiorno va così male, voi che dite?, forse le banche ne soffrono ed è, per questo, che mi sento di lodare Alessandra Perrazzelli, vice direttore generale della Banca d’Italia, per il coraggio con cui ha detto in Parlamento come stanno le cose e, ancora di più, per avere individuato nel passaggio cruciale della trasformazione in Spa della Popolare di Bari e nella celerità dei tempi per coinvolgere più soggetti possibili, l’unica concreta possibilità di dare a un’economia in forte difficoltà uno strumento sempre più competitivo e appetibile. Il resto è demagogia.

D’altro canto viviamo in un Paese dove ti dicono come se nulla fosse che 50/60 parlamentari grillini stanno per passare con il centrodestra e sono pronti a fare di tutto perché Mattarella verifichi in Parlamento se c’è una nuova maggioranza di governo. Sono scene, lo ripetiamo in solitudine da settimane, che ricalcano un copione da deriva greca. Lo sforzo fatto per collezionare brutte figure in politica estera lo si concentri per affrontare il problema sistemico italiano che è il suo Mezzogiorno restituendo ciò che è stato indebitamente sottratto. Si è grandi fuori se lo si è prima in casa. Altrimenti si fa la figura dei velleitari se non proprio dei dilettanti.

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