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Il ministro Roberto Gualtieri

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I grandi investitori internazionali vogliono vedere quanti soldi certi compensativi siamo capaci di trasferire alle imprese, come incentiviamo i consumi, che disegno industriale abbiamo per il Paese. Non li calcoliamo proprio. Rispondiamo producendo norme, inventando la Zecca delle complicazioni e fabbricando marchette a getto continuo

Ci deve essere un cestino vicino alla scrivania del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, dove tutti passano e buttano le loro carte arrotolate. Poi un segretario zelante le srotola una a una e le mette in bella evidenza sul tavolo da lavoro del ministro. Che deve solo copiare e mettere in bella copia. Passano Fraccaro, la Castelli. Fa un giro Renzi. Ha sempre qualcosa da aggiungere Di Maio. Il ministro dell’ambiente Costa. Se si tratta della Lega, sottobanco, sono in tre. Una volta Giorgetti. Una volta Salvini. Una volta Zaia. Patuanelli ha una lista sempre lunga, ma è garbato nei modi. La De Micheli ha molte pratiche da spicciare. I più timidi sono Zingaretti e D’Alema. Ognuno comunque fa il suo perché tutti hanno campo libero.

Qualcuno di questi passanti più o meno illustri si è voluto distinguere. Ha consegnato a mano l’elenco dei consiglieri di amministrazione del Monte dei Paschi e se ne è andato quando ha avuto assicurazioni che, escluso il capo azienda dove la legge è tassativa e tranne uno uscente confermato, tutti i nuovi restanti 11 consiglieri di nomina del Tesoro non avessero mai lavorato nemmeno un’ora nel board di una banca, nemmeno di una Popolare o di una banca di credito cooperativo. Forse non sono mai nemmeno entrati in una filiale, ma dovranno scrivere e rinegoziare in toto il piano industriale della banca con la Commissione Europea. Roba da far tremare vene e polsi a chi ha le mani in pasta in Italia e fuori su temi così delicati da una vita. Noi abbiamo deciso di affidarci a un plotone di neofiti di gestione bancaria. Sa, ministro Gualtieri, che cosa avrebbero fatto Ciampi e Tremonti, al posto suo? La carta gliela avrebbero rifilata in gola al passante più o meno illustre perché i curriculum e il merito devono valere sempre, ma sono un imperativo assoluto quando si tratta di cose difficili. Prendiamo atto che non è così.

Tutto il mondo pensa a dare soldi veri e subito a chi ha bisogno? Noi siamo più furbi degli altri, noi approfittiamo del Coronavirus per smarchettare alla grande su una superficie di 464 pagine e 256 articoli. Questo misura il testo in entrata, aspettiamo ancora quello finale. Vuoi cambiare la bicicletta o il monopattino? Accomodati. Assumiamo professori. Assumiamo ovunque. Rifacciamo gli edifici scolastici, macché! Preferiamo gli ecobonus, anche dove non servono, agli incentivi alla rottamazione, dovessimo magari pensare a tirare su i consumi! Non ci bastano la Sace e i suoi disastri, siamo sempre più bizantini. Un po’ di Invitalia qui, un po’ di Cdp là. “C’è la quadra politica” dice il consigliere fidato. “Scriviamo le norme” dice il direttore Rivera. Fare qualcosa di vero non i giochetti del tax credit e i famosi crediti di imposta su una base imponibile che non ci sarà mai, per il turismo no, vero?

Per carità, volessimo occuparci per una volta di tutti quei soggetti economici a cui noi abbiamo chiuso le attività e a cui dovremmo risarcire i danni. Qualcosa che vale il 13/15% del Pil tra diretto e indiretto che sarà mai! Non arriva un euro spaccato, ma che ci importa! Vogliamo occuparci dei sindaci che sono al collasso perché sono spariti i tributi locali? L’importante sono gli stipendi pubblici, che di questo passo, nessuno potrà più pagare, ma fa niente.

L’importante sono le nomine. Queste le abbiamo fatte velocemente e i capi bastone sono tutti contenti! Succede in Italia. Il banchiere vede che la liquidità sui conti correnti delle imprese è solo al Nord e si inventa il bazooka del mega prestito alla Fca, di diritto olandese, per fare arrivare il fondo perduto al concessionario di Vibo Valentia e all’intera filiera dell’automotive che altrimenti rimarrebbe a secco. Vi rendete conto a che punto di astrusa complicazione siamo arrivati in questo Paese? Siccome il bazooka dello Stato, quello dei 400 miliardi di balle chiamate garanzie e di qualche milioncino di liquidità effettiva, non esiste, non funziona, non esce nulla, allora non è che diciamo abbiamo sbagliato e mandiamo i bonifici, ma facciamo un giro in Olanda per scoprire e assistere la filiera italiana e continuiamo nelle pratiche di una volta che significano tutto alle grandi aziende (anche quando pagano le tasse all’estero) e zero spaccato alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno che hanno sempre una segnalazione alla centrale rischi che le fa fuori da tutto. Basta ipocrisie! Basta prendere in giro!

I grandi investitori internazionali, i BlackRock, i Pimco, vogliono vedere quanti soldi certi compensativi siamo capaci di trasferire alle imprese, come incentiviamo i consumi. Vogliono che lo Stato intervenga per mobilitare investimenti pubblici, che si semplifichi la pubblica amministrazione, che si cambino le regole asciugandole al massimo e che si prenda l’impegno di non cambiarle più. Vogliono capire che cosa ci facciamo con i tre miliardi all’Alitalia, qual è il progetto di impresa, che disegno industriale abbiamo per il Paese intero. E noi che facciamo? Non li calcoliamo proprio. Rispondiamo producendo norme, ci inventiamo la zecca delle complicazioni, fabbrichiamo marchette a getto continuo, non diciamo no a nessuno, rinunciamo a ogni forma anche minima di regia della politica economica. A questo punto, parliamoci chiaro: voi potete fare tutto questo perché la Banca d’Italia, con i soldi della Bce, compra i titoli sovrani come non ha mai fatto prima, ma la Banca Centrale Europea non può stampare moneta perché la sua moneta è una moneta per tutti non per finanziare un singolo paese. Vi siete resi conto o no che è già difficile tenere i 100 e passa punti di differenziale che abbiamo addirittura con spagnoli e portoghesi, la metà di questo differenziale è legato alla paura che arrivi un governo sovranista – il solito problema politico italiano – ma il resto è tutto legato al vostro guazzabuglio. Quello per cui nemmeno il Coronavirus vi sta consentendo di smontare il mostro burocrazia e dovete inventarvi i conti dedicati, i prestiti di filiera, impalcature su impalcature, dalla Sace a Invitalia, senza una squadra compatta fatta di pochi uomini di impresa con una visione industriale e una capacità di incidere in profondità, di proteggere l’economia oggi e di costruire il futuro domani. Senza dimostrare la capacità di fare le cose.

Non vorremmo guastarvi la giornata: il BTP Italia è andato molto bene ma vale tre miliardi e voi di titoli dovete collocarne per 500 e passa di miliardi. Siete a 240 di spread perché qualcuno compra per voi. Per farlo scendere da solo gli investitori vogliono vedere un governo capace di dare soldi veri alla sua economia, di fare debito e spendere alla grande e bene, non di fare marchette e riempirsi la bocca con garanzie e amenità varie. Se ci svegliamo una mattina e da 240 siamo balzati a 300 di spread, che cosa succede? Prendiamoci di corsa il prestito del Mes senza condizionalità e mandiamo a casa i damerini della Sace. È un mese che dalla Fca-Psa chiedono soldi, dicono: chi mi dà i soldi? Viene da dire: fatteli dare dagli olandesi invece no li vogliono in Italia, hanno in mano il “ricatto occupazionale” e influenzano chi deve decidere: se dici no chiudiamo la fabbrica lì, non distribuiamo auto là. Siccome chi potrebbe sollevare il problema politico è Gualtieri, e sotto Rivera che dovrebbe vederci perlomeno chiaro sui vincoli di contratto in Italia, allora siamo tranquilli che l’alleanza franco-italiana farà come meglio crede. Dopo avere così bene smarchettato a 360 gradi e avendo lasciato a secco il cavallo che tira da sempre la malandata economia italiana, tra due anni le famose garanzie reali scatteranno per davvero e avremo il problema di recuperare le risorse pubbliche per finanziare altro debito pubblico avendo sotto una economia ancora più debole. Questo balletto europeo del Recovery fund è sempre uguale. Abbiamo sempre contro gli olandesi, gli austriaci, e così via. Sono contro gli italiani, i francesi e anche tedeschi. Ieri Merkel e Macron hanno messo un punto fermo: partiamo da 500 miliardi. Che cosa ci immaginiamo per il futuro? Che quando ci saranno problemi per le banche e i fondi pensione olandesi, allora noi diciamo che non cacciamo nemmeno un centesimo e che l’Europa deve fare altrettanto? Sì possiamo immaginarlo, anche perché sarebbe profondamente giusto, ma prima lì dovremo arrivarci vivi, con un’economia in piedi, con una macchina statale e regionale smontata e ricostruita, con una capacità (reale) di fare investimenti e di aprire cantieri. Non vi bastano i 1000 miliardi di Fondo Recovery (per ora sono 500), ne servono 1500, certo, perché non 2000? Il punto è che i 200 e passa miliardi che in questo caso presterebbero all’Italia noi non saremmo in grado di spenderli se non cambiamo in fretta le regole, al massimo ci fermiamo a 30/40 miliardi ovviamente tutti al Nord e qualche briciola ben comunicata al Sud. Ministro Gualtieri lei sta scherzando con il fuoco. Deve fare un falò di quasi tutto quello che ha fatto finora e ricominciare con una testa nuova. Non è che non avete fatto niente, cosa grave. Il punto è che peggiorate la situazione senza nemmeno accorgervene. Ci mancavano solo Colao e la sua tribù di esperti globali chiamati per misurare le distanze dentro un bar o in una barberia che di sicuro non sono il loro forte.

Ci mancava pure Colao che prende cappello contro Conte. Poveri noi!

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