Gianluigi Paragone

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Su di un comune vocabolario, per spiegare il sostantivo maschile paragone, troviamo queste parole: ‘’comparazione fra due o più entità per definirne somiglianze e differenze’’. Se poi ci interessano i sinonimi possiamo servirci di: confronto, equiparazione, parallelismo, parallelo, raffronto. Ecco spiegato perché Gianluigi Paragone rientra nei casi di ‘’omen nomen’’.

Il senatore già pentastellato (ora espulso dal movimento nonostante la solidarietà di Alessandro Di Battista e di Vittorio Sgarbi, una solidarietà di cui si dovrebbe fare volentieri a meno), supererebbe di slancio ogni paragone. E’ il migliore dei peggiori. Nessuno è antisovranista come lui; nessuno può vantarsi di un populismo tanto radicale; nessuno detesta l’Unione europea al suo livello; nessuno è più antisistema dell’ex conduttore televisivo, il quale, tra gli altri meriti, tentò di incrementare – via etere – un’ondata travolgente di antipolitica; ma non gli riuscì più di tanto perché i suoi programmi (accuratamente lottizzati) divenivano regolarmente vittime dello zapping.

Anche nel populismo, infatti, non guasterebbe un grammo di logica e di conoscenza dei problemi. Nessuno può essere paragonato a Paragone (il bisticcio di parole era inevitabile) sul piano della coerenza (tanto da aver litigato con quasi tutti i direttori con cui ha lavorato nei giornali e in tv). Oggi è un saldo difensore di un programma politico messo nel cassetto.

La maggior parte dei ‘’grillini’’ (anche senza ammetterlo) si sono accorti di aver detto e scritto, per anni, delle stupidaggini che, adesso, tentano di avvolgere in una nube di oblio. Paragone no.

Lui non arretra di un passo, al pari di quei generali dell’Armata rossa che, durate le Grandi Purghe, attendevano la raffica dei plotoni d’esecuzione inneggiando al compagno Stalin. La sua – contro l’establishment pentastellato – somiglia ad una guerra di religione, combattuta declamando quei ‘’versetti satanici’’ scolpiti nel programma elettorale e nel contratto di governo. La sua incompetenza è compensata (almeno Paragone ne è convinto) con un spregiudicatezza non comune, in forza della quale non esistono verità o menzogne, notizie corrette o strafalcioni; esiste solo ciò che serve alla causa, anche a costo di provocare dei danni irreparabili al Paese.

Si parva licet, la linea di condotta del nostro ricorda quanto disse, tanti decenni or sono, un grande leader comunista; e cioè che tra la verità e la rivoluzione lui sceglieva la rivoluzione.

Come saggista, Gianluigi Paragone non è da meno: con Francesco Borgonovo (un allievo ben promettente) ha scritto nel 2009: L’invasione. Come gli stranieri ci stanno conquistando e noi ci arrendiamo’’ (Aliberti).

Poi si è dedicato ad un tema che gli rinfocola il sacro furore contro i poteri forti (un primato che gli è conteso tuttavia da Elio Lannutti): ‘’GangBank. Il perverso intreccio tra politica e finanza che ci frega il portafoglio e la vita, (Piemme, 2017).

L’anno dopo è venuto il momento di passare all’azione con: ‘’Noi no! Viaggio nell’Italia ribelle, (Piemme, 2018), Infine, allo scopo di aggiungere titoli alla speranza di poter presiedere la Commissione d’inchiesta sulle banche, ecco: “La vita a rate. Il grande inganno della modernità: soldi in prestito in cambio dei diritti., (Piemme, 2019).

Con un curriculum siffatto (benché ex leghista) Paragone si aspettava dal movimento una maggiore considerazione (a che pro, se per lui il M5S rappresenta ‘’il Nulla’’?).

Si trova, invece, fuori a battere i denti per il freddo. E non si dà pace per lo sgarbo subìto.

Nel video che accompagna il post della maledizione, Paragone punta il dito contro una “volontà politica di espellere qualcuno perché è un rompicoglioni, perché è qualcuno che ti sta obbligando a prendere coscienza del fatto che le battaglie radicali, identitarie, antisistema del Movimento Cinque Stelle non sono combattute con quella forza.

Ecco qual è la mia unica colpa, e quindi sono stato sbattuto fuori da questo nulla, il nulla di queste persone che si arrogano il diritto di prescindere dalla correttezza delle norme”.

Ma il bello deve ancora venire. Su Facebook esplode l’Io già surriscaldato del senatore: “Paragone deve essere buttato fuori perché è uno strano Savonarola, uno strano predicatore che ci costringe a guardarci allo specchio. Bene, questo Paragone si appellerà all’ingiustizia arbitraria dei probiviri del nulla, guidati da qualcun altro che è il nulla, e si arroga il diritto di espellermi. Ma io farò ricorso e se mi gira mi rivolgerò anche alla giustizia ordinaria per far capire l’arbitrarietà delle regole”.

Segnaliamo la cosa a Checco Zalone. Non occorre molto per divertire il pubblico: è sufficiente mostrare il video di un Paragone imparagonabile, magari facendo il verso ad Omero: ‘’Narrami, o diva, del pelato Paragone l’ira funesta che infiniti addusse lutti ai grillini’’.

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