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Trebisacce, Amendolara e Rocca Imperiale ricorrono al Tar contro i nuovi criteri dei comuni montani: a rischio agevolazioni per metà dei comuni calabresi.
Tre comuni calabresi – Trebisacce, Amendolara e Rocca Imperiale – hanno deciso di presentare ricorso al TAR del Lazio contro i nuovi criteri governativi per la classificazione dei Comuni montani. Ne dà notizia LASDA (Laboratorio di Studi di Diritto Amministrativo) in un comunicato, dal quale si apprende che i Comuni si sono rivolti all’avvocato amministrativista del Foro di Cosenza Dario Sammarro. «La delibera del Consiglio dei ministri del 18 febbraio 2026 – secondo la nota di LASDA– restringe i criteri e declassa molti Comuni, soprattutto in Calabria».
La conseguenza diretta di questo declassamento comporta «la perdita dell’accesso a importanti agevolazioni normative, fiscali e finanziarie: strumenti essenziali per sostenere i servizi pubblici locali, le imprese, le famiglie e, più in generale, l’economia dei territori interessati. Si tratta di un duro colpo per la Calabria – continua la nota – una regione che, per conformazione geografica, è storicamente caratterizzata dalla presenza di numerosi centri montani e aree interne. Secondo le prime valutazioni, circa la metà degli attuali Comuni montani calabresi verrebbe declassata. A subire gli effetti più rilevanti sarebbe soprattutto l’Alto Ionio cosentino, area da sempre composta da piccoli centri collocati nell’entroterra, dove oltre la metà dei Comuni oggi classificati come montani rischierebbe di perdere tale status».
COMUNI MONTANI: GLI OBIETTIVI DELLA BATTAGLIA LEGALE E IL CONFRONTO CON IL GOVERNO
Il ricorso punta a ottenere due risultati. Il primo, più immediato, è bloccare o far annullare il declassamento dei Comuni ricorrenti, così da evitare la perdita dello status di Comune montano, con i sopracitati benefici. Il secondo, più ampio, è costringere il Governo a rivedere i criteri di classificazione, ritenuti troppo rigidi e penalizzanti. A riguardo la nota di LASDA afferma che l’obiettivo «è spingere il Governo a sedersi di nuovo al tavolo».
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